Sdoganato dopo quarantacinque anni

Nel 2008 il beach tennis è stato riconosciuto dalla Federazione internazionale (ITF) ma solo da pochi mesi ha avuto il placet della Federtennis italiana. Da noi si gioca anche “indoor” in 20 strutture

Sport per tutti, senza distinzione di sesso e di età, il beach tennis. E anticrisi. È facile da apprendere, fruibile a costi ridotti, a partire dall’attrezzatura. Sport di destrezza ideale per un target dai 15 ai 50 anni, suggerito anche ai più datati, qualora in buone condizioni fisiche, perché è una disciplina poco dispendiosa. Si può praticare a livello amatoriale oppure da professionista. Tra i migliori al mondo non pochi sono gli italiani, arrivati da percorsi diversissimi, ma accomunati da un unico intento: intendere il beach tennis come uno stile di vita sano all’interno di dinamiche mai esasperate. Anche il tifo è contenuto. Le grandi competizioni hanno uno scenario planetario, gli ultimi impegni internazionali hanno avuto luogo sull’isola di Aruba, a Tokyo e Los Angeles. Il Mondiale 2013 si è svolto in Italia, a Cervia. Il prossimo, quest’anno, è ancora top secret.

Sole, sabbia e salsedine: ecco le tre esse che contraddistinguono il beach tennis, disciplina che nasce alla fine degli anni ’70 in Italia, precisamente presso i Lidi di Ravenna. Si giocava in spiaggia, sui campi da beach volley, la rete era alta 2.42, le partite erano un po’ noiose: gioco tutto al volo ma con la rete troppo alta. Molte le difficoltà a marcare il punto facendo cadere la pallina nel campo avversario. Le racchette erano artigianali di legno, le palline erano quelle da tennis con cui giocava il cane, divenute un po’ sgonfie e più leggere. Nel 1996 la prima svolta, con l’intervento di Giandomenico Bellettini (presidente della Federazione mondiale di beach tennis) che mette a punto il regolamento. Cambiano le leggi che governano il gioco: la rete è posta a 170 cm da terra, il campo ridotto ha dimensioni 18 metri x 8, le palline e le racchette sono omologate ITF Stage 2, con materiali di ultima generazione. Nel 2008 viene la consacrazione della disciplina, ufficialmente riconosciuta dall’International Tennis Federation (ITF); la legittimazione del Coni, attraverso la Federtennis, è solo di quest’anno.

Muovendo dalla Riviera Romagnola il beach tennis si diffonde a nord, in particolare in Lombardia, come a sud sino alle coste pugliesi. Molte le realtà a Roma, in alcune località toscane e in Sardegna. A livello internazionale incontra moltissimo in Europa (Francia, Spagna, Germania, Bulgaria) e nelle Americhe (Brasile, America del Nord) ma anche in Australia, nelle isole francesi dell’Oceano Pacifico e in Asia Orientale.

Quel che molti non sanno è che in Italia, come altrove, si può giocare anche d’inverno. In Italia sono presenti oltre 20 strutture “indoor”, che permettono di allenarsi con il proprio insegnante o semplicemente divertirsi con gli amici in campi al coperto, con sabbia riscaldata, nel periodo ottobre-marzo.

In Emilia-Romagna, cuore pulsante del beach tennis – vi nascono sempre nuovi campioni – vi sono strutture impiegate in esclusiva durante l’inverno. Parafrasando Anton Cechov quando scrive “La gente non si accorge se è estate o inverno quando è felice” il beach tennis è una simpatica fabbrica di felicità, per tutte le stagioni.

Tra i campioni affermati a livello mondiale siamo andati a conoscere Andrea Penza, un milanese con trascorsi da tennista semi-professionista, che ha avuto la buona sorte, trovandosi a Riccione, di frequentare un primo torneo amatoriale, vinto il quale ha spiccato il volo verso il professionismo. Lo chiamano “El Cummenda” per via dell’abbigliamento non molto “casual” col quale si presentò a giocare un torneo alle Canarie.

Ascoltiamolo:

“Stavo lavorando quando il mio amico Tronci, un passato da professionista, mi reclutò per giocare un torneo in Spagna, destinazione Canarie, con partenza tre ore dopo. O prendere o lasciare. Partii così com’ero e all’arrivo gli avversari, annotata la mia giacca e cravatta, mi affibbiarono il nomignolo “Cummenda”.

Per Penza, il beach tennis (oltre ad essere uno stile di vita) è un’occasione culturale, perché girando per il mondo si ha l’opportunità di avvicinare altre mentalità e apprendere usi e costumi di Paesi lontani.

 

di Martina Caimi

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