Al Vigorelli si pedala di fantasia

Concorsi bloccati, ricorsi tra istituzioni, scarsa chiarezza nella gestione dei fondi. Molto non torna nella vicenda del Velodromo, di cui nessuno parla più e che il Comune di Milano cerca di concludere

Per chi non ne sapesse, il Velodromo del 1935, intestato a un Assessore dello sport dell’epoca, Giuseppe Vigorelli, versa da tanto tempo in uno stato di abbandono. Interessato dall’urbanizzazione di Citylifearea Ex Fiera di Milano – due anni fa un concorso internazionale lo ha messo in vetrina. Capitale da investire, oltre 18 milioni di euro. Il concorso ha un’eco straordinaria, perché deve trasformare la pista magica – in cui Coppi fece il record dell’ora durante la guerra, cantarono i Beatles, Maspes e Gaiardoni esaltarono gli appassionati dello sprint con uso di surplace – in un palazzetto moderno aperto a ogni genere di attività sportiva. Perché adesso, purtroppo, le misure della pista sono superiori agli standard olimpici e il campo è troppo piccolo – ad esempio – per giocarci uno sport in grande crescita come il rugby, affamato di strutture per il moltiplicarsi dei praticanti.

I progetti in concorso sono 100, molti dei quali ben fatti, cui partecipano – a titolo gratuito – oltre 2000 persone. Ci sono tutti i grandi studi e le firme del mondo dell’architettura. Da subito si intuiscono due correnti: chi manterrà la pista storica di 400 metri e chi propenderà per una soluzione “smontabile” da 250, affinché sia ridotta la capienza a beneficio dell’area di gioco. A vincere, nell’aprile del 2013 è il progetto di Vittorio Grassi, milanese e discepolo di Renzo Piano. Per la parte sportiva Grassi si avvale della consulenza di Populous, studio londinese autore dell’Aviva Stadium di Dublino (dove è arrivato il Giro d’Italia a inizio maggio) e dello Stadio Olimpico di Londra 2012. E la pista? Si conserverà solo un pezzo di quella originale e, in caso di manifestazioni, si monterà secondo necessità contingenti.

 

Iniziano i problemi

La parte avversa non ci sta: già durante la premiazione scattano le prime proteste e le minacce di ricorsi al Tar che, de facto, bloccano l’erogazione del premio e del rimborso spese al progetto vincente. Non solo: nasce un Comitato Amici del Vigorelli, per la salvaguardia della struttura, a cura delle associazioni di biciclette del territorio. A loro volta, promettono battaglia. Non al Tar ma in altre sedi. Le sedi sono il Ministero dei Beni Culturali, presieduto – adesso vien da dire ad interim – da Massimo Bray, ministro del Governo Letta. Effettivamente l’età della struttura permette il vincolo architettonico e così, con un’attività di lobbing del tutto lecita, otto mesi fa si blocca di nuovo tutto: la pista non si tocca. Dopo questa notizia, cui il Comune di Milano non può che assoggettarsi, la giunta propende per il ricorso al Tar contro il vincolo architettonico. Istituzioni contro istituzioni.

Tutto si ferma, compresi i 18 milioni che, per fortuna, non fanno parte di Finanziarie governative ma di oneri urbanistici, quindi possono essere convertiti in altro, senza pericolose scadenze. I mesi passano e nessuno prende in mano la questione finché, qualche settimana fa, si riuniscono a un tavolo Soprintendenza milanese e lombarda (con Alberto Artioli e Caterina Bon Valsassina), la vicesindaco Lucia De Cesaris (con delega all’Urbanistica) e Chiara Bisconti assessora allo sport. Dicono tutti “sì”. A cosa? A un restyling conservativo della struttura, del costo indicativo di 5 milioni di euro. Con cui si comprerà uno strato protettivo, di un legno meno costoso, per la pista del Vigorelli e si rifarà il maquillage a tetto e parti comuni, come palestre coperte e altro. Il resto? Si parla di interventi urbanistici generici in zona 8, come scuole e strade.

 

Qualcosa non torna

- La giunta continua ad avere un contenzioso aperto al Tar contro la decisione del Ministero, ovvero con la stessa Soprintendenza con cui ha raggiunto un accordo. Interpellati sull’argomento, ecco la risposta: «La Giunta ha impugnato il vincolo perché non ritiene ne sussistano le condizioni. Ciò nondimeno il Vigorelli ha necessità di un intervento di restyling che non può ulteriormente aspettare. Se in futuro l’Amministrazione comunale dovesse avere ragione sul vincolo, questo potrebbe consentire interventi di restyling più incisivi. Posto che i tempi per la chiusura del contenzioso possono essere molto lunghi, un percorso non è in contraddizione con l’altro».

E se dovesse accadere, i 13 milioni spesi nel quartiere, chi li tirerà fuori? Non certo Citylife.

- Il vincitore del concorso, Vittorio Grassi, è tentato da un’azione legale, soprattutto alla luce dell’atteggiamento del Comune: «Vi sembra normale che abbia saputo tutto tramite i giornali? L’unica comunicazione ufficiale è arrivata un paio di mesi fa, via lettera. Mi si diceva del progetto bloccato. Mai una telefonata, una rassicurazione. E nessun cenno, giusto per dire, al premio e al rimborso spese. In tanti hanno lavorato al progetto».

In realtà su Repubblica, sempre nelle scorse settimane, si è accennato a una “penale da versare al vincitore del concorso” ma non si sa nulla in merito. Anzi, interpellato su questo punto il Comune ha genericamente risposto che “il bando non rendeva obbligatoria l’aggiudicazione”. Quindi? In Italia, a Milano, si può vincere un concorso ma non è detto che si riceva la commessa?

 

Le varie versioni

Assessorato Sport e Urbanistica

Il giocattolo sembrava saldamente in mano alla giunta, capeggiata dall’assessora allo Sport Chiara Bisconti: il progetto vincente non accontentava tutti, la pista veniva sacrificata, ma era economicamente sostenibile (almeno sulla carta). Svanito il sogno, ora si parla di gestione affidata a Milanosport, affiancata “da un controllo pubblico-privato aperto a società sportive e operatori professionali”. Un po’ nebuloso, conoscendo i problemi economici e di gestione della stessa controllata del Comune. Alle nostre perplessità l’assessorato ha risposto: «La soluzione che si profila è che per ogni “pezzo” ci sia un co-gestore (affittuario). È una formula nuova tutta da discutere. In teoria potrebbe nascere un “consorzio” di diversi soggetti dove ognuno fa il suo e tutti concorrono al progetto del “nuovo” Vigorelli”». Un esperimento. E come cavia si sceglie un velodromo che versa in stato di abbandono da quasi tre lustri proprio perché carente dal punto di vista gestionale?

Architetto Grassi

Nonostante il Comune dichiari «abbiamo più volte incontrato l’architetto Grassi e gli abbiamo spiegato le nostre ragioni, affiancandolo fin dove era possibile», Vittorio Grassi non siede al tavolo con rappresentanti comunali da oltre 8 mesi, non sa cosa dire ai soci inglesi che l’hanno aiutato ma è sicuro di una cosa: «Non parteciperò mai più a un concorso nella mia città. Non è pensabile essere trattati in questo modo. Vorrei sapere cosa ne pensa l’Ordine di questo pastrocchio». Appunto.

Ordine degli Architetti di Milano

Abbiamo interpellato sull’argomento l’attuale Presidente, Valeria Bottelli. Purtroppo il predecessore, in carica al tempo del bando, Daniela Volpe, non ha voluto rispondere. La Bottelli è molto disponibile ma, prima di tutto, afferma che «l’Ordine non nasce in difesa degli iscritti ma dei fruitori dell’architettura. Quindi dei cittadini. Lungi da noi fare una battaglia per difendere la lesa maestà degli architetti».

Ma il flop del concorso è sotto gli occhi di tutti: «Effettivamente cose del genere non capitano spesso, non solo a Milano, in generale in Italia. Ma il caso Vigorelli ha finalmente convinto il Comune a creare un bando-standard». Perché prima come si procedeva? «Come Ordine avevamo collaborato alla stesura del Bando Vigorelli ma tra le due fasi, quella aperta e chiusa, il Comune ha apportato qualche modifica, rendendo il bando più fragile e aperto a interpretazioni, tra cui il vincolo». Ah.

 

Nasce Concorrimi.it

Dopo il “pastrocchio” del Velodromo in Comune si decide di fare sul serio e di creare un bando condiviso con Ordine degli Architetti e degli Ingegneri. Primo progetto il Centro civico dell’infanzia. Dopo questa esperienza i due ordini danno vita a una piattaforma informatica per i bandi, per creare uno standard di concorso come in Svizzera. Primo cliente? Il Comune di Milano.

Durante la presentazione di www.concorsocentrocivico.concorrimi.it, la vicesindaco con delega all’urbanistica Ada Lucia De Cesaris non risparmia elogi: «Concorrimi.it è un importante passo verso la digitalizzazione e semplificazione dei concorsi di progettazioni. Abbattendo i costi per l’amministrazione e gli errori procedurali». La nuova formula, oltre a garantire l’anonimato che questi concorsi necessitano e una coerenza procedurale di tutte le parti in causa, porta obbligatoriamente all’incarico il vincitore da un lato e garantisce un rimborso agli altri partecipanti della seconda fase del concorso dall’altro. Ma non si potrebbe chiudere la pratica con Grassi, anche solo per far bella figura e rilanciare la questione sui media?

 

Comitato Vigorelli unico vincitore?

I ragazzi che lo compongono sono felicissimi degli sviluppi dell’intera faccenda. In fondo, Davide ha battuto Golia. E la pista da 400 metri è sede, tuttora, di Sei Giorni in Italia e nel mondo, quindi val la pena mantenerla in vita. Ammettono però di non essere organizzati e in grado di far funzionare un velodromo. Il Comitato è composto da gente che lavora, studia, orfana di una Federazione ciclismo il cui Presidente, Renato Di Rocco, si è sempre poco espresso sull’argomento velodromo. E se il dialogo con lo Sport e Chiara Bisconti è sempre stato ottimo, non si può dire di quello con la De Cesaris. Già sul legno c’è chi mugugna: c’è confronto sui grandi temi, meno su come vanno investiti i soldi. Infatti se il Comune afferma di voler «aprire alle associazioni e organizzazioni di ciclisti per responsabilizzarli», nessuno ha ancora spiegato chi ha fornito la consulenza e garantisce sulla soluzione della copertura del legno. E, soprattutto, se veramente si vuol far rinascere un velodromo partendo dal ciclismo, come si fa a pianificare l’intervento alla pista nell’ultimo anno dei lavori, ovvero nel 2016?

Quello che è certo, a sentire il Comune, è che l’intervento di restyling «sarà realizzato dall’operatore Citylife sotto il controllo del Comune, lato Urbanistica e Sport». Alle richieste di chiarimento sul legno, ad evitare che l’intervento di copertura sia dannoso o poco utile per l’attività agonistica, è stato risposto che «sarà realizzato nel rispetto di quanto chiesto dalla Soprintendenza. Per l’utilizzo ai fini sportivi auspichiamo di ottenere in futuro alcune deroghe». Risposte vaghe.

In estate dovrebbero partire i primi lavori al tetto, poi si vedrà. Si giocheranno i soliti dieci incontri l’anno di football americano? Forse. Il rugby, quello di base, sembra allontanarsi, perché il fondo è duro e per i bambini non è il massimo: meglio l’Arena. Il Comitato sicuramente organizzerà qualcosa, ma più facilmente “salamellate” piuttosto di eventi a “scatto fisso”, essendo la pista inagibile. Alcuni sognano l’arrivo del Giro d’Italia 2015, per riportare in voga una tradizione del passato. La verità è che si naviga, anzi si pedala, a vista. Povero “Vigo”.

Leggi anche:

In una sola parola – Soddisfazioni
Disavventure in bici a Milano
Giro vivo, anzi Pozzovivo
PDF24    Invia l'articolo in formato PDF   
Commenta: