Argentin, quasi Monsieur Liegi

Solo quattro vittorie nella Doyenne, mentre Merckx è arrivato a cinque successi. In compenso Moreno, uno straordinario finisseur, ha saputo vincere, nelle gare in linea, tutto quanto c’era in palio

Auguri di buon compleanno a Moreno Argentin. E’ nato il 17 dicembre 1960 a San Donà di Piave. Se non ci fosse stato di mezzo il solito asso pigliatutto, certo Eddy Merckx (5 vittorie, record assoluto), Moreno Argentin avrebbe meritato l’appellativo di Monsieur Liegi, avendo vinto ben quattro edizioni della classica monumento Liegi-Bastogne-Liegi.

Un grande finisseur, un corridore intelligente, un autentico campione di corse da un giorno. Sapeva interpretare al meglio anche una corsa a tappe come il Giro, magari indossando la maglia rosa per i primi 10 giorni. Poi, quando la corsa si faceva dura e arrivavano le grandi salite, Argentin non riusciva ad essere protagonista fino in fondo.

Soltanto al Giro dell’84, quello vinto da Francesco Moser su Laurent Fignon, Moreno seppe inserirsi bene nella lotta conclusiva, meritando il terzo posto sul podio.

Sempre riferendosi al Giro, 10 anni dopo, contribuì alla vittoria del russo Eugenj Berzin suo compagno di squadra. Terminata la corsa rosa, però, annunciò il suo abbandono definitivo.

In 15 anni di professionismo ha vinto tanto, ha vinto il giusto. Soprattutto le corse di un giorno che contano: oltre alle quattro Liegi, tre Freccia Vallone, un Lombardia, un Giro delle Fiandre. E soprattutto il Mondiale su strada, a Colorado Springs. Anno 1986. Una maglia iridata meritatissima. E un finale mozzafiato, con il francese Mottet che gli si era incollato alla ruota.

Un atleta, Moreno, che non ha mai avuto peli sulla lingua e che, una volta terminata la carriera agonistica, si è messo in gioco per difendere la categoria. Ha sempre avuto un gran fiuto e una perfetta scelta di tempo. Lo ricordo in qualche finale di tappa. Bastava che il gruppo rifiatasse un attimo, si rilassasse per una frazione di secondo ed era fatta. Moreno schizzava via come una freccia e non lo prendevi più.

Ricordo un finale di tappa a Todi, al Giro. Rampa finale. Argentin che scatta e Saronni, scaltrissimo, che si infila in un pertugio e lo brucia. Di pochissimo. Non se l’aspettava davvero. Lui e il Beppe, due grandi interpreti dei finali di corsa. Moreno ti anticipava, quando meno te lo aspettavi, Beppe invece sapeva uscire allo scoperto al momento opportuno, insinuandosi in qualsiasi strettoia, e ti fregava. La pista, in questo, è stata maestra per entrambi i nostri campioni.

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