Il ciclismo di comunità

Succede alla casa don Guanella di Lecco, dove il punto di riferimento insegna che la bici serve anche a riscattarsi. E dove i “gregari” hanno nomi famosi, mai fuori posto

Alla casa don Guanella di Lecco don Agostino predica il ciclismo. Predicare il ciclismo non è una cosa impegnativa come una religione; più che altro equivale a contagiare qualcuno di una malattia utile, una specie di morbillo positivo. E il don – cinquant’anni, un grande cuore e una bella gamba – predica e contagia un po’ tutta la comunità, fatta di una settantina di creature tra bambini e ragazzi che qui trovano un po’ di quello che c’è bisogno: un tetto e un letto, un aiuto per i compiti, due chiacchiere, una bicicletta.

A dargli qualche cambio un gruppo di volontari, gregari che come tutti i portatori d’acqua sono fieri di esserlo. Come Angelo Marletta per esempio, ottimo dilettante degli anni Sessanta, che ha tirato fuori la vocazione ciclistica di don Agostino consentendogli di fare il giro della Puglia e la Fraciscio-Roma, tre giorni di pellegrinaggio ciclistico dal paese natale di don Guanella alla Capitale. Altro valido gregario è Giorgio Mazzieri, quarantenne che passa dal lavoro in divisa al volontariato in Congo, ma si ferma volentieri alla comunità per infilare in macchina le bici da corsa di chiunque abbia voglia di farsi un centinaio di chilometri su e giù per le pendenze di Lecco.

Tra le bici caricate in macchina ci sono quelle di Demo Kapaj e Marildo Yzeiraj, arrivati dall’Albania nel modo che si può immaginare e per motivi che è meglio non sapere, quando avevano quindici anni. Con Mazzieri i due ragazzi hanno scoperto la bicicletta e sono diventati matti. Risultato: a diciannove anni Marildo corre per la Cipollini Alé Rime, squadra dilettantistica bresciana, e ormai passa più tempo in ritiro con la squadra che in comunità. Invece Demo ha mischiato il ciclismo ai fornelli, perché l’altra sua passione è cucinare, e anche qui il risultato ha un buon sapore: lavorerà in un albergo ai piedi del Ghisallo, a cucinare e pedalare per i tuirsti ma soprattutto per se stesso.

Un altro che ha provato la bicicletta da corsa è Nur Halimi, un ragazzone di Mazar e Sharif, Afghanistan settentrionale. Prima di arrivare in Italia aveva visto solo bici vecchie e coi freni a bacchetta, che arrivavano lì soprattutto dalla Cina. Diversamente dai suoi due amici non aveva molta dimestichezza con la bici da corsa e durante le uscite si ritrovava spesso per terra, ma così tanto spesso che quando cadeva non lo aspettavano nemmeno più. Allora Nur ha pensato bene di passare dal rischio di rovinare le bici all’opportunità di ripararle, imparando il mestiere di meccanico ciclista nelle officine intorno a Lecco. E passati due anni don Agostino gli ha affidato la ciclofficina della comunità, che è intitolata alla memoria di Ugo Balatti, ciclista,  volontario, e amico dei ragazzi. L’officina è una casetta di legno, piccolina e graziosa che sembra una baita di montagna, piena telai, gomme e ricambi vari. E riparando le bici della comunità, ma anche quelle che arrivano da fuori perchè quando uno è capace la voce gira, Nur si è guadagnato uno stage con BMC, che è come andare da Mazar E Sharif al pianeta Marte, in bicicletta ovvio.

Ma il ciclismo qui è sempre in agguato: dietro le porte, bici da corsa. Nelle stanze, caschi e borracce. Nei laboratori artistici forcelle, cerchi e manubri. In lavanderia calzoncini e magliette, quelle col Pizzo Stella, montagna cara a don Guanella e simbolo della squadra della comunità. E poi trofei vinti, rastrelliera piena e murales sulle scale – ciclistico, ovvio- con le firme di Cadel Evans e Alessandro Ballan, il grande Felice Gimondi e Gianni Bugno. Tutti a disposizione, a tiro di borraccia, di telefonata, di quello che c’è bisogno; gregariato vero perchè, dice Ivan Basso, il vero campione è don Agostino.

In cortile c’è Imad; ha tredici anni ed è a cavallo della sua bici da corsa con addosso la divisa della Costamasnaga, società di ciclismo giovanile, portato lì da Angelo. Domenica scorsa ha fatto il suo debutto assoluto in una gara ciclistica; é arrivato col gruppo, contagiato e contento.

Leggi anche:

Simone Ragusi (pt.5)
Le donne della bici accanto
Il replay, tutta un montatura
www.pdf24.org    Invia l'articolo in formato PDF   
Commenta: