Coppi più che mai vivo

Il Saggiatore ci ripropone l’unico libro di Mario Fossati, giornalista che non si riconosceva scrittore – mentre lo era, e sopraffino – nel racconto del Tour del ’52, vinto dal Campionissimo (e da Binda)

Subito un plauso, di gratitudine. Va rivolto alla casa editrice il Saggiatore che a distanza di 37 anni dalla sua prima apparizione ha deciso di acquisire i diritti di un volume prezioso, da tempo fuori catalogo (di altro editore) e di riproporlo in una veste ben più degna, senza gli innumerevoli refusi che macchiavano quell’edizione e che nessuna ristampa – semplicemente perché non ve ne furono – ha potuto emendare. Aggiungete una serie di bellissime immagini del Campionissimo nel contesto dei due Tour vinti, 1949 e 1952, messe graziosamente a disposizione da Vito Liverani – l’Omega delle fotografie quando l’Alfa andava letta come Olympia – ed ecco un libro che risorge a nuova vita per chi non non ne sapeva e ora può scoprire Mario Fossati, autore del volume su Coppi impegnato al Tour de France 1952.

Libro unico in ogni senso, perché Mario Fossati non ne ha scritti altri e perché è raro il caso di un giornalista in cui stile di scrittura e stile di vita si confondono, sono un tutt’uno. Sobrietà, rigore, asciuttezza i tratti caratteristici di Fossati. Mai un’espressione ad effetto, mai un luogo comune, mai la rinuncia alla sintesi. E ovviamente una scarsa considerazione per i coloristi, quei colleghi inutilmente immaginifici che Gianni Brera chiamava “le modiste”. Sempre giornalista e mai narratore, a suo dire. Così si schermiva Fossati quando gli chiedevano di capitalizzare il suo talento.

Ci riuscì soltanto Sergio Neri che lo convinse, sul finire del 1976, a riprendere in mano i taccuini del Tour del 1952, la memoria che non può perdersi, è su carta, per farne un libro. In realtà ne sorti un affresco, su Coppi e su Binda, allora commissario tecnico degli azzurri (il Tour prevedeva le squadre nazionali), ma guai a dirlo a Fossati, vi avrebbe folgorato con uno sguardo, inevitabile la sua reprimenda.

Per dirvi chi era Mario Fossati, per chi scrive un fratello maggiore, ecco la sua definizione di carriera, quando gliela chiese una collega della Rai che stava svolgendo un’inchiesta, sulla carriera appunto: “Semplice: prima era un giovane giornalista, oggi sono un vecchio giornalista”.

Mario ci ha lasciati, a 91 anni compiuti, il 2 dicembre dell’anno scorso. Ma lui e Coppi sono ben vivi nelle pagine di un libro così rintracciabile:

Coppi – Alpe d’Huez, Galibier, Pirenei. Il Campionissimo verso la gloria nel Tour del ’52, di Mario Fossati – il Saggiatore, 142 pagine, 14 euro

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Dalla quarta di copertina

“Per la sparata aveva scelto i tornante più dolce: là dove Robic contava di poter aprire un poco il fiato. Il bretone Robic tento una reazione: il suo volto si torse in un’orribile maschera. Lo sforzo lo aveva scavato. Robic sentiva le farfalle nello stomaco. Coppi era bellissimo”.

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