Pedalerai con dolore

Sensazioni, emozioni e riflessioni sono il corpus di “Ma chi te lo fa fare?”, un bel volume di Giacomo Pellizzari che racconta la bici a chi già ne è innamorato ma soprattutto a chi potrebbe invaghirsene

Un bel po’ di gente è abituata a leggerlo nel blog – Confessioni di un ciclista pericoloso (www.americancyclo.wordpress.com) – e su bicilive.it, e nessuno scorda il suo ruolo di direttore editoriale di Bike Channel, prima versione, che ha assecondato e stimolato i ciclofili italiani, sempre più numerosi negli ultimi dieci anni, data che coincide con le sue prime uscite su una bici da corsa. Da allora Giacomo Pellizzari non ha mai smesso di pedalare provando non solo godimento ma anche tutti  i risvolti della fatica, figlia dell’indispensabile accanimento. Non a caso ha titolato Ma chi te lo fa fare? il suo volume, che nel sottotitolo ne compendia i presupposti, molto didascalici ma lapidari: Sogni e avventure di un ciclista sempre in salita. Perché nel tormento di chi lascia l’anima nel tentativo di stare con gli altri quando la strada impenna, si riflette al meglio lo svelarsi onesto di Pellizzari che si limita a raccontare e non certo a giustificare se stesso e quelli come lui che molti altri non capiscono e spesso deridono.

Nessun medico ha mai prescritto la bici come terapia, soprattutto nei suoi aspetti più esasperati, spesso frustranti, quelli che inducono anche soggetti mai campioni – spesso brocchi manifesti, per dirla tutta – a raggiungere la vetta di un passo sconosciuto, senza ricrearsi, faticando come bestie. La soma è un fardello gigantesco, che il tempo e le abitudini riducono nel gravame, ma mai ne riducono gli effetti, spesso devastanti. La lingua di fuori, la ricerca ansiosa dell’ossigeno per ritrovare una sorta di equilibrio vitale, sono l’immagine più felice per esemplificare le sensazioni limite, quelle che Pellizzari non dimentica di aver vissuto. In alcuni casi, quando la montagna ti respinge, è bene girare la bici e tornare a casa, sempre che non siano in programma altri impegni impossibili, altre salite.

Pellizzari, e qui risalta la sua indole di pedagogo, non parla solo di sé, ci mancherebbe. Riferisce, in un volume corposo, di oltre 300 pagine, le vicende umane, non quelle sportive, di grandi campioni nel loro approccio alla bici. Francesco Moser, che ha proposto il libro a Milano, qualche giorno fa, presentandolo con l’autore al CycleUp, luogo sacro alla bici, ha ben rappresentato le sensazioni che la bici oggi gli regala, ovviamente ben diverse da quelle provate quando la bici era il suo lavoro.

Un libro da gustare con calma, che racconta di limiti fisici e di piacere, anche se ogni tanto il dolore ti rende fachiro, come Pellizzari ben esemplifica: “Quando si pedala il dolore è una componente essenziale del piacere. Bisogna imparare a sopportare, a conviverci. Se non si è disposti ad accettarlo, non si amerà la bicicletta”. Disponibilità, mai obbligo. Ognuno è libero nelle scelte. A molti procedere in salita col rapportino, giusto per arrivare in bici, non soddisfa. Li capiamo.

 

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Ma chi te lo fa fare – Sogni e avventure di un ciclista sempre in salita (Fabbri Editori, pagg. 312, 15 euro). 

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