Mai perdere il treno della corsa

L’espressione vale soprattutto al Giro dove la sorte gioca spesso brutti scherzi, a meno di non prendere il treno “alla lettera” come capitò a quattro incauti (più uno, tappe dopo) nell’edizione del 1909

Il Giro sin qui più piovoso del mondo, acqua in Irlanda e acqua ogni giorno anche in Italia, propone a Montecassino un esito falsato dalle cadute che falcidiano il gruppo a 9 chilometri dall’arrivo. Solo una dozzina di corridori rimangono in piedi e vanno a giocarsi la tappa. Vince brillantemente la maglia rosa Michael Matthews approfittando del lavoro superlativo dei due gregari BMC a favore di Cadel Evans, il vero vincitore di giornata che scava quasi un minuto di margine sugli avversari, tutti caduti senza colpa, Quintana in primis. “Purito” Rodriguez è già fuori gioco, sempre che riparta domani. Scarponi vive un Giro segnato dalla sorte, che ha sempre fatto la differenza nel ciclismo.

Un tempo, quando mettere piede a terra autorizzava, qualsiasi fosse il motivo, l’attacco degli avversari, valeva la regola “oggi a te, domani … a un altro”. Incidenti meccanici, forature e cadute dettavano la selezione, per sua natura sempre spietata. Oggi qualche commentatore, anima candida, racconterà che non è onesto approfittare delle disgrazie altrui, ma sarebbe stato oltraggioso fermarsi tutti ad aspettare i meno fortunati. Solo i lutti fermano il ciclismo.

Ora tutti leggono il meteo con apprensione, timorosi che il maltempo – sono annunciati tre giorni ancora di pioggia – falsi la corsa. Il Giro sin qui troppo anfibio riparte domani alla volta di Foligno dov’è giunto solo una volta, nel 1968, in volata vinse Franco Bitossi. La tappa offre domani un po’ di “mangia e bevi”, niente di più, tocca ancora una volta ai velocisti, a meno di una fuga da lontano che, complici strade e pioggia, riesca ad andare in porto. E’ il risultato che auspichiamo.

Le insidie rimangono, l’insidia è la strada, le condizioni del tempo. Sempre. Ogni occasione è buona per “perdere il treno della corsa”, a meno di non evocare il 1909, primo Giro d’Italia, quando quattro corridori decisero che il treno era davvero un’opportunità da non perdere. Brambilla, Ghezzi, Granata e Lodesani furono squalificati al termine della tappa Bologna-Chieti per aver percorso in treno – a bordo del treno, senza pedalare sul treno – un buon tratto del percorso. Non contento di com’era andata ai quattro, otto giorni dopo nella Roma-Firenze l’impresa del treno la ripeté Camillo Carcano, squalificato lui pure. Le leggi del Giro, allora come ora, sono uguali per tutti.

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