Sochi, l’Olimpiade come pretesto

Scattano domani i Giochi più controversi degli ultimi anni, in cui lo sport è marginale. Contano le ambizioni di Putin e la sua volontà di mostrare al mondo come la Russia mantenga ordine e sicurezza in una delle regioni più turbolente e imprevedibili del mondo

Ormai ci siamo: la lunga attesa è terminata. Domani, 7 febbraio, a Sochi cominceranno le più controverse Olimpiadi degli ultimi anni, un’edizione sotto la lente dell’opinione pubblica mondiale non tanto per le aspettative sportive, quanto per il contesto politico e geopolitico nel quale i Giochi si svolgeranno, una vetrina – e al contempo un banco di prova – per Putin, il nuovo Zar. Sarebbe riduttivo riflettere su queste Olimpiadi soltanto soffermandosi su quanto accade nel villaggio degli atleti, poiché ci sono almeno cinque livelli distinti, ma sovrapposti, che contribuiranno a costruire la realtà di Sochi.

Si sa già, per esempio, che questi Giochi saranno i più costosi mai realizzati (con gli strascichi che i grandi flussi di denaro comportano); che il luogo scelto è in una regione delicata e complessa; che la Russia è in un periodo assai ambiguo riguardo alle proprie relazioni internazionali; che a Mosca non sono momenti memorabili per dissidenti politici, omosessuali e minoranze; che tutto ciò che accadrà sarà merito o demerito del Presidente, ovvero, in una parola, sarà semplicemente Putin. E poi, c’è l’aspetto sportivo: già, le gare e gli atleti

I COSTI – Quanto Putin ha definito «il più grande cantiere del mondo» è costato 50 miliardi di dollari. Per fornire un termine di paragone, per le Olimpiadi estive di Pechino e Londra sono stati spesi rispettivamente 43 e 13 miliardi di dollari, mentre a Vancouver (un confronto più diretto, trattandosi di Giochi invernali) sono stati investiti 9 miliardi di dollari. C’è da dire che, seguendo i progetti del Presidente, tutta l’area di Sochi è stata ricostruita con infrastrutture, servizi e trasporti di notevole valore, cosicché è difficile – a causa della poca trasparenza dei bilanci – comprendere come siano stati ripartiti i 50 miliardi di dollari tra impianti sportivi e pianificazione urbanistica. Tuttavia, considerato che nel 2007 era stato stimato che le spese per le Olimpiadi si sarebbero attestate attorno ai 12 miliardi di dollari, sulla cifra finale, incrementata di oltre il 400% rispetto alle previsioni, gravano forti dubbi circa sprechi e malversazioni: Kasper, esponente del CIO, è convinto che circa un terzo del denaro sia scomparso, finito nelle mani di oligarchi vicini a Putin sia politicamente, sia per amicizia.

L’ALLARME TERRORISMO – Non è un mistero che in molti abbiano espresso perplessità sull’organizzazione di Olimpiadi nel Caucaso, una martoriata regione nella quale indipendentismo e terrorismo islamista agiscono costantemente, portando lo scontro anche nel resto della Russia. Nelle settimane scorse, il Paese ha subito vari attentati che sono stati rivendicati dai secessionisti ceceni come un’anticipazione di quanto potrebbe accadere durante i Giochi. Negli anni, Mosca ha dovuto fronteggiare un cambiamento nel terrorismo caucasico, divenuto ormai spesso frammentato e basato sulle azioni di singoli attentatori (come nel caso del fenomeno delle cosiddette “vedove”), capaci di colpire obiettivi di ridotte dimensioni.

La Russia ha cominciato a premunirsi contro il rischio di azioni a Sochi sia con un inasprimento dell’ordinamento antiterrorismo, sia con un vero e proprio trinceramento dell’area tramite un “Anello d’acciaio”: 1.500 kmq di sicurezza sorvegliati da 70mila tra soldati e poliziotti, con droni, postazioni anti-missile, rilevatori terrestri, migliaia di telecamere, unità navali nucleari lungo la costa, interdizione aerea, un’armata al confine con la Georgia e uno stringente sistema per la sorveglianza di abitanti, atleti e visitatori.

IL RITORNO DELLA RUSSIA – Oltretutto, a livello internazionale la Russia sta tentando di affermare nuovamente la propria presenza consistente nel sistema delle relazioni, come dimostrano il braccio di ferro tra Mosca e Bruxelles/Washington in Ucraina, la pressione sui Paesi centroasiatici e la penetrazione in Medio Oriente verso Turchia ed Egitto. Situazione analoga in Siria, dove Putin ha tenuto fermo il rifiuto all’intervento armato, sostenendo Assad e favorendo la distruzione dell’arsenale chimico di Damasco.

È evidente, tuttavia, che tra Russia e Stati Uniti i rapporti siano freddi come non mai da vent’anni: la grande assenza di Obama alla cerimonia di apertura, formalmente dovuta alle leggi contro gli omosessuali in Russia, è segno dell’attrito tra i due Paesi, ma al contempo strumentale per il Presidente americano al fine di guadagnare consensi tra l’opinione liberal. Il tema della violazione dei diritti civili, comunque, è all’ordine del giorno in Russia, a cominciare dal contrasto alla “propaganda omossessuale” disposta da Putin con apposite norme nel 2013, fino al clima di odio e violenza che si sta diffondendo verso identità di genere considerate “non-tradizionali”, con continue denunce a testimonianza delle campagne di brutalità e persecuzione contro gay, lesbiche, bisessuali e transessuali.

UN EVENTO DELLA LISTA – Le Olimpiadi di Sochi, però, non sono fini a se stesse: rientrano, infatti, in una serie di grandi eventi che mira a porre la Russia sul palcoscenico internazionale per il quinquennio in corso. Dal 2013 al 2018, il Paese si è aggiudicato l’organizzazione delle Universiadi e dei Mondiali di atletica (2013), delle Olimpiadi invernali, dei Mondiali di nuoto (2015) e di hockey (2016), della Coppa del Mondo di calcio (2018) e, conseguentemente, della Confederations Cup del 2017, senza dimenticare che a fine 2014, proprio a Sochi, si potrebbe correre un Gran Premio di Formula 1.

LA GEOPOLITICA A SOCHI – Le Olimpiadi di Sochi saranno quindi un grande banco di prova per la Russia, ma soprattutto per il presidente Putin, artefice delle recenti sorti di Mosca: i Giochi che stanno per essere inaugurati saranno una vetrina della capacità russa di mantenere ordine e sicurezza in una delle regioni più turbolente e imprevedibili del mondo, nonché un’occasione per mostrare all’opinione pubblica internazionale in che modo le autorità della Federazione possano plasmare un territorio secondo precise direttrici e senza alcun vincolo se non la propria volontà, un potere finora riconosciuto in particolare alla Cina. In sostanza, queste Olimpiadi – con buona pace dello spirito competitivo e dei princìpi della tregua in occasione dei Giochi – vedranno l’aspetto sportivo come un avvenimento collaterale a uno dei maggiori eventi politici dell’anno. In sostanza: «Dal 7 al 23 febbraio la geopolitica dominerà a Sochi. In corso anche le Olimpiadi invernali».

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