Riposi senza sonni tranquilli

Il rientro del Giro in Italia evoca due giornate ben diverse, una ben drammatica durante l’edizione del 2002, l’altra decisamente grottesca in occasione del 1996, di ritorno in nave dalla Grecia

Il giorno di riposo del Giro, quando si viene via dall’estero come capiterà domani da Dublino a Bari, coincide ovviamente con un viaggio, non sempre senza sussulti. Quelli giudiziari invadono le cronache del 2002, quando il volo charter che da Strasburgo atterra a Cuneo vede i carabinieri ad accoglierlo: sono lì per arrestare, su ordine della Procura di Brescia, il corridore  Domenico Romano che, avvertito dai complici dell’aria che tira, quel volo non l’ha preso. È un procacciatore di prodotti proibiti, passerà nottetempo il confine in auto e rimarrà uccel di bosco per quattro giorni, prima di costituirsi.

Quel Giro, nato sotto  i migliori auspici – celebrava, muovendo dall’Olanda, da Groningen, i sei Paesi che diedero vita al Trattato di Roma, presupposto dell’Unione europea che già esiste – è quanto di peggio si ricordi, una specie di incubo: sei corridori coinvolti, in fasi diverse, in vicende di doping, di cui uno, Nicola Chesini, confinato ai domiciliari. Nella trappola dei controlli finiscono anche due favoriti, Stefano Garzelli e Gilberto Simoni. Il primo per un diuretico, un coprente, il secondo perché positivo alla cocaina a un controllo vecchio di un mese, ben prima del Giro. Vanno a casa entrambi, senza scampo. Simoni dà simpaticamente la colpa ad alcune caramelle che gli aveva regalato sua zia, acquistate in Colombia.

L’ultimo colpo di scena, impensabile, lo mette a segno il più accreditato per la vittoria finale, Francesco Casagrande, che riesce a farsi espellere dalla corsa per aver spintonato e buttato a terra il colombiano Garcia reo di contendergli un traguardo volante, in montagna.

Tra i rientri un po’ meno giudiziari (e poco giudiziosi) dall’estero c’è anche quello dalla Grecia in occasione del Giro 1996, omaggio ad Atene per le mancate Olimpiadi nel centenario della prima edizione. Quel ritorno avvenne via mare e a Brindisi salirono a bordo i carabinieri, allertati da una soffiata, convinti di mettere le mani su un gigantesco traffico di sostanze illecite. Niente di niente, invece, con la gustosa appendice delle accuse di un fantasioso patron di una squadra professionistica al direttore del Giro, l’avvocato Castellano, che avrebbe fatto fallire il blitz avvertendo tutte le squadre. Immediata la querela, con remissione della stessa pochi mesi dopo, quando l’accusatore rientrò in sé, scusandosi. Non ne facciamo il nome per carità di patria.

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