Un altro che sbaglia, Michael Phelps

Il nuotatore più medagliato nella storia dei Giochi Olimpici (22 allori in carriera di cui 18 ori)è intenzionato a rientrare alle gare. Non sono indiscrezioni, si è già sottoposto a due test antidoping

Uno in più che ci ripensa e decide che le competizioni gli mancano. Ormai non li contiamo più, conoscendo per altro che cosa riserva loro il loro destino: un bel flop. E sì che tutti quelli che ritornano non avevano da chiedere più nulla allo sport, in termini di gloria e vil denaro. Michael Phelps, lo scrivono a chiare lettere negli Stati Uniti, dopo essersi dedicato al golf con passione (ma con risultati decisamente scadenti, per i suoi gusti) ha in animo di tornare al nuoto di competizione dopo essersi ritirato al termine dell’Olimpiade londinese dello scorso anno. Per una volta non sono indiscrezioni colte nel suo entourage  ma affermazioni precise del allenatore (della cui serietà nessuno può dubitare) oltre a due test episodi che la dicono lunga sulle intenzioni del grande nuotatore: Phelps si è sottoposto di recente con l’Usada (Agenzia Antidoping Usa) a ben due controlli antidoping, quelli obbligatori quando ci si prepara a gareggiare.

Michel Phelps, oggi ventottenne, è l’atleta più medagliato di ogni tempo a livello olimpico. In carriera ha ottenuti ai Giochi 22 medaglie, di cui 18 d’oro, fra gare individuali e staffette.

Se l’anno scorso a fine agosto sembrava ben determinato a chiudere il discorso agonistico e nessuno poteva verosimilmente fargli cambiare idea, Phelps dev’essere stato colto dalla sindrome che attanaglia alcuni sportivi, incapaci di cambiare vita. Soprattutto gli esponenti di discipline individuali denunciano come insopportabile il cambio di abitudini, la lontananza dalle gare (una vera e propria crisi di astinenza) e questo normalmente accade dopo pochi mesi dal ritiro, quando la nuova vita, alla quale non si sono adeguati, presenta loro il conto. Il pensionamento per gli sportivi di grido è durissimo.

Ora negli Stati Uniti sono certi che Phelps ritornerà, in questa attesa confortati dallo stesso storico allenatore del campione, Bob Bowman, che più che uno spiraglio ha spalancato la porta all’ottimismo: “Per il momento – ha spiegato a ‘Usa Today‘ e al ‘Baltimore Sun‘ non c’è un programma preciso per il ritorno alle competizioni, non esiste un progetto finalizzato a Rio 2016, ma farò in modo che torni in modo serio, se davvero ne ha voglia. Sarebbe una scelta di grande coraggio e di rispetto verso lo sport, speriamo sia così”.

Bowmann ci perdoni, ma il rispetto verso lo sport suggerisce che le “minestre riscaldate” non sono mai una buona idea. Michael Shumacher è soltanto l’ultimo esempio di una scelta inopportuna e poco accorta.

Il problema, sempre insormontabile, sono il cambio di ritmi, gli adattamenti dell’organismo che, non più sollecitato con allenamenti duri e assidui, non trova più il cosidetto “fuori giri”, vale a dire la capacità dell’atleta di andare a regimi elevatissimi. Il rientro alle competizioni è sempre un’idiozia pagata spesso a caro prezzo.

Nel solco di Bowmann sono venute le parole del presidente della Federazione Internazionale di Nuoto (Fina), l’uruguayano Julio Maglione: “Mi sembra un’idea fantastica, importante non solo per il nuoto, ma per tutto lo sport mondiale”. A Maglione Phelps faceva comodo, anche il nuoto ha bisogno di grandi nomi che generano emulazione e fanno proseliti in giro per il mondo.

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