Gli 80 anni dell’Imperatore

Rik Van Looy, l’imperatore di Herentals, è stato l’unico ciclista che abbia vinto tutte le grandi classiche internazionali. Persino Eddy Merckx ne ha mancata una, la Parigi-Tours gli è sempre sfuggita

Sarebbe interessante scrivere un libro sugli appellativi affibbiati ai grandi campioni dello sport, in modo particolare al ciclismo, dove abbondano nomi di animali e titoli regali. Leoni, tassi, aquile, aironi, pulci si alternano a re, principi e principini e naturalmente imperatori. Rik Van Looy, l’imperatore di Herentals gira la boa degli 80 anni. Una bella età. Per distinguerlo dall’altro Rik, Van Steenbergen, più anziano di lui di otto anni, i belgi avevano aggiunto al nome anche l’ordinatore II, in quanto secondo cronologicamente, non certo per capacità e bravura.

Van Looy è l’unico ciclista della storia ad aver vinto tutte le grandi classiche internazionali. Merckx il cannibale ne ha mancata una, la Parigi-Tours. Statistiche a parte, il grande Rik non è stato soltanto un irresistibile velocista ma anche un buon corridore da corse a tappe. Lo dimostrano i piazzamenti al Giro (7° nel 1961), al Tour (10° nel ’63) e alla Vuelta (2 volte 3° nel ’59 e ’65).

Il piccolo Hendrik non ci mette molto a diventare un campione. In sella a una bici che è il doppio di lui e pesa 15 chili, ogni mattina va a distribuire il latte nel vicinato. La gente lo vede sfrecciare su tutte le strade e qualcuno gli suggerisce di tentare l’avventura su due ruote.

Da dilettante vince parecchio e all’età di 20 anni è pronto per compiere il grande salto. Nel 1953 ha già la licenza di professionista e al Giro del 1955, il terzo vinto da Fiorenzo Magni, lo troviamo in maglia Girardengo-Eldorado. L’anno dopo vincerà la Parigi-Bruxelles e la Gand-Wevelgem (che rivincerà nel’57), anno in cui verrà ingaggiato dalla Faema, allestita dall’italo argentino Ernesto Valente, sotto la guida esperta di Learco Guerra.

Una grande squadra, che più tardi avrà come capitano assoluto Eddy Merckx. Con Rik ci sono anche due grandi scalatori: il lussemburghese Charly Gaul e l’iberico Federico Martin Bahamontes. Sarà lui stesso a scegliersi i gregari. Sono gli anni d’oro di Van Looy a giusto titolo chiamato l’imperatore di Herentals.

Nel ’60 e ’61 centra i due Mondiali su strada. Addirittura nel ’63 ha la possibilità di fare tris. Ha la vittoria in tasca, ma agli ultimi metri il connazionale Benoni Beheyt decide di prendersi gioco del suo capitano. Gli dà una gran manata e lo supera di slancio. Pagherà a caro prezzo questo suo tradimento.

Ho visto e rivisto il vecchio Rik passare su e giù dal circuito dei Tre Monti, a Imola, in occasione del mondiale su strada 1968, stravinto da Vittorio Adorni. Faceva parte, fin dal primo mattino, del drappello dei fuggitivi. Era nata un’altra rivalità: quella col più giovane Eddy Merckx.

Rik abbandona l’attività agonistica nel 1970, in pieno merckxismo e per alcune stagioni lo vedremo a bordo dell’ammiraglia. Poi scompare di scena per dedicarsi al calcio, come presidente dell’Herentals. Fonderà una scuola per giovani ciclisti. Auguri, caro vecchio Rik!

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