Il fuorigioco? Sempre antipatico

Anche per calcio e sesso nulla cambia. Le risposte che lo scrittore Luciano Bianciardi dava ai quesiti dei lettori del Guerin Sportivo negli anni 70 valgono ancora oggi. Ve le proponiamo attualizzate

In una giornata fredda, piovosa, umida, monotona e insignificante me ne sto in casa e decido di iniziare la lettura del libro che mia figlia mi ha regalato a Natale. Il titolo è “Il fuorigioco mi sta antipatico” di Luciano Bianciardi, tratta di “calcio, politici e intellettuali nell’Italia tra il boom economico e gli anni di piombo”. Inizio quasi annoiato la lettura, poi succede qualcosa di straordinario, dopo due ore non riesco a staccarmi da quel libro. In effetti è solo una semplice e fedele trascrizione di lettere che Bianciardi riceveva nella sua rubrica di posta del Guerin Sportivo, ma le sue risposte, attraverso le quali lancia messaggi rivoluzionari e inviti all’azione, sono di una efficacia incredibile, così taglienti e allo stesso tempo tanto intelligenti, esaurienti, divertenti. In queste risposte si riesce a percepire la sua speranza in qualcosa che possa appartenere a tutti: “Io sono anarchico, nel senso che auspico una società basata sul consenso e non sull’autorità. Certi amici mi dicono: ma tu vuoi la luna! E io rispondo di si; voglio questa luna, non quella degli astronauti. Quella di Leopardi, come luna, grazie al cielo già ce l’ho”. 

 

Dalle tante risposte viene fuori  la sua vera Utopia, magari vecchia e nuova allo stesso tempo: “Una società senza vinti e vincitori, senza potenti e senza deboli, senza guardie e ladri, senza chi interroga e chi deve rispondere, senza chi sa e chi deve imparare, senza chi comanda e chi deve ubbidire, senza il comune senso del pudore; una società dove tutti imparano da tutti, dove il vero intellettuale è quello militante, quello che esce dagli istituti e va a scovare la cultura dove essa è, anche tra gli umili e gli inascoltati”. Non le conto, ma le lettere sono centinaia e le battute infinite, mi coinvolgono e mi affascinano, forse il suo messaggio appare troppo complicato per essere assorbito in quei primi anni Settanta, allora mi chiedo: perché datare personaggi e fatti quando questi sembrano appartenere a tutte le epoche dell’esistenza dell’uomo? Bianciardi appare maledettamente attuale ed è indispensabile pensare che possa essere ancora qui con il suo  spirito libero e irriverente, quello spirito che gli faceva e fa dire ciò che va detto. Ci aveva avvertiti sui pericoli  che correvamo e dove la nostra società si stava dirigendo, ce lo dice dalla tribuna del Guerin Sportivo dalla quale può permettersi ogni libertà, confidarci come la pensa e lanciare i suoi messaggi rivoluzionari.

 

Perché non scrivergli ancora? Vorrà rispondere? Io credo di si, quantomeno lo spero. Cominciamo così, come faceva la maggior parte dei lettori del Guerino: egregio signor  Bianciardi…

 

La showgirl Melissa Satta, ex fidanzata storica di Bobo Vieri, ha confessato in una intervista a Vanity Fair di far sesso 7/10 volte a settimana con il suo boyfriend Kevin Prince Boateng. Lei crede che il sesso faccia così male a chi pratica sport  agonistico?

 

Nel 1970 una lettrice del Guerin Sportivo, Maria Luisa Zanasi di Salerno mi poneva più o meno la stessa domanda informandomi che Robert Walker, psicologo americano, e il celebre sessuologo William Master, avevano dichiarato alla rivista Behaviour Today quanto segue: “Da un punto di vista fisiologico non vi è alcuna ragione per la quale uno sportivo dovrebbe astenersi dal fare all’amore nella settimana antecedente la gara. Anzi, il fare all’amore, migliora la prestazione sportiva”. Secondo me hanno ragione i due studiosi americani. E ha ragione da sempre il buon senso. Perché il rapporto amoroso dovrebbe turbare il rendimento di un atleta? Gli uomini sono fatti per congiungersi tra di loro, non le pare? Certo, se un atleta viene costretto in ritiro forzato, e avverte, per dirla alla Boccaccio, la “resurrezione della carne”, e non ha modo di porre rimedio a detta resurrezione “cacciando il diavolo all’inferno” – sempre Boccaccio che parla – allora veramente si turba, fa carte false, si arrampica su per i tetti, pur di giacere con la donna che desidera. Questo si che fa male. Sull’argomento una volta ho bisticciato in tribuna stampa col mio direttore Gianni Brera, spaventando i colleghi per la furia del nostro dissentire. Brera, rammento, perse il filo della partita e dovette farsela raccontare da Ghirelli. No, l’amore non debilita nessuno. È la castità che debilita. Se fosse vero quello che dice Brera, allora perché non mandiamo in campo una squadra di frati trappisti?

 

I calciatori che godono di un appannaggio pari o superiore ad un sovrano, hanno proclamato e fatto sciopero nella prima giornata  mentre l’intero paese affrontava  una crisi dalle dimensioni enormi. Le sembra giusto?

 

Anche questa domanda non mi è nuova, me la fece Raffaele Solmi di Rubiera sempre nel lontano 1970. Bene, i calciatori italiani (bada bene, non tutti) incassano in un mese più di quello che un professore di liceo incassa in una vita, sono celebri e festeggiati. D’accordo. Ma anche Spartaco guadagnava così, eppure fece la rivoluzione. Un gladiatore era strapagato, rammentalo, ma non era un uomo. Era un oggetto, un animale che si poteva vendere e comprare. Lo stesso vale per i calciatori: le società possono venderli – ora con il loro assenso – comprarli, licenziarli, e strapagarli secondo il capriccio del momento. La logica di questa società vuole che sia meglio pagato il più desiderato. È giusto che le passeggiatrici o escort come le chiamate adesso, guadagnino più di mia moglie? La mia proposta sarebbe una cooperativa di produzione dello spettacolo calcistico.  Del Piero, Totti ecc. diventino presidenti, capitani e allenatori delle rispettive società, amministrino i guadagni e si dividano gli utili. Il caos finirebbe qui. E ne comincerebbe di sicuro un altro.

 

Diceva Indro Montanelli: “la nostra classe politica è una casta chiusa, senza ricambio. La corruzione dilaga. Come onestà privata andiamo peggio del Medio Oriente” . Oggi è tanto diverso?

 

Indro Montanelli aveva ragione. La nostra classe politica era ed è una casta chiusa. Ma la colpa è nostra, dovremmo rompere la casta. Il Medio Oriente? E no, là le cose vanno peggio. Cosa fare quindi? Dovremmo riaprire il fuoco!

 

Le passo ora una mail di sir Alex Ferguson, l’avverto non è affatto d’accordo con lei sulla questione:  tecnologia sul campo. Non la traduco in italiano, conosciamo tutti la sua grande competenza in inglese.

 

Dear mister Bianciardi, I know you disagree with me about  the introduction of technology on the pitch. My thoughts were with Giovanni Trapattoni  four years ago, when Robbie Keane leveled the World Cup play-off tie before Henry’s controversial handball set up William Gallas  for the winner in extra time. Giovanni prepared a team that put in an absolutely magnificent performance. You couldn’t ask for better from a coach, he deserved to win, but it was taken away from him. Then I call on FIFA to introduce technology to cut out every refereeing blunder. Technology can play a part and can help referees in a situation like two years ago in France. The stance is that they prefer human decision- making rather than technology decision-making. Alex Ferguson

 

Sir Alex, sono dispiaciuto moltissimo per l’ingiusta esclusione dell’Irlanda del caro Giovanni Trapattoni dall’ultima Coppa del Mondo per colpa di un arbitro che non ha visto la mano assassina di Henry ma io, come quarant’anni fa, sono convinto che il calcio appartenga all’essere umano con tutte le sue certezze e debolezze. Lei dice tecnologia in campo perché essa sarebbe un arbitro obiettivo. Ebbene niente al mondo è obiettivo, nemmeno l’obiettivo della macchina fotografica. Sono però convinto dell’importanza della tecnologia come strumento di informazione e gli arbitri non debbono dolersi e reclamare se essa denuncia un loro errore. Quarant’anni fa la moviola fu oggetto continuo di discussione, c’era chi diceva che il suo uso massiccio nelle trasmissioni televisive metteva alla gogna gli errori dell’arbitro quindi doveva essere abolita. Non sono d’accordo;  e non sono d’accordo nemmeno con chi come lei la vorrebbe in campo come supporto dell’arbitro. Ricordo e lo ricorda certamente anche lei,  che il gol decisivo dell’Inghilterra contro la Germania, ai mondiali britannici del 1966,secondo la moviola non era valido. Secondo me, che stavo sul campo, lo era. E così decisero guardalinee e arbitro. La moviola non è un mezzo davvero obiettivo per giudicare una partita di calcio e poi io credo che l’uso di tale mezzo sarebbe quanto mai imbarazzante.  Anche dopo il gol di Muntari non concesso in Milan-Juventus, io ribadisco il mio no, le partite le devono arbitrare gli arbitri non i mezzi audiovisivi. Stia bene.

 

Le rifaccio la domanda che le fece sempre in quegli anni  Bruno Raschi “..come dissacratore e dunque quale dannato, quale girone dell’inferno sceglierebbe? Quello di Ciacco, di Pier delle Vigne, o di Farinata? Dal che lei vede quanto la stimi e la ritenga degno di un aldilà importante”.

 

Bene, ricordo che risposi che sicuramente avrei scelto l’inferno se avessi creduto nell’aldilà dantesco. Una bolgia possibilmente calda, per esempio quella degli eretici. Sarei stato anche tentato di finire tra i lussuriosi, con tutte le donne di facili costumi che vi si trovano, anche se da quelle parti pare tiri il vento.  E si immagina, l’opposto, la noia del paradiso, sempre in camicia da notte lunga fino ai piedi, con la candela in mano, a cantare le lodi del Signore? Dissi ancora:” Vorrei proprio andare all’inferno, anche per conoscere un signore che mi è molto simpatico, un francese chiamato Voltaire”. Voltaire l’ho incontrato davvero, ma non era l’inferno, è dove mi trovo adesso  senza capi e gerarchie, dove ognuno fa quello che vuole senza dar fastidio agli altri. Qui non ci sono servi sciocchi ne padroni più sciocchi dei servi stessi.  Non so come si chiama questo posto, oh si, ognuno lo chiama come vuole e io mi ci trovo bene. 

 

Può farmi un elenco delle cose che cancellerebbe  se ne avesse la possibilità?

 

1- Sono per la soppressione immediata del matrimonio e di ogni altro istituto di convalida legale dei sentimenti umani. L’amore coniugale, certo è un dovere, fino a che i coniugi lo sentono come un dovere e come un amore. Quando l’amore non c’è più, il dovere è quello di andare ognuno per la propria strada.

2- Se fossi un giovane universitario eviterei di occupare le università in quanto azione velleitaria, snobistica, inutile e perfino dannosa, meglio concentrarsi sull’occupazione dei veri centri di potere come banche e televisione.

3- Mai più guerre, non ci sono guerre giuste ne guerre per la democrazia, la guerra va rifiutata in modo incondizionato.

4- Abolirei lotto, superenalotto, totip, tutte le lotterie e i vostri gratta e vinci. Gli italiani spendono, ogni anno, migliaia di miliardi per rincorrere la fortuna e la ricchezza, molta povera gente si rovina nell’illusione di risolvere i suoi problemi economici. È morale la condotta dei nostri governanti che consentono che l’Italia sia trasformata in una gigantesca  bisca per sottosviluppati? Nell’Italietta dell’Ottocento il gioco del Lotto si chiamava tassa sugli imbecilli. Ora di queste tasse ce ne sono a decine. Vuol dire che la imbecillaggine nazionale si è decuplicata.

5- Tutte le mafie del mondo andrebbero eliminate. La mafia non è un’invenzione siciliana, calabrese o napoletana, esiste dappertutto.  In ogni parte del globo, quando sia in gioco un affare di miliardi, nascono le mafie. E’ un modo che taluni gruppi usano per conquistare certi privilegi o per difendere quelli che hanno. Dove si muove il quattrino, là si muove la mafia.

6- Cancellerei il fuorigioco. Il fuorigioco mi stava e mi sta ancora antipatico, come tutte le regole che limitano la libertà di movimento e di parcheggio. Vorrei che fosse abolito, anche per rendere meno monotono il gioco e gli schemi che gli allenatori definiscono tattici. Il mio amico Campanati, capo degli arbitri più di quarant’anni fa  mi disse che erano state giocate partite sperimentali, senza fuorigioco, ma i risultati della prova erano stati del tutto negativi. Secondo Campanati, senza fuorigioco non si potrebbe giocare perché cinque o sei giocatori stazionerebbero per novanta minuti nell’area del portiere. Forse aveva ragione lui. Ma è triste che a questo mondo non si possa far nulla senza leggi restrittive della libertà e dell’estro.

 

La ringrazio signor Bianciardi, non dimenticherò facilmente questo breve contatto epistolare. Ero un giovane universitario quando la leggevo sul Guerin e il suo modo di rispondere a tutte quelle lettere mi sorprendeva sempre. Allora leggevo solo quelle che parlavano di calcio, le altre le saltavo, non mi interessavano. Ora nel rileggerle tutte, anche quelle che non parlano di calcio, capisco che avrei dovuto leggere principalmente queste ultime.

 

Mi perdoni, ma lei chi era veramente? Forse Il suo ex direttore Gianni Brera aveva capito  tutto e la cosa non le garberà, ne sono certo:  ”Luciano aveva un animo dolce e spesso indifeso, talchè il cinismo non era in lui che una finzione, una sorta di schermo dietro al  quale si consumava in una sensibilità quasi morbosa”.

 

 

 

P.S Le risposte di Luciano Bianciardi in questo articolo sono una trascrizione quasi fedele di quanto riportato nel libro “Il fuorigioco mi sta antipatico” curato da Ettore Bianciardi, suo primogenito. L’intervista di Sir Alex Ferguson è l’elaborazione di un articolo di The Sun.

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