Rigoberto Uran gioca d’anticipo

Il colombiano meno atteso rompe gli indugi nella cronometro alcolica del Giro e vola per 42 km. Lo stimolano le difficoltà di Quintana e la giornata no di Evans. Strepitoso Ulissi, bene Pozzovivo e Aru. Domani Bouhanni cerca nuova gloria in volata

Un bel botto al Giro, finalmente, con il mazziere – il tracciato – che ridà le carte dopo averle ben mescolate. Nella cronometro da Barbaresco a Barolo Cadel Evans rimedia ampio distacco da Rigoberto Uran che lo detronizza. Il colombiano che non ti aspetti strabilia e va in rosa, mentre vacilla il connazionale più atteso, Nairo Quintana, alle prese con problemi respiratori e una fastidiosa pollinosi (oggi ininfluente perché pioveva).

Primo colombiano nella storia a indossare la maglia rosa, Rigoberto Uran può cominciare a dotarsi di amuleti, visto che la “competenza” ha stabilito che il Giro è già suo. Prima non era cominciato, ora è già finito. Evans può rientrare, è lì a 37”, mai ha frequentato il Giro senza patire una giornata avversa e la maglia rosa, pur gratificante, è un bel peso. Logora soprattutto chi l’indossa. Quintana, lo ricordiamo, non l’hanno sepolto, riemergerà se il tempo fa giudizio.

In chiave italiana parecchie soddisfazioni, era ora, a partire da Diego Ulissi, straordinario su un terreno non suo, secondo nella crono dopo aver tirato i freni per tutta la discesa, quando la pioggia suggeriva cautela. Poco accorto nel distribuire le energie Domenico Pozzovivo ma è andato meglio del previsto; benino Fabio Aru che è ancora in corsa, mentre è ormai fuori gioco Ivan Basso, ubriaco di fatica.

Domani una tappetta facile facile, di soli 157 km, con una salita non impegnativa nel finale, ripropone il nome di Nacer Bouhanni, uno sprinter di razza, vecchia maniera. Il francese  non ha bisogno della squadra che lo porti coperto ai 250 metri, sa battezzare le ruote giuste di giornata, svelto a saltare dall’una all’altra, come se fiutasse gli avversari. Niente a che vedere con i velocisti tipo Cipollini o Petacchi o il grande Van Steenbergen la cui volate erano progressioni sprintate. Bouhanni sembra Cavendish, ma ricorda anche i grandi del passato, genere Raffaele Di Paco o Miguel Poblet che hanno segnato rispettivamente gli anni Trenta e i Cinquanta/Sessanta del Novecento. Di Paco era un pisano “bello e possibile” (fulminava anche le belle ragazze con sguardi assassini) e amava le vanterie: diceva “chi vuole arrivare secondo si metta pure alla mia ruota”. Miguel Poblet ha vinto 20 tappe al Giro, alcune soffiandole a Van Steenbergen che sicuramente lo detestava. Gran duello fra i due nell’edizione del 1957, quando il fiammingo vinse cinque tappe e lo spagnolo quattro.

Tra gli sprinter signorili, ce ne sono stati, spicca Patrick Sercu mentre tra i gaglioffi la palma va Marino Basso, principe dei ribaldi, l’uomo che soffiò a Bitossi il Mondiale di Gap nel 1972. Straordinario velocista anche Freddy Maertens, fiammingo capace di vincere in volata sette delle prime otto tappe in programma nel Giro 1977. Con indosso, ben visibile, la maglia iridata.

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