Zanetti, neverending story

Caro direttore,

piano piano, inesorabilmente, il campionato sta svelando il suo vero volto: la Juventus torna a essere il tritasassi degli ultimi due anni, la Roma conferma di essere Tottidipendente (senza di lui due pareggi consecutivi contro due squadre non irresistibili, come Torino e Sassuolo), il Napoli mostra limiti atavici che né Higuain Benitez riescono a superare, l’Inter è l’Inter, il Milan non è più il Milan.

Tutto nella norma, dunque. Tutto tranne un calciatore: Xavier Zanetti. Il capitano dell’Inter non è catalogabile e voglio dedicare a lui questo commento alla giornata di campionato.

Zanetti ha 40 anni e tre mesi. Sette mesi fa, il 28 aprile, si è rotto il tendine di Achille, un infortunio che può significare la fine della carriera per un trentenne, figurarsi per uno sugli “anta”. Ma Zanetti non si è arreso. Senza scompigliarsi neanche un capello, ha deciso che sarebbe tornato in campo.

E così è stato. Sabato sera, a dieci minuti dalla fine di Inter-Livorno, è rientrato. Ma attenzione: la sua non è stata una semplice patetica passerella, l’omaggio a un ex campione a passeggio sull’ultimo carpet. Niente affatto. La partita era ancora in bilico, sull’1-0. E allora che cosa ha fatto Zanetti? Ha conquistato un pallone a metà campo, è scattato in avanti, ha saltato due uomini e ha creato le premesse per il gol del 2 a 0.

Il Meazza stava per venire giù.

Grande Zanetti, capitano vero. “Vorrei restare per sempre all’Inter” ha detto il giorno dopo, senza sapere di essere già all’Inter per sempre.

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