Penelope al posto di Ulisse

Una piacevole sorpresa il libro in cui Susanne Beyer racconta la sua Mini Transat 2011 in un caleidoscopio di emozioni: meraviglia e paura, esaltazione e sconforto, commozione e ironia. Tutte sue

“Non voglio dimenticare nulla di questi istanti, dei giorni passati, di questa voglia di oceano, di umanità e di avventura. Ognuno porta con sé il proprio obiettivo, chi la vittoria, chi la sfida. Io non ho nulla di preciso in mente.

È una regata, quindi farò al meglio delle mie possibilità; non è certamente una sfida, perché con l’oceano sarebbe già persa a tavolino.

Lo spirito sportivo si fonde con la ricerca di una bella esperienza umana.

Credo che starò bene con me stessa! Dopo tanti mesi di corse e affanni, oggi mi sento incredibilmente leggera.

Non ci sarà mai una giornata uguale a questa”.

Così Susanne Beyer nelle annotazioni d’esordio del suo diario di bordo in cui ha fissato le prime sensazioni lasciando il porto di La Rochelle. Poco in confronto alle mille emozioni che connotano il suo “La scia di Penelope”, un campionario di gioie e dolori legati alla grande avventura della Mini Transat 2011 che la velista ligure ha concluso al 23° posto, prima tra gli italiani e seconda donna in assoluto.

Un risultato sorprendente perché Susanna era al debutto in una traversata atlantica in solitario e quell’edizione, in particolare, è stata scandita da una tragedia in avvio: Jean Marc, un concorrente francese è scomparso in mare poco prima del via della Mini Tranasat, mentre stava raggiungendo La Rochelle. A seguire i ritiri, copiosissimi, come non era mai capitato in precedenza, per la durezza delle condizioni della navigazione. Susanne per prima ha dovuto affrontare situazioni faticosissime: la rottura dell’autopilota l’ha costretta a timonare manualmente per gran parte della traversata e a ridurre drasticamente i tempi di riposo.

È un’avventura, quella in Atlantico di Susanne, che muove dai suoi primi vagiti in Liguria, di fronte al mare di Zoagli dov’è nata 35 anni fa. Un’idea che prende consistenza dal 2006, quando la Beyer comincia a ragionare di una “simpatica follia” che trova progressivamente compimento, in assenza di mezzi, ma facendo il passo secondo la gamba.

Come mai una barca di nome Penelope? Perché per una volta Penelope lascia a casa Ulisse con l’eterna tela e prende lei stessa il largo. Va lei alla guerra.

Una storia di cocciutaggine e di ottimismo che le difficoltà non hanno mai fiaccato. Le avventure in Atlantico di Susanne sono un compendio di tenacia e vitalità in cui si allineano, con opportuna discrezione, le emozioni di ogni giorno: la meraviglia e la paura, l’esaltazione e lo sconforto, la commozione e l’ironia ci fanno compagnia lungo l’intero libro.

Poi, genere di conforto per Susanne utilissimo, la musica che scandisce l’umore della Beyer in ogni fase dell’impresa.

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Susanne Beyer – La scia di Penelope (Edizioni Nutrimenti mare, 174 pagg. 16,00 euro)

 

Visto che quasi nessuno riconosce i molti meriti di un lavoro in équipe, questo lo staff che si è adoprato per il libro:

 

Riccardo Trani lo ha curato redazionalmente

Emmanuela Nese lo ha impaginato

Ada Carpi ne è stata l’art director

Luigi Scaffidi si è occupato dell’Ufficio Stampa

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