Tazio, eroe rapito in cielo

Così Gianni Brera tratteggiava la fine delle leggende dello sport, tra cui Nuvolari, di cui ricorre domani il 121° anniversario della nascita. Per trent’anni ha spadroneggiato, prima in moto poi in automobile

Tazio Nuvolari, una leggenda dello sport, cantato da Lucio Dalla in una sua celebre canzone, era nato nei pressi di Mantova – a Castel d’Ario – il 16 novembre 1892. Non possiamo non ricordarlo, anche perché la sua vita ha il sapore di un’odissea. Un po’ come tutti i grandi eroi, copyright Gianni Brera, “è stato rapito in cielo”, ma non in giovane età. A 61 anni, forse perché incapace di godere della vita  al di fuori delle corse che aveva frequentato sino a poco prima. Incapace di pensionarsi.

Mantovano al pari di Learco Guerra, la “locomotiva umana” – entrambi hanno meritato un museo che li ricorda e li preserva per chi non ha assistito alle loro imprese – per 30 anni “Nivola” è stato un campione inimitabile, anzi il campionissimo delle due ruote a motore, come veniva soprannominato, anche se il campionissimo per antonomasia rimane Fausto Coppi.

Cominciamo da papà Arturo Nuvolari che si distingue come buon ciclista, nell’epoca dei pionieri dominata da Buni, Zimmermann e Gerbi, il diavolo rosso. Tazio, invece, ama i motori e sogna di volare. Nel 1920, ventottenne, debutta in moto a Cremona e l’anno successivo vince la sua prima gara in circuito, a Verona. Come Coppi legato alla Bianchi, che non produce soltanto biciclette, in sella alla sua “freccia celeste” (350 cm cubici di cilindrata) Tazio si laurea campione italiano assoluto.

Il passaggio dalle due alle quattro ruote avviene in età più che matura, a quarant’anni, in occasione della Targa Florio che si corre in Sicilia ed è preceduto da un gustoso aneddoto. Quando la sua fama è all’apice, il “mantovano volante” è ospite al Vittoriale, la residenza del poeta-soldato Gabriele D’Annunzio. Il vate gli regala una piccola tartaruga d’oro con la seguente dedica: “all’uomo più veloce l’animale più lento”. Porgendogliela gli chiede di vincere la Targa Florio. “Io corro solo per vincere” è la risposta di Tazio, che qualche giorno dopo andrà a conquistare il primo posto nella celebre gara, a bordo della sua Alfa Romeo 8C-2300 della scuderia Ferrari.

A Tazio si deve l’invenzione della celebre “sbandata controllata”, per i francesi dérapage controlé: affronta infatti le curve con un colpo secco di sterzo, facendo slittare le ruote posteriori verso l’esterno per poi controsterzare e schiacciare l’acceleratore a tavoletta. Una tecnica usata ancor oggi nei rally.

Non sarà tutto rose e fiori per il buon Tazio, è vero anzi il contrario: più volte subisce l’oltraggio della sorte che colpisce entrambi i figli diciottenni: nell’arco di pochi anni perde Giorgio, colpito da miocardite, e Alberto, in seguito a una nefrite.

Quando vince la Mille Miglia diventa popolare come Alfredo Binda. I giornali dell’epoca gli dedicano le prime pagine. Il suo diretto rivale è Achille Varzi e infatti lo precede proprio in quella edizione della celebre gara. L’ultima sua vittoria data 8 maggio 1950, a 58 anni si impone nella corsa in salita Palermo–Monte Pellegrino. Nel’52 è colpito da ictus. Rimarrà paralizzato per circa un anno, fino a quando, l’11 agosto 1953, non lascerà questo mondo.

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