Gatti neri e cigni dello stesso colore

I primi esprimomo il solo timore di un accadimento negativo, sono una sindrome. I secondi rappresentano un’opportunità di gestione del rischio di cui si occupa responsabilmente il risk manager

In tema di rischi, anche nello sport, è necessario passare da una visione del rischio caratterizzata dalla sindrome del “gatto nero”, intesa come timore di possibili eventi negativi futuri con la speranza che non accadano, a una gestione attiva nell’ottica del “cigno nero”, che significa capire in anticipo cosa possa sconvolgere l’attività futura e attrezzarsi per trarne vantaggi. Il termine “cigno nero” curiosamente ha origine alcune centinaia di anni fa, in Europa, quando non erano noti i cigni neri, la cui esistenza in Australia fu scoperta da alcuni esploratori.

Dobbiamo pertanto capire il percorso da seguire per avere una possibilità di scoprire dove si celano “i cigni neri” e quali sono le eventuali azioni da intraprendere. Non basta l’esperienza storica degli avvenimenti per soddisfare questo teorema. Ci sono delle linee guida che ci possono aiutare per tracciare un primo schema prendendo ogni singolo aspetto della attività che stiamo esaminando.

 

Prendiamo in esame i singoli fattori:

1) Eventualità di eliminare il rischio

2) Intervento in prevenzione per ridurre le probabilità che l’evento si verifichi

3) Intervento a protezione per ridurre le eventuali conseguenze

4) Valutazione della capacità di sopportazione in termini monetari se il rischio, nonostante le attività precedenti, avesse ancora la possibilità di manifestarsi, sia pure con incidenza ridotta

5) Ricorso al trasferimento del rischio nel caso in cui la magnitudine dell’evento rimanesse elevata.

 

Come si procede, in termini pratici?

Entra in gioco il risk manager, una figura professionale che non va confusa con l’insurance manager,.

Il risk manager è una persona, all’interno dell’organigramma societario, a cui viene demandata l’analisi dei rischi. I risultati di questa analisi vengono evidenziati al vertice che dovrebbe attuare  gli interventi più idonei seguendo i criteri esposti nelle linee guida che abbiamo già visto.

Il posizionamento di questa figura è indispensabile nelle attività sportive di squadra, mentre per le attività individuali bisogna ricorrere a conoscenze specifiche della tipologia di sport preso in esame. Due diversi approcci in quanto gli interventi possono e devono essere diversi.

In uno sport di squadra gli elementi presi in considerazione sono per lo più riferiti al gruppo e all’attività presa in esame, ad esempio una squadra di rugby avrà o meno la responsabilità dello stadio in cui gioca. Così come la responsabilità della gestione delle trasferte della squadra. E ancora, degli infortuni: come possono essere rubricati in termini statistici identificandone le cause e l’incidenza.

In uno sport individuale, ad esempio il tennis, va valutata la preparazione atletica, l’utilizzo e il controllo dell’attrezzatura, i viaggi, la gestione degli infortuni, l’eventuale perdita di immagine.

Purtroppo nel nostro paese la figura del risk manager è assunta, inconsapevolmente, da aree diverse all’interno dei club, spesso non in contatto tra loro, con vuoti o contrasti operativi che si annotano quasi sempre a posteriori, a danni già emersi e irreparabili.

di Maurizio Castellari 

Leggi anche:

Maestri nel batti e corri
Mete a profusione per l'Union Versilia
Fornara c’era, andò proprio così
www.pdf24.org    Invia l'articolo in formato PDF   
Commenta: