Non ho piedi ma impronte

Alice Gaggi, 24enne campionessa di corsa in montagna, racconta il suo percorso (di idee)

 

“Preferisco sempre allenarmi in compagnia, mi sembra di avvertire meno la fatica”. La frase d’esordio di Alice Gaggi mi convince. La corsa, si dice, è sport individuale in cui le gambe assecondano la testa. Penso però che a monte, visto che parliamo di corsa di montagna, ci sia il circostante, l’entourage. Alice, quanto sono importanti gli altri, la tua famiglia, i legami?

“Fondamentali tutti: famiglia, amici, coach, la squadra. La motivazione è solo mia, ma gli altri sostengono la mia “spinta a correre”. Ho la fortuna di una famiglia molto unita, che mi ha sempre lasciata libera. Scelte che mi appartengono, insomma. Papà Donato e mamma Cinzia mi hanno insegnato costanza e abnegazione, impegno e sacrificio, ed è ben diverso dall’esigere sempre il massimo dai figli. Questo in ogni ambito, dai compiti alle gite in montagna. Un loro precetto? La vita è dura, ma è un dono bellissimo che vale la pena di vivere con intensità in ogni momento. Un’altra persona importante è Silvia, 11 anni meno di me, la sorellina a cui ho fatto un po’ da mamma. Poi Giovanni, mio marito, che condivide la passione per la corsa in montagna: un legame forte che permette non solo di trascorrere del tempo insieme, ma anche di capirci. E infine coach Gianni: sono 6 anni che mi allena, che mi segue con tantissima pazienza, dedicandomi tanto tempo. Tra noi si è creato un bellissimo rapporto, bastano poche parole per intenderci”.

Oggi ai giovani la tv mostra dei modelli che certo non li invogliano a frequentare uno sport povero e senza sbocchi come l’atletica, ma a cercare il successo senza fatica del Grande Fratello. Come a dire riflettori puntati sul cucchiaio di un calciatore mentre mangia ostriche in terrazza. Un occhio di bue che si attarda sui successi mediatici, sintetizzabili in uno spot di 15”: un goal, un canestro, una fiaccola senza lucciole, una bandiera a scacchi, un semaforo che spegne il rosso. Il divario tra gli sport risonanti e quelli in sordina è enorme e continua a crescere. Se chiedi a un bambino cosa vuole fare da grande è probabile che dica Valentino Rossi, come se un nome fosse un mestiere. Lo chiedo a te, Alice, che ti svegli al mattino spronata solo da passione, che sudi, fatichi, e ne sorridi. Convincimi che l’occhio del Grande Fratello si chiuderà.

”Beh, è difficile pensarlo visto che continuano a nascere nuovi reality show e che i modelli di molti giovani sono esclusivamente i ragazzi del GF. Chi può biasimarli, i sono belli, hanno successo, molti fan e raggiungono la notorietà senza fare assolutamente niente. Il problema è che nella vita reale non funziona così: senza fatica non si ottiene niente. Il divario tra ciò che si vede in TV e ciò che accade nella realtà scoraggia la gente e provoca una sorta di intorpidimento che la rende sempre più incapace di giudizio autonomo. Sicuramente l’atletica non è l’antidoto, ma è bello pensare che ci sia gente che si allena e gareggia avendo a cuore valori veri come impegno, spirito di sacrificio, amicizia”.

Contrariamente alla velocità, la resistenza implica un certo grado di pensiero. Mentre la società moderna corre frenetica riempiendosi di cose da fare per non pensare, la tua corsa non è fuga, semmai ricerca, personale e viva. Ti trovi a fare il passo, a parlare con te stessa, a metterti in costante discussione con i tuoi pensieri. Le gambe corrono mentre la testa si gode il dialogo con l’ambiente. In sintonia con i suoni, il respiro, l’erba calpestata, la natura che ti sovrasta e ti pulisce. La domanda è questa: immaginiamo la corsa come passato, presente e futuro, la corsa come attimo prima della partenza, attimo dello sforzo fisico, arrivo. Siamo in un circolo virtuoso?

”È proprio questo che amo del mio sport, mentre corri sei tu con i tuoi pensieri, uscire a correre è anche un momento per staccare, sfogarsi e riordinare i A volte ripensi a episodi del passato, a volte sogni e fantastichi sul futuro, a volte sono cattivi pensieri, un fardello che grava anche sull’allenamento, ma quando hai finito i pensieri sembrano più lievi, come dopo una notte insonne i problemi non sembrano più così gravi. A volte l’allenamento è severo e la mente si concentra sul da farsi, senza distrazioni. A volte l’allenamento proprio non va e allora devi accettare i tuoi limiti, senza scoraggiarti, pronta a riprovarci il giorno dopo. Quando corri alleni anche la mente, non solo le gambe, perché è proprio la mente che ti permette di continuare a correre, a resistere anche quando le gambe non ce la fanno più. E poi c’è il prima e il dopo lo sforzo fisico. Quel che precede una gara importante è la tensione, il timore di non farcela, che svanisce allo sparo: il via rimuove le tensioni e ti puoi esprimere, misurarti. Nel dopo c’è tranquillità, pace, soddisfazione, a volte amarezza, anche se passa: ti sei impegnata, hai dato tutto, al di là di com’è andata, devi essere soddisfatta”.

Quanto conta andare per tentativi, l’allenamento come se fosse un viaggio? Voglio dire, l’obiettivo è provarci, per mettersi alla prova, perché si ama quello che si fa, oppure è farcela, riuscire, affermarsi, raggiungere la meta prefissata?

”Per me viaggio e meta sono interconnessi. Amo le gare e se non ho un obiettivo faccio più fatica ad allenarmi, o meglio, lo faccio con minore convinzione. L’idea di arrivare pronta all’impegno al contrario mi stimola a fare fatica, a prepararmi. Questo non vuol dire che non apprezzi gli allenamenti, il viaggio, ma credo che in assenza di obiettivi faticherei ad allenarmi. Correrei ugualmente per rilassarmi e sfogarmi, per rimanere in forma, ma non eseguirei ripetute e sprint in salita, lavori di qualità insomma. Correrei a ruota libera, senza l’assillo di cronometro e distanze. Per la gara il viaggio si complica, percepisci che devi fare fatica, di solito la strada è stretta, tortuosa e in salita. Riuscire è comunque fondamentale, è il premio e non intendo con questo la vittoria a tutti i costi. L’obiettivo può essere anche solo partecipare, migliorando i propri tempi. Senza cedere alle scorciatoie. A me piace arrivare a destinazione con le mie forze”.

E allora…

”Dobbiamo andare e non fermarci mai finché non arriviamo”.

 

Andare dove?

“Non lo so, ma dobbiamo andare.”

 

I successi di Alice

Campionessa italiana di corsa in montagna cat. juniores (2006)

Campionessa italiana di corsa in montagna cat. Promesse (2008, 2009)

4ª classificata Campionati mondiali di corsa in montagna cat. juniores (Turchia 2006)

Medaglia d’oro a squadre ai campionati mondiali di corsa in montagna cat. seniores (Slovenia 2010)

Medaglia d’oro a squadre ai campionati europei di corsa in montagna cat. seniores (Turchia 2011)

Medaglia d’oro a squadre ai campionati mondiali di corsa in montagna cat. seniores (Albania 2011)

Vincitrice del Gran Prix corsainmontagna.it (2011)

Vincitrice del 54° Trofeo Vanoni (2011)

Attuale terza nella classifica tricolore (2012)

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