Neymar per salvare la patria auriverde

Un Paese intero, il Brasile, si affida al suo fuoriclasse per andare oltre l’ostacolo Colombia, ma ci sono dubbi sulla sua condizione fisica, perché gli avversari non gli hanno risparmiato le … cortesie

Il calcio è uno sport in cui scendono in campo undici giocatori. Il Brasile agli ordini del Commissario Tecnico “Felipao” Scolari a questi Mondiali gioca in undici, ma con uno solo in grado di fare la differenza. L’uomo in più è Neymar da Silva Santos Júnior, più semplicemente Neymar. L’attaccante classe 1992 è l’arma in più della compagine verdeoro che cerca il sesto titolo mondiale, al “Maracana”, il prossimo 13 luglio. Sul giocatore sono puntati gli occhi di tutti visto che indossa, ad appena 22 anni, una maglia numero 10, che hanno indossato Pelè, Rivelino, Zico, Rivaldo e Ronaldinho, gente che ha fatto la storia del calcio auriverde.

E il giovane Neymar non sembra intimidito dal peso della maglia e dal paragone, con Pelè di cui molti lo considerano l’erede. Può una Nazionale che non ha mai saltato un Mondiale e che ha alzato al cielo cinque coppe del Mondo puntare tutto su un ragazzino di 22 anni? Certo che può anche perché i numeri sono dalla sua parte: in 53 presenze ha realizzato 35 reti, dato che lo pone sin qui al sesto posto nella classifica dei marcatori brasiliani di ogni tempo. Una media di una rete ogni 135′, in appena quattro anni, in proporzione meglio del tre volte campione del mondo Edson Arantes di Nascimento, in breve Pelè.

Talento puro e cristallino, Neymar ha già realizzato quattro reti e risulta essere il più importante giocatore di tutta la rosa di Scolari, per la prima volta da Italia ’90 non proprio all’altezza della situazione. Non è ancora il leader incontrastato della squadra (Thiago Silva e Julio Cesar sono ancora lontani anni luce per lui), ma sta studiando per diventarlo. Ovviamente Neymar è considerato il nuovo messia del calcio brasiliano, nonché una “gallina dalle uova d’oro” per il marketing e il merchandising, ma è anche il nemico numero uno di qualsiasi difensore, tanto che riceve ogni partita una moltitudine di falli. Lo dicono cascatore, ma un attaccante degno di questo nome è anche un mix di furbizia, astuzia e anche di follia.

Venerdì alle 22 ore italiane Neymar dovrebbe partire titolare a Fortaleza, anche se forse non sarà al top della condizione, visto che è uscito malconcio dal match contro il Cile, ma stringerà i denti e scenderà in campo per tre buoni motivi: portare il Brasile a giocare la finale a Rio; vincere la classifica marcatori; vincere la nuova sfida con il talento della Colombia, James Rodriguez, capocannoniere della manifestazione. La mancanza di Neymar metterebbe nei guai il Brasile che si accorge di essere (stranamente) debole in avanti: Fred, Hulk e Jo stanno deludendo mentre dalla “cintola in giù” è un Brasile molto forte, paradossalmente.

Peccato che un giocatore come Neymar non si vedrà mai giocare in Italia. A noi non rimane che sognare e prendere Neymar o a “FIFA” o a “PES”, magari facendo vincere lo scudetto ad una provinciale. Sognare, si sa, non costa nulla. E magari il 13 luglio, al “Maracana” una finale Neymar-Messi farebbe molto bene al calcio. Certamente non alle coronarie.

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