Mattia Casse, tenetelo d’occhio

Discesista e supergigantista, è stato prodigioso da junior, secondo solo a Ghedina nel palmarès. Poi alti (pochi) e bassi (di più). Ora ironizza sulle medaglie di legno: “Meglio chiudere la falegnameria”

Da junior aveva dato ottima prova di sé: solo un fenomeno come Christian Ghedina aveva, ai tempi suoi, fatto meglio di Mattia Casse, capace di un 31° posto in libera al debutto in Coppa del Mondo. Era il 29 dicembre 2009 e quel risultato anticipò di qualche settimana la medaglia d’oro in discesa libera e il bronzo in SuperG colte ai Mondiali Juniores di Megève. Poi due stagioni fa, quando tutto era pronto per la consacrazione, un brutto incidente a una spalla nella gara d’esordio a Lake Louise: spalla frantumata, per capirci, e recupero lungo e difficile. Mattia è tornato solo a fine stagione e da allora ha inanellato solo un po’ di risultati in Coppa Europa: sin qui una vittoria e sette podi.

Classe 1990, Mattia è figlio di Alessandro Casse, campione del Kilometro Lanciato negli anni 70-80, che mai ha influenzato le sue scelte. Con la velocità, insomma, ha confidenza sin da piccolo. Non a caso ha condotto studi molto specifici: a suo tempo si è iscritto al liceo sciistico di Tarvisio per coltivare il sogno agonistico senza trascurare i libri. Ottimo nelle due specialità, discesa libera e superG, quest’anno avuto una stagione non buona (“non so perché, faticavo a trovare il ritomo di gara”) ma il 22° posto nell’ultima gara in Norvegia, nel SuperG di Kvitfjell, gli aveva consentito, con i primi punti in Coppa del Mondo ottenuti in mezzo a tanti grandi nomi, un primo sorriso. Poi, quasi immediata, una doccia gelata, le due medaglie di legno nella finale di Coppa Europa ad Andorra. “Quarto in gara e quarto in generale di super gigante”: questo il suo laconico commento all’errore che ha compromesso una gara che stava vincendo. Poi un secondo sorriso, il 20 marzo scorso, con il podio in SuperG ottenuto a Meribel, terzo nella gara che assegnava il titolo nazionale francese. Decisamente autoironico, ma ci voleva, il suo commento post-gara: “Per oggi la Falegnameria Casse è stata chiusa”. Stop alle medaglie di legno.

Oggi, raggiunto al telefono, si riassume così: “Non addebito colpe a nessuno, sono io l’artefice delle mie soddisfazioni, poche sin qui rispetto alle attese, e dei miei errori, parecchi in più rispetto alle mie previsioni. Anche la caduta in America che mi ha bloccato quasi per un anno è stato un incidente banale, che capita. Mio padre è stato il mio primo allenatore poi si è fatto da parte, com’era giusto che fosse, e il cognome che porto non è stato certo un impaccio. Quando è mancata mia madre, tre anni fa, ci sono rimasto male ma ho continuato a sciare abbastanza sereno, e sciavo bene”.

Il fratello maggiore di Mattia lavora in banca, giocava a calcio, “lo sci non faceva per lui”. Quanto alle analisi tecniche, Mattia ravvisa un problema nelle sciancrature degli sci, preferiva “le vecchie, le nuove hanno peggiorato le cose”. Sulla sua polivalenza insiste: “In SuperG ci siamo abbastanza, in discesa devo ancora lavorare parecchio, ma posso farcela”. Casse jr insomma è sereno, guarda avanti, già pensa a maggio, alla ripresa degli allenamenti, stavolta su un ghiacciaio francese.

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