Bosnia-Erzegovina, finalmente

Diciotto anni dopo la nascita ufficiale, conclusasi la guerra civile che ha dilaniato la Jugoslavia, la Nazionale di calcio si è qualificata per la prima volta al Mondiale e il 15 giugno debutterà al Maracana di Rio

Il 15 giugno prossimo alle 19 (ora di Rio de Janeiro) per la Bosnia-Erzegovina sarà un giorno particolare: la Nazionale allenata da Safet Susic debutterà al Mondiale di calcio affrontando una delle favorite per la vittoria finale, l’Argentina di Lionel Messi. Il sorteggio di venerdì scorso ha posizionato i biancoblù nel girone F con Nigeria e Iran, oltre alla albiceleste testa di serie. Un sorteggio tutto sommato positivo, tenuto conto che altri gironi sono molto più impegnativi (basta quello dell’Italia per rendersene conto).

 

La Nazionale ex jugoslava è l’unica debuttante di questo campionato, ottantaduesima in ordine di apparizione al Mondiale, che si disputerà in Braile per la ventesima volta.

 

Un traguardo quasi inimmaginabile, ma tanto sperato da un’intero Paese e da un popolo “nato” solo nel 1995 pochi giorni dopo la sigla degli accordi di Dayton, che posero fine alla fratricida guerra jugoslava. Dalla dissoluzione della Jugoslavia – a parte Montenegro e Macedonia – al secondo evento sportivo più seguito a livello globale hanno concorso le altre ex repubbliche federative ma si sono qualificate per il Brasile solo la Bosnia e la Croazia, qualificatasi dopo i playoff contro l’Islanda. Per le altre ex “sorelle”, l’appuntamento è rinviato alle qualificazioni per Russia 2018.

 

Ecco i “dragoni” vincitori del loro girone, al secondo posto la Grecia che ha dovuto sudarsi la qualificazione attraverso i playoff superando la Romania. I playoff erano stati il muro contro cui la Bosnia aveva sbattuto sia per la qualificazione a SudAfrica 2010 che a Polonia-Ucraina 2012. In entrambi i casi il Portogallo di Cristiano Ronaldo aveva posto fine alle loro speranze.

 

Questa volta il destino ha strizzato l’occhio a Miralem Pjanic e compagni: 25 punti conquistati su 30 disponibili, 30 gol realizzati e solo sei subiti, Edin Dzeko capocannoniere; il Portogallo a sudarsi la qualificazione attraverso i playoff. I lusitani si sono qualificati ai danni della Svezia di Ibrahimovic.

 

La qualificazione della Bosnia-Erzegovina non è casuale, ma riflette una particolarità: tutti i giocatori convocati giocano all’estero, i più forti nei principali campionati europei dove ogni anno disputano partite di Champion’s League o Europa League; nel frattempo nel Paese si sta sviluppando una nidiata di talenti che sta unificando, sotto la bandiera del calcio, uno Stato diviso in tre parti.

 

I prodotti della “cantera” di quella fetta dei Balcani sono Edin Dzeko, bomber del Manchester City e già sui taccuini dei principali ds europei da alcuni anni, Miralem Pjanic, centrocampista della Roma che a 23 anni sembra dimostrarne molti di più per la sua personalità in campo, e Vedad Ibisevic, l’autore dello storico gol-qualificazione di Kaunas il 12 ottobre scorso contro la Lituania e militante nella Bundesliga con la maglia dello Stoccarda, nonchè Senad Lulic, match winner della finale di Coppa Italia tra Lazio e Roma.

 

Ragazzi che se fossero nati vent’anni prima magari non avrebbero fatto i calciatori ma i cecchini, forse cadendo sul campo, non di calcio, di battaglia. Ancora oggi il Paese è un melting pot di etnie, lingue e culture diverse dove gli abitanti si guardano in cagnesco, ma il gol di Ibisevic ha portato in piazza tutti, serbi, croati e bosniaci. E Sarajevo, città simbolo della terribile guerra civile anni, ha visto dopo tanti anni il popolo festeggiare per un risultato non politico e sociale, ma sportivo.

 

Il girone non è impossibile e si suppone che i bosniaci possano passare il turno di qualificazione. Negli eventuali ottavi l’avversario proverrà dal gruppo E (una tra Svizzera, Francia, Ecuador e Honduras) ed è possibile che vadano oltre, perchè questi ragazzi non voleranno in Brasile come turisti.

 

Quando il gioco si fa serio, visti i trascorsi, la Bosnia-Erzegovina non si tira indietro e i giocatori onoreranno al meglio la manifestazione. Il futuro, quantomeno quello calcistico, è tutto dalla loro parte. In ricordo delle oltre 100mila vittime e di quasi 2 milioni di sfollati che quella guerra ha causato in tre anni e mezzo di conflitto.

Leggi anche:

Non pochi pesi sullo stomaco
I Cavalieri Ducati, dalle radio alle moto
Rugby azzurro tutto da perdere
www.pdf24.org    Invia l'articolo in formato PDF   
Commenta: