11 momenti di grande calcio

Vi raccontiamo la genesi di una mostra fotografica, una rassegna di istantanee dedicate alla Coppa del Mondo voluta da Sisal.it a Milano sul Naviglio Grande, in occasione della kermesse “Diretta Mondiale”

Una volta avuto l’incarico di preparare una mostra fotografica sui Mondiali di calcio in concomitanza con “Diretta Mondiale”, la kermesse voluta da Sisal.it a corredo del grande appuntamento brasiliano nella cornice del Naviglio Grande, mi aspettavo solo soddisfazioni: finalmente un bel lavoro, facile e veloce, per il quale selezionare le immagini più opportune, organizzare le didascalie e il gioco è fatto. Semplice, a prima vista.

Cammin facendo, la scelta si è complicata, in primo luogo per lo spazio, limitato: le foto sono undici, espressione di una squadra di calcio. Senza nessun panchinaro. Raccontare la storia del Mondiali di calcio in undici immagini è molto complicato. L’amico Meda diventa meno amico, con i suoi “ricordati gli arbitri” e “questo non può mancare” e quello “è fondamentale”. Finisce che litighi anche con te stesso, perché i Mondiali sono un evento monstre di cui molti sanno e s’interessano. Le scelte, ancorché limitate a due persone, non azzerano le discussioni. Diciamo che le limitano, se non ci sono impuntature.

La mostra trova i suoi presupposti partendo dai grandi calciatori, dai loro gesti atletici. Poi contano le espressioni, la gioia o il disappunto che fissano “Istanti mondiali” (la rassegna così si chiama) nella memoria di ciascuno. Qualsiasi nostra scelta, di Meda e mia, è opinabile perché chiunque si avvicini al calcio dei Mondiali ha nella retina e ancor di più nel cuore istanti mondiali tutti suoi, cui è molto affezionato. Ci auguriamo che la maggior parte dei visitatori condivida le nostre scelte e che qualcuno le apprezzi. Qualcuno, ne siamo certi, se me lamenterà, speriamo con toni civili.

Non vi anticipiamo nulla perché questo accenno a “Istanti mondiali” è solo un invito a visitare la mostra sul Naviglio vivendo le emozioni che ha suscitato in noi, ma qui possiamo ricordare alcune tonalità fondamentali. La prima si lega alla memoria sportiva (difficilmente separabile dalla Storia): proprio in questi giorni si ricorda la prima vittoria italiana nella Coppa Rimet. Sono trascorsi ottant’anni tondi tondi da quel successo azzurro molto discusso. Poi, ad avvalorare quel primo successo così chiacchierato, è venuto, quattro anni dopo, il secondo titolo mondiale in Francia, suffragato dalla vittoria olimpica della nostra Nazionale nel 1936.

Il mattatore di quei successi è stato Giuseppe Meazza (cui hanno dedicato lo stadio milanese) per molti il più grande giocatore italiano che abbia calcato i campi di calcio:  era un grandissimo talento, fuori dal campo uno sciupafemmine, uno che amava circolare con auto potenti e dormiva sino a tardi, la mattina, tanto che l’Ambrosiana Inter lo dispensò dal presentarsi agli allenamenti quando questi erano per lui “fuori orario”. Nonostante una malattia circolatoria che lo colpì alle estremità – il piede sinistro lo aveva “freddo”, molto poco sensibile – Meazza continuò a segnare e a far segnare gol sino alla fine della carriera, in pratica giocando con un piede solo.

Se Meazza fosse vissuto ai giorni nostri avrebbe avuto gli stessi osanna di Pelè e Maradona, sarebbe stato oggetto di mille discussioni nei migliori Bar Sport della penisola. La mia vera paura è che ne traggano una fiction per la tv.

Di storia in Storia, con il placet della dirigenza Sisal (società italiana sportiva a responsabilità limitata, per cui le nostre scelte rimangono nostre, nel bene e nel male, non loro), abbiamo pensato di dedicare la mostra ai caduti azzurri della Grande Guerra di cui tra qualche mese ricorrerà il centenario. Un tributo a chi vi ha perso la vita con l’augurio di confrontarsi sempre in altri campi, in erba (non in sintetico), con righe di gesso, porte e bandierine del corner. A quel punto va bene anche Meda come arbitro.

Leggi anche:

In diretta dallo Spread
Piccolo solo di nome
Educatore Sportivo Europeo, ci siamo quasi
www.pdf24.org    Invia l'articolo in formato PDF   
Commenta: