Un fuori campo per la Juventus

Caro direttore,

e adesso con questa Roma come me la cavo? La scorsa giornata ho tirato fuori i sette colli e i sette re, ma adesso che le vittorie consecutive sono diventate otto? L’ottava meraviglia? Già scritto da altri. L’otto volante? Anche. E allora? Allora è meglio lasciar perdere similitudini, aforismi, calembour e quant’altro e parlare semplicemente di calcio. Come si fa nei bar sport seri.

Dunque, direttore, la Roma per il momento è la regina del campionato. Ha sempre vinto, 24 punti su 24 a disposizione, ha incassato un solo gol, ne ha fatti ventidue, soprattutto ha dimostrato di avere gioco, voglia, uomini e panchina in grado di puntare in alto, molto in alto. Reggerà? Crollerà? Questo neanche nei bar sport più seri lo sanno. Resta però il fatto che cinque punti di vantaggio consentono anche di fare uno scivolone senza farsi troppo male. Sono gli inseguitori che devono stare attenti a non sbagliare troppo.

Per esempio non devono uscire dal campo per tredici minuti come ha fatto la Juventus a Firenze. Era il 21° del secondo tempo, gli uomini di Conte vincevano due a zero e, senza dirlo al mister, se ne sono andati, sì, hanno lasciato il campo e in tredici minuti hanno beccato quattro gol. Credo che sia la prima volta nella storia della Juventus. Guarda la faccia di Conte per credere.

Aldilà delle esagerazioni, che cosa è successo veramente a Firenze? Beh, prima un rigore così così (pari peraltro a quello così così avuto in favore nel primo tempo) poi una dormita di Buffon, infine l’ingenuità di voler tornare in vantaggio andando senza criterio all’attacco e lasciando alla Fiorentina il contropiede.

Succede. Come succede da un po’ di tempo di vedere che Buffon non è più Buffon. Il pallone del due a due una volta l’avrebbe fermato in presa. Ieri si è tuffato, anche un po’ goffamente, con un quarto d’ora di ritardo. E non è il primo errore della stagione.

L’ho già detto: se fossi in Prandelli comincerei a guardarmi in giro per cercare un’alternativa (Sirigu?) per Brasile 2014, quando Buffon avrà trentasei anni e mezzo. Lo so, sembra una bestemmia, perché l’Italia è uno strano paese in cui si può parlar male di Napolitano, insultare i presidenti della Camera e del Senato, ma guai a chi tocca Buffon, però il problema  eiste e sarebbe bene affrontarlo per tempo. Io te l’ho detto, direttore. Poi non accusarmi di aver taciuto.

Finisco con l’Inder. Sì, “Inder” come Indonesia. È strano sapere che la società nerazzurra non è più dei milanesi. Dopo i vari Masseroni, Moratti, Fraizzoli, Pellegrini, parlo soltanto del dopoguerra, ecco Erik Thohir, 43 anni, indonesiano di Giakarta, un figlio juventino, tanti soldi, un’enorme ambizione. Molti vecchi tifosi nerazzurri si sono indignati, sentendosi traditi. Credo che sia sbagliato. È il calcio di oggi, il calcio business, il calcio vetrina, che in Inghilterra ha presidenti russi, in Francia arabi, a Roma, per non andare lontano, americani. È il progresso, bellezza, e tu non puoi farci niente, direbbe Humphrey Bogart. Lo dico anch’io. Il tifoso deve adeguarsi, capire i cambiamenti. Se vuole può sperare che gli Agnelli, i Berlusconi, i De Laurentiis e, perché no?, i Lotito, i Cairo, i Della Valle, gli Zamparini, i Cellino, i Pulvirenti sappiano tenere duro e restare al loro posto.
Ma sarà poi un vantaggio?

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