I milanisti ne hanno orrore

Considerazioni amarognole di un tifoso rossonero sulle nuove maglie. Potenza del marketing moderno, ricordano molto i tendaggi, le stoffe per ombrelloni e i teli mare

Giorni fa il Milan ha presentato le nuove… tende, quelle per la prossima stagione. In apparenza la dirigenza rossonera intendeva presentare le nuove maglie, la prima e la terza, ma i colori e le fantasie che i geniali uomini del marketing di via Aldo Rossi – dove il Milan risiede da qualche mese – hanno scelto per la prossima stagione sono più adatti a tendaggi di varie dimensioni, magari per la nuova sede, se non per ombrelloni da spiaggia o teli mare.

I markettari rossoneri hanno deciso che la terza maglia, di stretta necessità, sarà gialla con strisce verdi sulle maniche, in omaggio allo sponsor tecnico Adidas, simil Brasile. Mentre la prima è sì a strisce rossonere, ma con un effetto un po’ strano, qualcosa a metà tra una sfumatura e un codice a barre. Roba che col Milan non c’entra niente, che non si è mai vista, della quale non si comprende l’origine e non si capisce l’uso.  Se non quello appunto di ripararsi dal sole, di arredare casa, di rivestire il sofà. A completare il trittico di maglie ci sarà la seconda, forse bianca ma forse, chi lo sa, chi può dirlo, chi si fida?

La maglia giallo Brasile avremmo potuto ammirarla già domenica scorsa contro l’Atalanta, ma la concomitanza con la divisa giallo-sole degli arbitri ha obbligato la squadra a vestirsi di bianco. Ed era già il secondo rinvio perchési era pensato di usarla nel derby, quello numero 283. Lo stadio rossonero, il Milan in giallo Brasile. I tifosi sarebbero andati in collera, per una volta giustificata.

Dopo quello che i milanisti hanno passato quest’anno, il colore della maglia potrebbe essere l’ultimo dei problemi, ma in realtà è la prima delle umiliazioni, poiché pensata e approvata da chi dovrebbe essere del Milan o comunque non lavorare contro. Un conto è perdere a tempo scaduto per un tiro come quello di Brienza a cui nessun portiere sarebbe arrivato, neanche col retino per le farfalle, un altro sedersi a un tavolo, magari in tanti, pensare, e partorire la maglia del Brasile e quella col codice a barre.

Come è possibile, come avete fatto? Ci avete messo tanto? È stata Nostra Signora del Marketing Barbara Berlusconi? Bella e dannosa? Di fatto, dopo i quattro gol presi dal Sassuolo all’andata, il Milan giocherà il ritorno con gli emiliani in divisa da codice a barre, per coprire una brutta fugura con una brutta divisa.

Non siamo certo dei bacchettoni. Per esempio, crediamo giusto dare la maglia numero 10 a Keisuke Honda, perché di nuovi Gianni Rivera in giro non ce ne sono e se ci fossero non giocherebbero nel Milan; allora tanto vale buttarla in marketing, che qualcosa magari si porta a casa. Ma la maglia gialla, la maglia oro, la maglia rossonera con colletto da pipistrello bianco, o con le righine nelle righe – per rimanere alle ultime – sono inguardabili. Soprattutto non si possono definire da Milan, ma chi si genuflette allo sponsor tecnico non se ne cura: lo sponsor prosegue nella tradizione di occupare a suo piacimento le maniche delle maglie con le sue striscioline, addirittura di colore oro, come le maniglie degli alberghi degli sceicchi. Perché la tradizione, e ci riferiamo solo a quella di Adidas, non si discute.

 

 

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