Il rischio sempre in agguato

Il panorama che si presenta, in termini di rischio, è aver capito il potenziale pericolo che giace silente. Diciamo che è in agguato, nello sport e altrove. Ma ci saranno delle situazioni oggettive che possono servire da campanello di allarme in modo da poter intervenire, senza l’apporto di esperti analisti? Sì, e la soluzione l’abbiamo in casa. Guardate il seguente schema:

Attività usuale/ripetitiva = abbassamento livelli di attenzione = precauzioni insufficienti = distrazione patologica = infortunio

Le principali cause derivano dall’assuefazione al rischio e al subentrante ragionamento fatalistico:”tanto a me non può succedere, l’ho fatto mille volte…”

Un esempio, purtroppo fatale, ci viene dato dalla morte del giovane alpinista Tito che, non avendo usato attrezzatura di sua proprietà, non ha provveduto ad un esame accurato. O meglio, i suoi istruttori non l’hanno fatto.

Quindi una combinazione di fattori, ed è sempre così, determina la tragedia.

In alpinismo si verifica proprio questo. Una via ferrata facile viene affrontata con la superficialità in tema di attrezzature e di elementi di protezione che sono poi determinanti nel momento in cui il rischio prende corpo. Talvolta è un sasso, un lichene bagnato, la voglia di cogliere un fiore, la caduta di un oggetto che fa dimenticare dove siamo e quali siano i pericoli che corriamo.

Le vie ferrate in estate sono sovraffollate da escursionisti improvvisati , che rappresentano un pericolo anche per gli esperti. Molte volte i soccorritori intervengono per situazioni che nascono da imperizia e negligenza, mettendo a repentaglio la loro vita.

Quindi il palesarsi del rischio è repentino, imprevedibile e nasce dalla scarsa conoscenza delle conseguenze che una nostra azione può scatenare. Pensate alla velocità di trasformazione del rischio.

Quante volte avete pensato, guardando un incidente stradale ‘se fossi passato 10 secondi prima sarei stato coinvolto’?

Quante volte avete sentito dire “era il suo ultimo giorno di lavoro…”

Quante volte avete riflettuto: “mancava solo qualche metro ed era salvo…”

 

di Maurizio Castellari

Risk manager

 

Due esempi pertinenti

La scelta dell’attrezzatura e’ fondamentale.

Questo e’ un esempio:


la fettuccia in poliammide dei nastri elastici potrebbe essere parzialmente distrutta dall’azione meccanica delle particelle di sporco depositate ed essere indebolita in seguito. In normali condizioni di utilizzo (senza cadere), la fettuccia si estende, poi si ritrae indietro per modellare. Si pensa che questo potrebbe provocare la suddetta azione meccanica, che non è immediatamente evidente per l’utente. In caso di caduta, questo potrebbe portare a lesioni gravi o morte.

Un incidente mortale segnalato.

Il prodotto non è conforme alla Direttiva Dispositivi di Protezione Individuale.

Il prodotto e’ stato ritirato dal mercato, anche i pezzi venduti.

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Il prodotto presenta un rischio di lesioni a causa della mancanza di cucitura sicurezza nel assorbitore di energia.

Il prodotto non è conforme con la protezione (DPI) Equipment Directive personale e alle norme europee EN 355 e EN 362.

Un incidente segnalato. Prodotto ritirato e fermata la produzione

 

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