Kittel, un clone di Cavendish?

Dopo aver preso le misure nello sprint di oggi il velocista tedesco potrebbe imporre la sua legge anche domani a Dublino, sempre che Nacer Bouhanni, Giacomo Nizzolo ed Elia Viviani glielo consentano

Dopo l’odierna prova di sprint, con il primo successo al Giro del tedesco Marcel Kittel sul francese Nacer Bouhanni, il terzo e ultimo appuntamento del Giro in terra d’Irlanda si propone verso sud con modalità quasi analoghe: si va lungo i 187 chilometri senza difficoltà che portano da Armagh a Dublino, un po’ mossi all’inizio e poi invariabilmente piatti nel finale. Entra in gioco il tema delle rivincite, sempre che il velocista della Giant-Shimano, dominatore della prima opportunità in terra d’Irlanda, non decida di festeggiare al meglio l’anniversario: domani compie 26 anni. Sin qui già quattro successi in volata al Tour de France. Se Kittel decidesse di “fare il Cavendish” (uno che di repliche se ne intende, 15 volte a segno al Giro e 25 al Tour) o “il Cipollini” (primatista con 42 tappe vinte al Giro) potremmo arrivare ad annoiarci.

Ma è probabile che gli altri gli prendano le misure per cui domani potrebbe già essere il giorno in cui le carte tra le ruote veloci si rimescolano, tenendo d’occhio soprattutto Elia Viviani, oggi quarto, senza compagni di squadra nell’estremo finale. Chi è rimasto imbottigliato alla prima occasione cercherà non vie di fuga ma spiragli, nell’affollata volata che segnerà, intorno alle 17 di domani, il saluto di Dublino al Giro. Di nuovo, oggi, c’è la maglia rosa, la indossa Michael Matthews, australiano, ottavo all’arrivo, meglio piazzato del compagno di colori Svein Tuft.

Domani anche la pittoresca carovana di mille amatori irlandesi che percorrono le strade “prestate” al Giro d’Italia, si farà da parte. Compito esaurito per l’accompagnatore di rango che li guida, Sean Kelly, autentica leggenda nella sua Irlanda: due Parigi-Roubaix, altrettante Milano-Sanremo e tre Giri di Lombardia, oltre a una Vuelta di Spagna, certificano per lui. Stephen Roche, irlandese notissimo per il “triplete” del 1987 – niente male, Giro,Tour e Mondiale, come soltanto Merckx nel 1974 – è invece un campione ricordato anche per azioni proditorie: ne sa qualcosa Roberto Visentini che proprio durante il Giro 1987 fu tradito da Roche che mai lo riconobbe come capitano, pur vincitore dell’edizione precedente. Nonostante la squadra dei due, la Carrera, quasi gli corresse contro, Roche vinse ugualmente, a dimostrazione che il ciclismo rimane, in buona sostanza, uno sport individuale dove la squadra ti aiuta nei momenti di difficoltà. E può non essere la tua, quando capita.

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