Baseball, rischi veri e impensabili

Vediamo alcuni esempi pratici in cui il Risk Manager diventa sostanzialmente inutile e quando, al contrario, può essere determinante per contrastare l’accaduto


Gli infortuni sui campi da gioco sono nel conto, ma giocarsi la stagione per togliersi lo sfizio di spiaccicare una torta in faccia o farsi male per sfilarsi una maglietta, deve essere piuttosto frustrante. 

Eppure, è successo anche questo nel 2010 ai giocatori della Major League Baseball. Tra i casi più clamorosi quello di Chris Coghlan, esterno 25enne dei Florida Marlins, che ha voluto festeggiare il successo all’11° inning contro Atlanta cercando di spiaccicare una torta in faccia a Wes Helms, che con la sua valida aveva permesso ai Marlins di segnare il decisivo 5-4. Ma il giocatore si è procurato una lesione al menisco del ginocchio sinistro che avrebbe potuto comportare un intervento e comunque si è risolto in uno stop dalle 6 alle 8 settimane.

Era andata peggio a Kendry Morales, prima base cubano dei Los Angeles Angels: saltando sul piatto di casa base dopo aver battuto il fuoricampo da 4 punti che ha dato la vittoria ai suoi Angels, si è rotto la caviglia sinistra danneggiandosi anche il perone. Il colmo dei colmi è l’infortunio occorso a Mat Latos dei San Diego Padres: si è stirato il costato sinistro cercando di trattenere uno starnuto. Oppure quello capitato a Geoff Blum, l’interbase di Houston che si è infortunato al gomito destro infilandosi la maglietta dopo un match a San Diego.

Blum, 37 anni, è stato costretto ad operarsi.

Diverso è il caso di J.A.Happ, lanciatore partente dei Toronto Blue Jays. Nel corso del secondo inning quando al piatto si trovava l’outfielder dei Tampa Bay Rays , Desmond Jennings, con un out e uomini in base in seconda e in terza, Happ lancia una slider che si approssima al piatto a portata di Jennings; l’esterno della compagine della Florida gira la mazza colpendo la palla; palla che involontariamente finisce, quanto mai violentemente, sulla parte sinistra della testa del pitcher dei canadesi.

Dalle immagini al rallentatore sembra che J.A. non abbia avuto il tempo, nonostante il tentativo di coprirsi la testa con il guantone e la mano di lancio, di abbassarsi quel tanto che gli avrebbe permesso di scansare il pericolo.

I sanitari del Tropicana Field e quelli dei Blue Jays accorsi subito dopo l’impatto hanno inoltre riscontrato del sangue fuoriuscire dalla parte colpita della testa di Happ, ma i replay e le telecamere rimaste a lungo sul giocatore riverso a terra non sono riuscite a fugare il dubbio se la fuoriuscita provenisse da dentro l’orecchio o da un taglio cutaneo superficiale.

Riguardando l’accaduto dal punto di vista delle regole del gioco, dobbiamo dire che nessuno, immediatamente dopo che la palla ha colpito la testa di Happ ed è rimasta in gioco finendo all’esterno destro, ha saputo come comportarsi.

Per esempio, il manager di TorontoJohn Gibbons e un componente del suo staff hanno immediatamente manifestato la volontà di entrare in campo, ma il gioco era ancora attivo, tant’è che i due corridori in seconda e in terza base dei Rays hanno portato a casa due punti per Tampa e lo stesso Jennings, da professionista, si è portato in terza sfruttando il comprensibile momento di sgomento della difesa di Toronto.

Questa situazione alza una questione che speriamo venga presto presa  in considerazione: quando ed in quali circostanze di infortunio evidente e pericoloso agli arbitri sia data facoltà di interrompere il gioco.

In questo specifico caso l’esperienza di un Risk Manager , deve essere portata all’attenzione del Board decisionale della MLB, e che deve valere soprattutto per le serie minori e per le giovanili, per la modifica delle regole nell’ottica della sicurezza, anche nel caso in cui l’imprevedibilità sia determinante.

di Maurizio Castellari

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