Il coraggio di dire basta

Alle dichiarazioni del Presidente del Consiglio Mario Monti sul fermo per due tre anni del calcio sono seguite repliche e alzate di scudi degli addetti ai lavori. Con alcune dichiarazioni, vedi Zamparini, inutilmente offensive. Non c’è più spazio per le libere opinioni?

Mario Monti

Sin qui le azioni del governo rispetto allo sport sono state molto chiare: la ferma intenzione di non investire risorse in progetti come le Olimpiadi 2020 a Roma, in uno scenario che si sarebbe prestato a investimenti azzardati, con rischi di appalti che avrebbero favorito la criminalità organizzata. Motivazione ufficiale e plausibile, per bocca di Mario Monti, Presidente del Consiglio: “l’Olimpiade non ce la possiamo permettere”.

Il prospettato stop al calcio enunciato ieri da Monti, a titolo personale e non nel ruolo istituzionale, è stata una opinione come tante, degna di considerazione come tutti i punti di vista motivati. Magari imprevista, ma largamente condivisibile da gente come noi innamorata dello sport pulito. Anche perché basta citare alcune vicende, vuoi recenti o più datate, che la dicono lunga sullo stato del nostro sport, quando a fenomeni negativi. Non bastano i Mondiali di nuoto a Roma, quelli di ciclismo a Varese 2009, la ristrutturazione degli stadi per Italia ’90, oppure gli impianti inutilizzati nel comprensorio olimpico di Torino 2006? L’elenco potrebbe essere ben più lungo.

Il ragionamento del cittadino italiano Mario Monti non si discosta da quello di molta gente: in un momento di grande difficoltà economica con le famiglie che “tirano la cinghia”, il verminaio del calcio non suggerisce provvedimenti drastici, ultimativi? A meno di non credere alla favoletta dei pochi che sbagliano a fronte di una gran massa di onesti, non è venuto il momento di riconsiderare tutto il sistema calcio? I dirigenti che producono ogni due tre anni questi disastri devono restare o sarebbe meglio allontanarli? E i vertici preposti al controllo dei campionati non dovrebbero vergognarsi? Non è il caso di pensionarli?

In Italia la ristrutturazione del calcio avrebbe ricadute su tutto l’universo sportivo. Verissimo, ma diciamoci anche che in altre discipline professionistiche una sfoltita non sarebbe male, visto che producono deficit, a volte incolmabili come quelli del calcio.

Agli uomini che lavorano nel calcio è il caso di dire che la vergogna sono gli stipendi dati a certi protagonisti, al netto delle tasse. Senza dimenticare le scorribande degli sceicchi gonfi di petrodollari, fenomeno che andrebbe disciplinato: occorre un equilibrio tra sport e affari. Anche solo per il rispetto che si deve a chi campa onestamente con un sudato stipendio.

Lo Stato, cioè noi tutti, ogni domenica invia le forze dell’ordine, pagate dalla collettività, a presidiare stadi e campetti di periferia, con gravi rischi per la loro incolumità. Non di rado qualcuno di loro finisce malconcio, talvolta perde la vita. Vi sembra normale mettere a ferro e fuoco la città, piuttosto che devastare treni e stazioni, vi sembra qualcosa che ricorda lo sport ?

Che le società di calcio comincino a garantire la sicurezza dentro e fuori lo stadio, pagando di tasca loro, ma sino a quando questo non accadrà abbiano il buon gusto di non fiatare.

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