A Cassino finalmente corsa

Finalmente patriottico, il Giro d’Italia annota il primo successo tricolore con Diego Ulissi, autore a Viggiano, in Lucania, di una riuscita progressione sprintata, da autentico “finisseur”. E’ giovane, a 25 anni bissa il primo successo al Giro di quattro anni fa. Il toscano azzarda come sa e salta via “Purito” Rodriguez e Arredondo negli ultimi trecento metri. Con lui Caden Evans che finisce secondo e rosicchia i 6” di abbuono. Gli verranno comodi. Dicono in molti che sarebbe stato utile attaccare Quintana, che sta sereno un giorno in più, riposa in sella. Vedremo se l’inerzia della corsa sarà per il favorito e Rigoberto Uran che divide con lui il pronostico. Qualcosa s’è visto oggi nell’estremo finale di tappa, ma basta un po’ di vento, un po’ d’acqua e l’asfalto non drenante per sconsigliare gli ardimentosi, che al momento producono solo attacchi telefonati, con l’avviso di chiamata. Michael Matthews dimora sempre in rosa, fa il papa in corsa.

Domani sesta tappa, si va a Cassino che non ha  precedenti ciclistici, ma è un altro punto scosceso del Giro. Un possibile trampolino di lancio per chi abbia voglia di prender aria, e poco importa se piove o le strade sono insidiose, a meno che i molti ragionierini in corsa non abbiano ancora una volta la meglio. Succedendo così poco in questo Giro ci si può abbandonare ai ricordi, senza farli diventare rimpianti: nel Giro del 1914, cent’anni fa successe di tutto, a partire dalla prima tappa (su 81 partiti da Milano si ritirarono in 44), tanto che lo conclusero soltanto in 8 corridori. Quel Giro annota, fra Alfonso Calzolari che lo vinse e Pierino Albini che arrivò secondo, quasi due ore di margine (1 h 55’ 26”). Terzo fu Luigi Lucotti, a 2 h 04’ 23”. Tra gli isolati, i non accasati, vinse Enrico Sala, tra gli aspiranti Umberto Ripamonti. Due categorie che la precarietà ha cancellato.

Per dire di grandi utopisti quel Giro registra anche la fuga più lunga della storia, 350 chilometri nella Lucca-Roma che ne contemplava 450. Il bello è che Lauro Bordin, il protagonista, nemmeno vinse quella tappa. E nessuno ha mai pensato di dedicargli qualcosa, una targa, un premio magari alla dissennatezza. O alla dissipazione di energie.

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