Ponte di Legno nel Giro delle nuvole

Domattina tutti scruteranno il cielo, nel timore che il tempo, dato incerto, con possibili precipitazioni (pioggia a mezza costa, neve in quota), metta in forse Gavia e Stelvio. L’anno scorso la stessa tappa, dapprima mutilata, fu definitivamente annullata

Sino a ieri, stando alle rassicuranti parole del direttore del Giro Mauro Vegni – strade sgombre dalla neve, nessun preannuncio di maltempo incombente – nulla faceva presumere intoppi nella tappa n. 16, in programma domani da Ponte di Legno a Val Martello, con i due “mammasantissima” (Gavia e Stelvio) pronti ad appesantire muscoli e ambizioni dei predestinati, ben prima dell’arrivo in quota, dove conteranno anche gli spiccioli di energia. Ma nel medesimo contesto – le chiacchiere del Processo alla tappa – un fendente lo sferrava  Beppe Saronni, un ex che ghigna a volte: “Per le informazioni in mio possesso farà brutto, c’è il serio rischio che la tappa non sia quella annunciata”. Reazione immediata di Vegni, fumantino: “Di che parli, Beppe, quali sono le tue fonti?”. Fosse stato nelle sue possibilità, l’avrebbe incenerito.

Il giorno di riposo ha alimentato la ridda di voci, c’è gente che ha passato ore indugiando nei siti di meteorologia, cercando di capire se qualche rischio di piano B, di percorso alternativo, il Giro domani lo corra veramente. Senza tirare in ballo la celeberrima Merano-Bondone del 1956, quando i corridori divennero statue di ghiaccio, quando l’allora maglia rosa Pasqualino Fornara dovette ritirarsi lasciando campo libero al lussemburghese Charlie Gaul, un po’ meno assiderato di lui, è sufficiente riandare allo scorso anno quando la stessa tappa, giorni prima dapprima mutilata di Gavia e Stelvio, fu annullata per il maltempo.

Qui entrano in gioco considerazioni a vario titolo, lasciando aperto ogni spiraglio: non c’è bisogno che nevichi perché i corridori decidano di incrociare le … gambe. Basta il freddo intenso, la temperatura rigida, per condizionarne i comportamenti. Badano ovviamente all’incolumità, soprattutto in discesa dove il controllo della situazione, nelle traiettorie e in frenata, è una vera priorità. Basta poco per una richiesta di neutralizzazione del percorso, non occorrre incontrare una giornata da tregenda come nella Milano-Sanremo 2013. Grazie al freddo, intensissimo, alla neve e all’acqua, i corridori furono fermati ben prima del Turchino e fatti salire sui pullmann per raggiungere la Riviera, dove si rifocillarono e ripartirono, evitando anche la salita delle Manie, neutralizzata a causa della discesa molto pericolosa.

Che fare? Prudenza suggerirebbe di non rischiare mai, lo Stelvio è stato proposto in edizioni che ne vedevano il transito verso metà giugno, col tempo più clemente. Nel 1975 lo Stelvio fu addirittura l’epilogo del Giro, ma con sole pieno. In altre occasioni in giornate da cartolina, il caso di Bernaudeau e Hinault a staffetta nel Giro del 1980. Celebre è la foto di Coppi sullo Stelvio la prima volta dell’ascesa al Passo nel 1953 fra due muraglie di neve ma in una giornata spettacolare. Patron Vincenzo Torriani aveva lo stellone e il calendario dalla sua. Oggi il Giro si corre per intero a maggio e riserva il suo epilogo il 1° giugno, bisogna sempre avere qualche santo a cui votarsi.

Domani si vedrà, con Gavia e Stelvio in condizioni di praticabilità… termica, se qualcuno azzarderà la sortita da lontano ma è ben difficile perché i corridori tendono ad accorciare la fatica, lasciando andare chi non conta e giocando tutto nei 22 chilometri finali, dove ogni tanto la strada spiana ma le pendenze nell’estremo finale arrivano al 14%. Noi puntiamo, per la serie belle figure, su Pozzovivo e Aru, nell’ordine. Resta da vedere chi arriverà prima o dietro di loro.

 

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