Rogers ha sbagliato giorno

L’australiano che sulle cronometro ha costruito la sua fama anticipa tutti a Savona, 24 ore prima del dovuto. Se ne va in discesa, dopo essersi sbarazzato del fantasma del doping. Le parole in libertà frequentano il ciclismo: ne sa qualcosa Moser dopo Verona 1984

A Savona giunge primo e solo un grande cronoman che ha anticipato di un giorno la performance per la quale era atteso al Giro. Gloria all’australiano Michael Rogers, pluricampione del mondo contro il tempo (tre volte a fila, dal 2003 al 2005), capace di isolarsi nella discesa del Dente di Gatto, l’ultimo scoglio dell’undicesima tappa e di salvarsi nel finale. Il gruppo gli ha lasciato relativo campo libero come del resto la giustizia sportiva che ha decretato per lui la “contaminazione alimentare” dopo la positività al clenbuterolo, un prodotto per trattare l’asma (in chi ne soffre) e non consentito a chi necessita di un broncodilatatore per andare più forte in bicicletta.

Rogers è stato sospeso dopo la vittoria nella Japan Cup dello scorso anno ma i suoi avvocati sono stati bravi a convincere gli inquirenti della sua buona fede. In Giappone e pure in Messico capita che i bovini siano trattati con il clenbuterolo. Ogni tanto si perdonano anche i … peccati della carne.

Domani, per uscire definitivamente dalla noia, ecco la cronometro ad alta gradazione alcolica, da Barbaresco a Barolo, 41,9 km tormentati al punto giusto, una tappa che non premierà i passisti ma nemmeno agevolerà troppo gli scalatori. Non aspettatevi eccessivi exploit di Quintana e Uran, cui in realtà piacciono solo le strade quando insistono nelle pendenze, tipo la cronoscalata del 30 maggio a Cima Grappa. Domani è tappa utile per i “mezzo sangue”, genere Cadel Evans, cui fanno comodo l’esperienza, ha 37 anni compiuti, e la poliedricità. Evans funziona su tutti i terreni, volata esclusa. Dei nostri sono sotto esame Pozzovivo e Aru, sin qui appena sufficienti.

Qualsiasi raffronto con il passato è improponibile quando si ragiona di gare contro il tempo, a meno di similitudini ravvicinate, di protagonisti e di percorso. A livello di curiosità si può ricordare un cesto intero di polemiche: sulla stessa distanza della crono di domani si espresse a modo suo Francesco Moser nell’appuntamento da Soave a Verona che concludeva il Giro del 1984. Contrariamente ad ogni previsione il francese Laurent Fignon, ottimo cronoman, allora in maglia rosa e con un margine rassicurante (1’ 21”), rimediò una bella scoppola dal trentino: all’Arena di Verona ben 2’ 34” dividevano i due.

In quel ciclismo che amava le parole in libertà Fignon se ne uscì con un paio di denunce sconcertanti: affermò che l’elicottero della Rai aveva agevolato il trentino vorticando a suo favore; dopodiché se la prese con le ruote lenticolari, Moser le montava in coppia, a suo dire avevano garantito al trentino, e a lui soltanto, non meno di tre secondi a chilometro. A parte il fatto che le ruote lenticolari davano problemi di stabilità ed erano un bell’azzardo in caso di vento, gli addebiti a carico dell’elicottero erano ridicoli, visto che i corridori ne lamentavano, semmai, il fastidio. Peccato per Fignon, sino a quel momento un gran signore in bici. Diciamo che quel giorno si avvalse di cattivi consiglieri.

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