Domani al Giro un arrivo in pendenza

Dopo gli equilibrismi di oggi, su un terreno infido che ha mietuto vittime, la corsa rosa va a Viggiano, che alcuni valutano “primo arrivo in salita”. In realtà la setacciata produrrà distacchi minimi

Nacer Bouhanni, il velocista francese, fora a due giri dal termine del circuito barese, recupera senza che i suoi coèquipier si dannino e vince a Bari la quarta tappa del Giro in una volata molto sparpagliata, avvelenata dalla pioggia e dalle cadute che hanno smarrito gran parte dei protagonisti più attesi. Tra questi mancava il tedesco Marcel Kittel, febbricitante, che non è partito da Giovinazzo. L’estremo finale di tappa ha ricordato l’epilogo di Pinerolo nel 2007, quando le prime gocce di pioggia resero il vialone d’arrivo infrequentabile, con un cascatone collettivo a ridosso dei primi. Caddero tutti coloro che frenavano per non tamponare i più veloci.

Stavolta di rischi ce n’erano meno, in apparenza, visto che gli abbuoni all’arrivo erano stati tolti e la neutralizzazione del tempo alla fine del penultimo giro spegneva gli slanci di molti. L’uomo del giorno è comunque Luke Durbridge, ventitreenne australiano che a meno di 50 km dal termine ha chiamato il timeout che finalmente apparenta il ciclismo a basket e volley. Un unicum per parlamentare con gli organizzatori. Si tratta di capire se è un vero capopopolo oppure doveva farsi capire dai non italiani del gruppo, che sono in larga maggioranza.

Il Giro affronta domani la quinta tappa, da Taranto a Viggiano per 203 km, con arrivo su un strappo non troppo impegnativo. Parlare di arrivo in salita è per spiriti semplici, diciamo un arrivo in pendenza che consentirà distacchi minimi, misurabili in pochi secondi, con i protagonisti più attesi, “Purito” Rodriguez, oltre a Rigoberto Uran e Quintana, che si punzecchieranno. Niente di più, sulla carta.

Stesso giorno, il 14 maggio, e caratteristiche similari, oltre alla lunghezza di tappa (allora come ora 203 chilometri), nel 2008 quando a Contursi Terme si affermò il russo Pavel Brutt, capace di isolarsi nell’ultimo chilometro rispetto a quattro compagni di avventura usciti dal gruppo al km 20. Quel Giro lo vinse Alberto Contador, che pareva a tutti gli effetti un turista, almeno all’inizio. Chiamato a correre mentre si trovava in vacanza in Spagna, costretto a rivedere i suoi programmi, lo spagnolo migliorò giorno dopo giorno, senza mai dare zampate. Fu un Giro di non poche polemiche, causa i continui e lunghi trasferimenti, tanto che le rimostranze di corridori e direttori sportivi portarono alla riduzione del chilometraggio nella Potenza-Peschici: dai 265 previsti si passò a 232, un taglio netto, semplice da stabilire: niente circuito conclusivo sul Gargano, niente riprese televisive cui l’ente turismo di Puglia teneva in modo particolare.

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