L’importanza di chiamarsi Dibiasi

Il “colpaccio olimpico” non riuscì a papà Carlo nel ’36 a Berlino, dove fu decimo, ma Klaus lo ha ... vendicato vincendo tre ori in edizioni consecutive dei Giochi: a Messico, a Monaco e ad Atlanta

Quando si parla di Giochi Olimpici e di medaglie d’oro eccellenti, uno dei primi nomi che balza alla mente è quello di Klaus Dibiasi, il tuffatore bolzanino che ci ha fatto sognare a lungo, in ben quattro Olimpiadi consecutive, dalla piattaforma da 10 metri. Con i suoi voli d’angelo.

È il 26 ottobre 1968. Le olimpiadi messicane passeranno alla storia per alcuni fatti tragici che con lo sport non hanno nulla a che vedere. Piazza delle Tre Culture è un episodio della contestazione studentesca che si manifesta ovunque. Il mondo sta voltando pagina. Klaus sarà la prima medaglia d’oro italiana in una specialità sino ad allora avara di soddisfazioni per i nostri colori. Papà Carlo, classe 1909, ha conquistato 4 titoli italiani, dal ’33 al ’36 e proprio alle Olimpiadi di Berlino 1936 ha cercato di posizionarsi in zona-medaglia, dovendosi accontentare del 10° posto.

La prima medaglia d’oro di Klaus, quella messicana, gli valse un premio di un milione di lire e una Fiat 500 regalatagli dalla marca torinese. È ancora nella retina, bello e scolpito, la chioma biondissima, mentre chiude il tuffo con il suo stile inconfondibile, l’entrata in acqua con le palme delle mani in avanti, il corpo perfettamente in asse, con il minino di spruzzi, felice indicatore di una esecuzione pressoché perfetta. I tuffi di Klaus sono sempre stati un esempio di estetica e di qualità.

Aveva cominciato a gareggiare a 10 anni, forse troppo tardi a detta di papà Carlo che gestisce la piscina e la scuola tuffi della città  altoatesina. È un uomo di livello che trasferirà al figlio le sue doti di educatore, oltre che di insegnante sopraffino. Il giovanissimo Klaus dalla sua ha il talento e la stoffa per sfondare: non a caso appena 17enne, nel 1964 ai Giochi di Tokyo, si aggiudica l’argento nella specialità dei tuffi dalla piattaforma. Ma il risultato non lo soddisfa, punta in alto, punta all’oro. Ne vincerà tre in altrettante edizioni consecutive delle Olimpiadi successive.

Quattro anni più tardi, in Messico, conquista due medaglie: l’oro nella piattaforma e l’argento nel trampolino. Nella piattaforma si ripeterà a Monaco ’72 e a Montreal ’76, dove  sarà l’alfiere della squadra azzurra alla cerimonia inaugurale. A Montreal totalizzerà addirittura 600 punti, record mondiale olimpico. In Italia spartisce il primato degli ori olimpici consecutivi con Valentina Vezzali.

A Monaco ’72 l’Italia dei tuffi fa l’en plein, conquistando oro e argento con Dibiasi e Cagnotto, i due amici-rivali. Rileverà il testimone dell’altoatesino lo statunitense Greg Louganis, anch’egli dominatore per ben quattro Olimpiadi.

Nel 1977 l’angelo biondo abbandona la scena agonistica per fare il tecnico e seguire la nazionale. Diventerà una bandiera dello sport olimpico, tanto che sarà nuovamente alfiere azzurro a Torino 2006, il 26 febbraio, nel corso della cerimonia di chiusura dei Giochi invernali.

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