Per una volta ho detto no

Questa è la storia di Andrea: atleta e uomo che affronta la vita e lo sport con una determinazione da vero campione. Il triathlon è il suo sport, la bici la sua miglior amica. Il fatto che sia un atleta paralimpico non è poi così importante, come suggerisce Andrea Zavaglia

Photo credit: Marco Bardella

La preparazione per un appuntamento importante come i Campionati del Mondo quando inizia?

Forse non inizia mai, o meglio, vorresti che non finisse mai perché l’obiettivo è essere al meglio del meglio, condizione che per un atleta forse non arriva mai, perché pensi sempre a come ottenere di più da te stesso e dal tuo corpo.

Possiamo comunque dire che per me è iniziata a novembre 2012, con tante aspettative ma con quella calma tipica del primo periodo della stagione. L’obiettivo è sempre chiaro in mente, ma essendo ancora lontano nel tempo gli allenamenti si affrontano con più relax e sono molto più leggeri di quando si è in piena stagione, magari fagocitati dal susseguirsi di gare meno importanti ma fondamentali come preparazione e avvicinamento all’evento centrale dell’anno.

Passano i mesi, l’impegno e i ritmi crescono: allenamenti sempre più intensi, spesso più lunghi, trasferte per gare lontano da casa, piccoli infortuni che ormai sono come compagni di viaggio.

E poi ci sono tutti i sacrifici fatti in nome del tuo grande obiettivo: tempo lontano dalla famiglia, impegno economico, bicicletta da curare e a volte riparare, la piscina che diventa la tua seconda casa, pezzi di ricambio, scarpe da running, polsi nuovi che a volte mi farebbero comodo…

Ma fa tutto parte del gioco, c’è sempre un prezzo da pagare per i propri sogni.

Mancano due settimane ai Campionati Europei in Turchia.

Mi sveglio  sudato.

Ancor prima di alzarmi provo un fortissimo mal di schiena.

Per un attimo penso di essere ancora immerso nei miei sogni, poi qualcosa mi dice che sono già sveglio.

Non capisco nell’immediato cosa possa essere successo. Durante la giornata rifletto sull’accaduto e mi mobilito immediatamente per risolvere con estrema urgenza l’inconveniente. Giungo alla conclusione che con molta probabilità è stato provocato da una attività svolta durante il ritiro con la Nazionale a Cesenatico durante un test di corsa sulla pista di atletica, suolo per me troppo duro rispetto a quello a cui ero abituato.

Contatto immediatamente Rocco Ferrari, il mio chiropratico di fiducia che tante volte mi ha tolto dai guai.

Mi fissa un appuntamento per il giorno successivo.

In dieci minuti compie il miracolo: mi toglie per il 90% il dolore e di fatto mi da la possibilità di partecipare al Campionati Europei, in cui conquisterò, dedicandogliela, la medaglia d’argento.

Grande soddisfazione, forse ancor più grande essendo passato in sole due settimane da un tale spavento (credetemi se vi dico che un infortunio così è come un colpo al cuore) a un grande risultato.

Tra gare e allenamenti, tra sudore e proteine, tra chilometri e integratori di sali minerali, arriva ancora una volta settembre, tanto inevitabile quanto bramosamente atteso.

Mancano solo 10 giorni ai Campionati del Mondo, l’evento tanto atteso: mi aspetta il percorso dove lo scorso anno si sono svolte le Olimpiadi, mi aspetta Londra.

I Campionati del Mondo, il massimo appuntamento della stagione, in cui hai l’opportunità di raccogliere gli sforzi di un intero anno competendo con gli atleti più forti del mondo. Durante l’anno non passa mai un giorno, un allenamento dove anche per un solo attimo non pensi all’appuntamento.

Fisicamente sei pronto.

Mentalmente sai cosa fare, hai anticipato ogni parte, ogni dettaglio della gara che ti aspetta.

Vedi, senti, provi e sai che nessuno ti può fermare.

Tu lo sai, ma forse il tuo corpo non ne è venuto a conoscenza, o semplicemente non è d’accordo.

Come tre mesi prima, mi sveglio al mattino con un fortissimo mal di schiena.

Questa volta però ho in me la sensazione che ci sia qualcosa di diverso da una semplice infiammazione.

Ritorno immediatamente dal chiropratico, che dalle prime manipolazioni si accorge che il dolore non è lo stesso della scorsa volta: mi organizza rapidamente una Risonanza Magnetica, dalla quale poi risulteranno un ernia ed una protrusione.

Forse non ci sarebbe stato nemmeno bisogno del referto.

Improvvisamente la paura di dover rinunciare alla partecipazione ai Campionati del Mondo.

Le provo tutte, ma a due giorni dalla partenza per Londra devo rinunciare.

Decisione sofferta, ma l’alternativa sarebbe stata imbottirmi di antidolorifici prima della gara, cosa che avrebbe significato avvicinarmi troppo alla soglia ritenuta doping: non ne vale la pena, non voglio.

Passata la delusione del momento, iniziano dentro di me una serie di riflessioni e considerazione molto importanti riguardo al mio futuro sportivo, ovvero continuare o no l’attività del paratriathlon.

Forse sto esagerando, so che mi troverei all’improvviso a rinunciare alla maglia azzurra e a quelle gare internazionali che mi porterebbero alle Paraolimpiadi di Rio 2016, ma so anche che non voglio compromettere ulteriormente la salute della mia schiena.

Lo sport è fatto di sfide ed obiettivi, ma deve rimanere divertimento e salute.

Non so cosa farò, mi prendo del tempo per pensarci e per considerare tutte le alternative.

Comunque non finisce qui…

Andrea De Vicenzi

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