Ganna, problemi al soprassella

Appena sceso di bici il primo vincitore del Giro d’Italia, richiesto di commentare la sua impresa, ai giornalisti presenti all’Arena di Milano regalò una sintesi straordinaria: «Me brüsa el cü».

Domenica 1° dicembre è un giorno importante per chi ama il ciclismo e la sua storia. Ricorrono infatti i 130 anni della nascita di un mito del pionierismo ciclistico: Luigi Ganna. Il granitico Luis, così lo chiamava Gianni Brera, prima di cimentarsi in bicicletta faceva il muratore a Induno Olona, sobborgo nel Varesotto, dove era nato il 1° dicembre 1883.

Lo si ricorda soprattuttto come vincitore del primo Giro d’Italia, nel 1909, ma già in primavera di quell’anno aveva trionfato nella terza edizione della Milano-Sanremo, primo italiano ad aggiudicarsela. E già nel 1906 aveva vinto la Milano-Piano dei Giovi-Milano.

Di quel primo Giro d’Italia esemplare è lo scenario anche soltanto in avvio: “E’ notte fonda. Sono le 2,53 del 13 maggio 1909. In piazzale Loreto 127 corridori ciclisti stanno scalpitando per prendere parte al Giro d’Italia, che la Gazzetta dello Sport, rubando l’idea al Corrierone, ha organizzato. Non si corre a tempo ma a punti. Quella fu un autentica notte insonne per gli audaci protagonisti, gran parte dei quali sconosciuti. Succede di tutto: Gerbi, il “diavolo rosso” cade, rompe la forcella e vaga come un pazzo, nel cuore della notte, alla ricerca disperata di un meccanico. Petit Breton, al secolo Lucien Mazan, tra i favoriti della vigilia, nel finale della tappa d’esordio fa un ruzzolone ed è costretto al ritiro”. Quel Giro l’avrebbe vinto Giovanni Rossignoli, se invece della graduatoria a punti, la classifica avesse tenuto conto del tempo realmente impiegato.

Ganna resiste agli attacchi dei rivali, Galetti e Rossignoli su tutti, e all’Arena di Milano viene acclamato vincitore. Al posto della maglia rosa, che ancora non esisteva (sarà istituita soltanto nel 1931), Ganna riceverà un bel mazzo di fiori e un premio di 5.325 lire, pari a 40mila euro di oggi.

Il collega Claudio Gregori della Gazzetta, che gli ha dedicato un bel libro, così descrive Ganna: “Baffetti scuri, volto squadrato, corpo d’acciaio, la polvere come pelle, Ganna emerge dal buio della notte, vince duri dolori. Fa il magùt (l’operaio) e si sciroppa 110 chilometri al giorno in bici da e per Milano. Snobba la pista, allora molto in voga, alla quale preferisce la strada, per lui «labirinto, viaggio nell’ignoto».

Il primo Giro è suo, come sua anche una delle più celebri frasi a commento della fatica. Ai giornalisti che lo attorniano regala queste parole, in estrema sintesi: «Me brüsa el cü».

La cronometro di 300 chilometri al Giro del 1910 («un esercizio disperato e crudele»); la 600 chilometri del 1912 in cui bruciò Galetti e Cervi in una volata cattiva; la tappa più dura che il Giro abbia mai visto, la Milano-Cuneo con il Sestriere: c’è tutto in queste pagine, epica, dolore, rimpianto, sconfitte, rivalità. Gregori scrive una corsa nella storia, quasi un’Iliade in bicicletta, perché «la forza di quei ciclisti non sta nei muscoli, ma nel cuore».

Ganna è anche il primo ciclista che diventa industriale. Lungimirante e intelligente, ancor prima di chiudere con l’attività agonistica, aveva già in mente di aprire una azienda di bici che portassero il suo nome.

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