Allacciamoli, contro l’omofobia

Lo sport è chiamato a un gesto semplice e significativo: indossare un paio di lacci color arcobaleno a sostegno della lotta contro le discriminazioni per orientamento sessuale e identità di genere

Sono stato il primo e, per ora, unico giornalista sportivo ad aver fatto coming-out nell’autunno 2008, stanco e schifato dalle dichiarazioni assurde, spesso omofobe, che arrivavano da rappresentanti del mondo sportivo. Ricordo che un ex-dirigente della Juventus, plurindagato, dichiarò che se avesse scoperto di avere un giocatore gay in squadra lo avrebbe venduto immediatamente. Roba da Medioevo, da tempi dell’Inquisizione. Come non dimenticare inoltre le parole di Marcello Lippi che diceva di non aver visto mai, in quarant’anni di calcio, un gay tra i calciatori? Mi sono sempre domandato questa gente dove abbia vissuto, se sulla Terra o su Marte.

Da lì è nata la mia battaglia per sdoganare certi stereotipi, per far capire ai tifosi, ai dirigenti, al mondo dello sport (e non) che si può essere grandi campioni ed essere omosessuali. Dov’è il problema, dov’è la notizia? Il grosso problema è che viviamo in Italia dove l’ipocrisia regna sovrana e dove l’ignoranza, i pregiudizi per qualcosa di “diverso” – perdonate la parola – incutono timore. Dopo il primo e per ora unico coming-out di una atleta, Nicole Bonamino, azzurra dell’hockey in-line, forse qualcosa si sta muovendo. La giovanissima Nicole, 22 anni appena, ha avuto il coraggio di gridare al mondo che è lesbica. Questo è successo nella prima settimana di febbraio. Poi è capitato qualcosa che avevo sempre sognato, una campagna contro l’omofobia nello sport e, soprattutto nel mondo del calcio. “Diamo un calcio all’omofobia – Chi allaccia ci mette la faccia”. È questo lo slogan che Paddy Power, insieme alle Associazioni Nazionali  Arcigay e Arcilesbica e la collaborazione della Fondazione Candido Cannavò per lo Sport ha lanciato i giorni scorsi, durante il Candido Day dedicato al compianto direttore della Gazzetta dello Sport scomparso cinque anni fa.

La nuova campagna di sensibilizzazione si rivolge a tutto il mondo dello sport con lo scopo di chiamarlo a lottare contro l’omofobia attraverso un semplice gesto, indossare un paio di lacci color arcobaleno: numerosi sportivi e sportive dei campionati di calcio, basket e pallavolo hanno ricevuto il “kit” contenente i lacci, il manifesto della campagna e l’invito formale ad allacciarli per dimostrare il proprio sostegno alla lotta contro le discriminazioni per orientamento sessuale e identità di genere. Un gesto di tutti i giorni che “ruba” pochi istanti alla frenesia della quotidianità: allacciarsi le scarpe. E in un mondo veloce, che comunica per spot, la campagna “Allacciamoli” ha pensato a uno slogan che diventa impegno e colore: “Chi allaccia ci mette la faccia”.

Per ora la faccia l’hanno messa alcuni atleti anche nella realizzazione degli spot. Davide Moscardelli, attaccante del Bologna con il suo barbone più da eremita montanaro che da calciatore, da sempre impegnato con il sociale e popolarissimo nei social network dove vanta un notevolissimo numero di follower, non ha esitato un secondo e oltre la faccia ci ha messo la barba.

Anche Gianmarco Pozzecco non si è tirato indietro e, da buon allenatore, ha convinto i suoi ragazzi del Capo d’Orlando a realizzare lo spot per combattere l’omofobia. Il Poz si è detto entusiasta dell’iniziativa anche se è perfettamente conscio che la responsabilità maggiore è delle società e di chi allena. Sono loro i primi a dover eliminare ogni forma di discriminazione, anche la più subdola.

Pozzecco ha subito allacciato anche al polso il laccetto rainbow ricordando che i tempi sono maturi per un coming-out da parte di qualche atleta: “Non ho mai avuto la fortuna di giocare con un compagno gay visibile, ma so benissimo che c’era ed è sempre stato difficilissimo per lui dirlo apertamente, non ha mai avuto il coraggio di dichiararsi pubblicamente, peccato “. Chi invece un compagno gay non solo di squadra ma addirittura di spogliatoio lo ha avuto in passato è stato il Campione Olimpionico di Canoa Antonio Rossi: “Con me si allenava un ragazzo che mi raccontò di essere gay. Da quando lo confessò diventò molto più sereno ed iniziò a rendere molto ma molto di più in barca. Penso quindi che società e dirigenti dovrebbero difendere chi si espone. Ovviamente questo dovrebbe accadere anche nella vita di tutti i giorni al di fuori dello sport”.

Sull’importantissima campagna di lotta contro l’omofobia nello sport è intervenuto anche in collegamento telefonico dalle Olimpiadi Invernali di Sochi anche il Presidente del Coni Giovanni Malagò, entusiasta dell’iniziativa. Ha sottolineato l’importanza dello sport nella lotta alle discriminazioni per orientamento sessuale ed identità di genere. Lo stesso Damiano Tommasi, Presidente dell’Assocalciatori, ha ricordato come l’orientamento sessuale dei calciatori nel 2014 non dovrebbe essere un problema. Nel caso lo fosse allo stesso Tommasi piacerebbe saperlo e capire come affrontarlo e superarlo assieme.

Certo molto, moltissimo resta da fare nel mondo sportivo italiano.
Sono sicuro che la campagna “Diamo un calcio all’omofobiaChi allaccia ci mette la faccia” sia un ottimo maglio per iniziare ad abbattere il muro dell’ipocrisia che regna in Italia non solo nel mondo dello sport. Molto dovranno fare adesso le varie istituzioni ed associazioni. I primi a rimboccarsi le maniche devono essere per forza il Coni e la Federcalcio Italiana. Mi auguro che le parole di Malagò non vengano spazzate via dal vento gelido di Sochi e mi auguro che la Figc sappia darsi una sveglia in generale sul argomento, ignorato completamente sino ad ora. Per quanto riguarda l’Assocalciatori e la Lega Calcio di Serie A, al termine del Candido Day,  ho fatto da tramite con i rispettivi rappresentanti per far si che incontrassero il Presidente di Arcigay Flavio Romani, la Presidentessa di Arcilesbica Paola Brandolini ed altri esponenti del mondo LGBT. Speriamo possa nascere qualcosa di costruttivo per cambiare un’Italia, non solo quella sportiva, ancora troppo arretrata culturalmente.

Bastino, in proposito, le parole di Nelson Mandela, recentemente scomparso: “Lo sport ha il potere di cambiare il mondo, di unire la gente, lo sport ci aiuta ad ottenere una società civile più giusta e vincente”.

Ed allora cari amici di sportivamentemag camminiamo e mostriamo a tutti i lacci arcobaleno, lanciamo il messaggio attraverso i Social, coloriamo Facebook, Instagram e Twitter: atlete e atleti, in campo e voi tifosi nella vita di tutti i giorni, contagiamoci di colori usando l’hashtag #ALLACCIAMOLI.

 di Paolo Colombo

 

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