Il nonnissimo del tennis

Il 6 settembre prossimo l’avvocato belga-milanese Giorgio Catala spegnerà 100 candeline con la racchetta in mano. Gioca da quando ne aveva 13, negli ultimi 15 anni ha spopolato fra gli Over 80 e 90

Per raggiungere il traguardo del secolo, evento che scoccherà il prossimo 26 settembre, l’avvocato Giorgio Catala ha investito sul tennis, eleggendo a sport preferito. E ci ha pensato per tempo, cominciando a giocare a 13 anni, nel 1927. Non a caso l’avvocato con l’accento sull’ultima vocale del cognome, Català, per via delle origini belghe, è il socio più datato, un’istituzione del Tennis Club Milano intitolato ad Alberto Bonacossa. Verso i suoi 23 anni era già insediato ai vertici della terza categoria e dava del filo da torcere agli avversari collocati in quella superiore, con il bridge che faceva da svago, come sport (agonistico) della mente. Ha mantenuto entrambe le passioni.

Catala è il super veterano del tennis italiano, anche se per modestia riferisce di un unico alloro, “in realtà un terzo posto”, in un campionato italiano di giornalisti tennisti (“avevo la tessera da pubblicista, allora”) più di trent’anni fa. Confessione che ne nasconde una successiva, frutto di un colloquio con un socio del Tennis Club Milano un po’ più giovane che, vedendolo giocare assiduamente, gli propose di andare con lui al campionato europeo dei veterani a Portschach, in Carinzia. Gli disse semplicemente “potresti fare bene nella tua categoria”. Era il 1999 e quel rientro agonistico coincise con un terzo posto nella categoria over 80.

Seguirono numerose altre soddisfazioni, a livello mondiale. Nel 2001 Catala occupava il 29° posto nella classifica planetaria over 80 e nel 2005, già over 90, è venuto il risultato più clamoroso, sempre a Portschach. Ascoltiamo: “Eravamo in cinque, con me un tedesco, due austriaci e uno jugoslavo impegnati in un curioso girone all’italiana. vinsi tutti e quattro incontri senza cedere neanche un set. Oltre al titolo di campione mi diedero un premio speciale”.

Un altro episodio che lo emoziona riguarda una finale disputata a Cervia contro Attilio Della Valle: ”Lui 86 anni, io 90. Vincemmo un set a testa e avremmo dovuto chiudere con il tie-break per risolvere il match. Di comune accordo, decidemmo di giocare il terzo set e vinsi io. Mi portarono in trionfo”.

L’avanzare dell’età gli ha creato qualche problema, a volte gli è toccato – per mancanza di avversari – competere con gente un po’ più giovane. Solo a questo punto confessa la sua marachella, che mette in atto ogni anno dal suo rientro: “In Italia si concede l’idoneità all’attività agonistica sino agli 80 anni. Superati quelli basta passare una visita medica a Chiasso, all’estero non ci sono limiti d’età».

Il segreto dell’avvocato Catala è lo stile di vita: tennis e bridge fanno benissimo, soprattutto la racchetta per un’ora giornaliera di palleggio soft con la moglie Mariella e tre volte la settimana la partita con il maestro Alberto. Contano molto le due ore al giorno di palestra che gli permettono di mantenere i muscoli tonici, soprattutto gli addominali, i dorsali e le spalle, con carichi che vanno da 10 a 35 chili. Senza dimenticare i sette piani di scale a piedi che l’avvocato fa ogni giorno, almeno una volta, uscendo e rientrando a casa.

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