Gavazzi, fondista molto veloce

Lo sprinter bresciano degli anni ’70 e ’80 vanta la bellezza di 56 successi in carriera (tra cui una Sanremo e una Parigi-Bruxelles oltre a tre maglie tricolori) ma un identico numero di secondi posti

Chi non ricorda Pierino Gavazzi? Un autentico operaio della bicicletta ma anche un gentiluomo di cui ricorre oggi il compleanno.  L’anagrafe recita 4 dicembre 1950, il llocalità Provezze di Provaglio d’Iseo. Uno dei tanti bresciani che in sella praticamente ci nascono.

Più che uno sprinter puro un fondista che sapeva imprimere la giusta accelerata, anzi la stilettata, dopo gare di lunga durata. Come la Milano Sanremo, ad esempio. Quella volta (1980) il suo giovane direttore sportivo Franco Cribiori gli disse di non perdere la ruota di Francesco Moser, in caso di un epilogo a ranghi compatti. Lui obbedì. Moserone lo accompagnò in carrozza sul rettilineo d’arrivo. Il tempo di tirare un attimo il fiato e di infilzare come tordi Beppe Saronni e l’olandese Jan Raas.

Niente male il palmarès di Gavazzi: 56 vittorie ottenute in 17 anni di professionismo. Generoso, battagliero, non ha mai lesinato energie per andare a bersaglio. Nonostante lo spunto veloce non gli facesse difetto, ha collezionato un identico numero di secondi posti: 56. Un altro eterno secondo, genere Tano Belloni.

Nel suo carniere troviamo tre maglie tricolori e tante belle classiche italiane, oltre a una Parigi-Bruxelles che, pur non essendo considerata una classica-monumento, è pur sempre una corsa che conta. Nell’occasione (1980, un anno magico per lui) ebbe modo di prevalere su Demeyer e uno dei tanti Vanqualchecosen, in realtà Vandembrande.

Ecco un breve elenco delle sue affermazioni più importanti: Milano-Torino, Laigueglia, Campania, due Giri di Romagna e altrettanti Giri dell’Emilia, Veneto, due Tre Valli Veresine, Reggio Calabria, Matteotti e Puglia. Al Giro d’Italia ha vinto cinque tappe. E proprio al Giro, una volta, si lasciò andare a questa confidenza con il compianto collega Ginetto Sala: “Pedalare è fatica, ma è una professione da preferire al lavoro di una fabbrica, dove la paga è quella che è e l’ambiente non è dei più salubri. Meglio, decisamente meglio rischiare a cavallo di una bici. Vedi il mondo e incontri gente di ogni paese”.

Pierino è riuscito a passare il testimone ai suoi due figli: Mattia, classe 1983, che tuttora corre per l’Androni di Gianni Savio, mentre Nicola, professionista dal 2000 al 2004, non ha avuto grande fortuna.

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