Quel selvatico dell’Arzeni

Il mondo del ciclismo annota soggetti particolari, un po’ fuori schema. Tra questi uno che sa parecchio di ciclocross e cresce molti giovani di talento. Conosciamolo da vicino

Primo dato, da non scordare: Davide Arzeni è l’allenatore della S.C. Cadrezzate-Verso l’Iride-Guerciotti, campione d’Italia per società di ciclocross. Secondo dato, che va a braccetto col primo: Arzeni é un selvatico. “Sono arrabbiato” dice all’allenamento del giovedì. E conferma, “sono arrabbiato” dopo la gara della domenica. “Ciao come stai?” ti chiama il lunedì dopo, cominciando una bella chiacchierata. Un po’ come Mourinho, se Mourinho allenasse i ragazzini. Un selvatico che vince: maglia tricolore con Allegra Arzuffi, Loris Conca e Lorenzo Calloni. Maglia rosa del Giro d’Italia con Moreno Pellizzon, per rimanere solo a quest’anno. Poi Stefano Sala, Alessandro Covi, Valentina Iaccheri, Silvia Pollicini e Chiara Galimberti, che hanno già vinto e ancora vinceranno. E Alice Arzuffi, tricolore con la maglia Guerciotti (di cui la Cadrezzate è “la cantera”) ma allenata da Arzeni.

“Ho il ciclismo nel sangue” dice seduto di traverso alla presentazione del Trofeo Guerciotti, infischiandosene bellamente di chi lo chiama per le foto ricordo di un’atra stagione vincente. “Già da piccolo guardavo le gare alla tv assieme a mio padre, grande appassionato come mio zio, Giancarlo Bassani, maestro dello sport”. A metà dei suoi quarant’anni, ragioniere che usa l’istinto ma pratica la multidisciplinarietà, Arzeni ha capito che che il suo destino era il ciclismo, ma non per sé: “Ho fatto una gara e non l’ho nemmeno finita, ho staccato il numero e via. Però da allenatore ho vinto subito, con Ivan Macchi e Michele Esposito esordienti di primo e secondo anno del Velo Club Sommese. Poi dal 2002 la Solbiatese fino al 2008″.

Lì Arzeni ha capito che il ciclocross era la sua gioia ma che le regole del ciclismo erano la sua pena, perlomeno certe regole. “Allora ho fondato una mia società ciclistica, a Cadrezzate, con l’amico di sempre Gianluca Graglia: 20 bambini dai 6 agli 11 anni, insegniamo ad andare in bici; e poi undici atleti tra esordienti e junior”. Roba da vivere seduti comodamente al bar, in una tavolata in pizzeria, in due automobili per andare alle gare. A dargli una mano Angelo Galimberti, meccanico – in una parola tanto lavoro – e Paolo Ratti, Team Manager, fornitore dell’abbigliamento sportivo, fotografo e tante altre cose che nella tribù nomade del ciclocross é meglio saper fare. Anche perché Arzeni ai traguardi non c’è mai, ma nemmeno alle partenze.

Lui é da qualche parte in mezzo al fango per seguire, sostenere, spingere – ma col cuore – i suoi ragazzi, a piedi oppure in bici, anche lui. Loro lo chiamano “il capo”, che non ha nulla di gerarchico ma che piuttosto somiglia al “mio capitano”, de L’attimo fuggente. Un professore di una classe sempre in gita, Peter Pan nell’isola che c’è, e che dovrebbe esserci in tutti i gruppi sportivi fatti per ragazzini, che vincono ma che soprattutto si divertono. “Mi piace molto quello che faccio e vorrei fare solo questo. Vorrei che fosse il mio lavoro”. E se agli adulti risulta un po’ selvatico, meglio.

Leggi anche:

Cassano all’Inter, deja vu
Rincorrendo Zeman
CARTOLINE DAL 2012 - Tania e un abbraccio forte
www.pdf24.org    Invia l'articolo in formato PDF   
Commenta: