Il calcio in bianco&nero

Se n’è andato anche Eusebio, uno dei miti degli anni Sessanta in cui i cromatismi - grazie alla tv povera ma bella - erano essenziali: il bianco era il Real Madrid, il nero (colored) era quasi sempre lui

Con la sua morte se ne va un pezzo della storia del calcio, quello degli anni Sessanta, della tv in bianco&nero, felice anche nei contrasti cromatici, essenziali: il bianco era il Real Madrid, il nero era lui, Eusebio da Silva Ferreira, per tutti soltanto Eusebio., la Pantera nera o la Perla Nera del Benfica. Un calcio che è quasi preistoria, quello della Coppa dei Campioni con una sola squadra per nazione, e di club che incarnavano per davvero un intero Paese. Il Real Madrid era la Spagna, il Benfica il Portogallo.

Eusebio è stato l’idolo del Benfica e di tutti i lusitani che ne ammirano le gesta e i molti gol, segnati in maniera inconfondibile, con guizzi perentori, sempre felini. Ne realizzo 572 in carriera, quasi un gol a partita, negli anni in cui con la maglia delle “aquile” di Lisbona vinse secondo meriti, sia a livello di club sia a titolo personale. Non poterono negargli il Pallone d’oro e per due volte la Scarpa d’oro e fu il primo giocatore colored degno di quei riconoscimenti. Fu anche il primo che, a fine carriera, a metà degli anni Settanta, credette alla possibilità di colonizzare al calcio gli Stati Uniti. Nella nascente lega americana, la NASL, vinse un titolo con i Toronto Metros.

 

Figlio del colonialismo, Eusebio è stato un mix di potenza, eleganza e tecnica.

 

Ancora a Lisbona raccontano, con dovizia di particolari, la volta in cui il Benfica ebbe ragione, nella finale di Coppa Campioni, del divino Real Madrid di Puskas e Di Stefano. Epico quel match del 2 maggio 1962 ad Amsterdam, con i bianchi in vantaggio subito di due gol (Puskas), ripresi in dieci minuti dai lusitani, ancora sotto grazie a Puskas alla fine del primo tempo. La svolta nella ripresa: al 61’ pareggio di Coluna poi toccò a Eusebio l’onore di una doppietta, prima su calcio di punizione poi su rigore, che chiuse la partita: 5-3 per uno spettacolo indimenticabile.

 

Molti di quei tifosi hanno affollato lunedì scorso l’Estadio da Luz, la “tana” del Benfica, per un commovente giro di campo del carro funebre con la salma del loro mitico numero 10 e hanno riempito di sciarpe e bandiere la statua davanti allo stadio lisboneta, la “Catedral”, eretta in onore proprio del ragazzo nato in Mozambico da genitori originari dell’Angola.

 

Come capita solo ai grandi di ogni Paese ll governo portoghese ha indetto tre giorni di lutto. Il minimo, per non dimenticare.

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