Provaci ancora Flavia

Chi dava la Pennetta per finita ha dovuto ricredersi dopo la semifinale di Flushing Meadows, suo miglior risultato a oltre 31 anni

Qualcuno la dava per finita e la risposta è venuta da New York, quando Flavia Pennetta ha raggiunto la semifinale nell’US Open di Flushing Meadows, alla tenera età di 31 anni e mezzo e dopo tredici di professionismo. Per la tennista brindisina si è trattato del miglior risultato da singolarista in un torneo del Grande Slam. Ha ricordato la Pennetta capace di spingersi nel 2009 sino al 9° posto nella graduatoria WTA, prima italiana ad entrare nell’Olimpo del tennis femminile mondiale. Allora incasellò una striscia impressionante di quindici vittorie consecutive, record tuttora imbattuto a livello nazionale. Come a dire, in sintesi, poca fortuna negli Slam e tante vittorie in tornei di “provincia”.

Flavia Pennetta allora avviò la “nouvelle vague” del tennis femminile italiano che nel 2010 vide Francesca Schiavone vincere il Roland Garros, l’anno dopo raggiungere nuovamente la finale e Sara Errani emularla l’anno successivo, sconfitta in finale dalla divina Sharapova. Le due tenniste italiane hanno saputo fare meglio di Flavia, tanto che la milanese si è issata al quarto posto del ranking mondiale, mentre la bolognese guadagnava il quinto. Senza dimenticare i successi della Nazionale femminile in Federation Cup, (2006, 2009 e 2010), la Davis femminile, guidata da una strepitosa Pennetta e da un movimento in continua ascesa.

La ragazza brindisina ci ha abituato alle grandi risalite, a partire dallo Slam di esordio al Queens, quando la graduatoria la vedeva al 158° posto. Forza e tecnica non le sono mai mancate, la tenacia ha fatto il resto e le ha consentito di scalare i vertici del tennis mondiale. Se tutti hanno in mente la Pennetta singolarista (e personaggio da rotocalco), non tutti sanno che i suoi successi arrivano anche dal doppio, dove era diventata la numero 1 al mondo nel 2011. Posizione successivamente raggiunta dalle due maggiori espressioni del tennis italiano, Sara Errani e Roberta Vinci, capaci di vincere ben tre prove del Grande Slam (Roland Garros e US Open 2012, Australian Open 2013). Quasi delle predestinate, capaci di tanta gavetta, ben prima dei lusinghieri risultati.

Dal 2002 la Pennetta è nelle top cento, muove dal numero 95 e da quel momento inizia a vincere i primi tornei. Il primo è quello di Sopot, poi raggiunge la finale ad Acapulco e Palermo. Da quel momento vincerà ad Acapulco e Bogotà, tanto che nell’agosto 2005 si merita il 23° posto WTA. Nella stessa settimana diventa numero 22 nella classifica di doppio.

A fine gennaio 2006 tocca la posizione numero 16. I guai iniziano l’anno successivo, quando un delicato intervento al polso la tiene lontana dai campi in diverse occasioni e la fa scivolare ai margini delle top cento.

Dopo la sfortunata parentesi olimpica, Flavia riesce a sconfiggere per la prima volta una numero 1 WTA: a cadere sotto i colpi del suo temibile rovescio è Jelena Jankovic al torneo di Zurigo, che perderà in finale contro Venus Williams.

Il suo anno migliore è il 2009 quando vince due tornei (Palermo e Los Angeles) che la vedono momentaneamente in decima posizione, poi declassata all’undicesima posto perché chi le è a pari merito è meglio posizionata negli Slam. Poi il 27 agosto diventa numero 9, il suo massimo sin qui. Per celebrare una strepitosa annata, aggiunge anche la Fed Cup, con la vittoria contro gli Stati Uniti, in casa a Reggio Calabria.

Nel 2011 Flavia vince in coppia con l’argentina Gisela Dulko gli Australian Open e diventa la numero uno al mondo nel doppio femminile ex equo con la Dulko: mai una tennista italiana era arrivata così in alto.

Flavia Pennetta diventa a pieno titolo la migliore tennista italiana di sempre, superando icone come Lea Pericoli, “Sandra” Cecchini e Silvia Farina, la tennista italiana che ha raggiunto la classifica più alta della storia della Women’s Tennis Association.

Altre due tenniste la supereranno nel singolare (Schiavone ed Errani) e altre due nel doppio (le amiche-nemiche Errani e Vinci), ma nel frattempo il polso destro inizia a dare problemi, fa sempre male e la brindisina fatica a giocare e a vincere.

Diciamo che il polso per un tennista vale come il menisco per un calciatore e le caviglie per un cestista: se avverte un dolore è necessaria un’operazione, cui segue una lunga riabilitazione. Flavia gioca comunque, ma perde partite che (forse) con il polso a posto non avrebbe perso. E inizia a scendere in classifica.

Il 2013 della Pennetta può essere considerato, ai suoi begli anni (31, quasi quanto Federer che ne ha uno in più), l’anno del suo risveglio e dei successi, culminati ad agosto con la semifinale di Flushing Meadows dove Flavia batte la sua storica compagna di avventure tennistiche Roberta Vinci: nel 1998 vincevano i Nazionali italiani di doppio Under16 e quindici anni dopo si incontrano per riscrivere la storia. Vincerà la Pennetta per 6-4 6-1. A seguire le interrompe i sogni la numero 2 del seeding, la bielorussa Viktoryja Azaranka con un perentorio 6-4 6-2.

Per Flavia quella sconfitta sancisce il suo ritorno in grande stile. Un paradosso ma anche una bella realtà.

Leggi anche:

L’agendina delle due ruote (29 giugno - 1 luglio)
“Milleculure”, bella sfida ai pregiudizi
La blatterizzazione del calcio
www.pdf24.org    Invia l'articolo in formato PDF   
Commenta: