Firenze 2013 in tv, siamo alla frutta

Curiosando nella realtà televisiva del Mondiale toscano abbiamo verificato che tutto è monetizzato, a partire dagli accrediti per le emittenti, grazie all’avidità della famiglia Blatter (stavolta il figlio, Philippe) in perfetta sintonia con Pat Mc Quaid, il presidente Uci

C’era una volta la cara e vecchia mamma Rai, se volevi vedere il ciclismo dovevi sintonizzarti sul canale di stato. Arrivò poi TMC con lunghe dirette in Eurovisione e una telecronaca più moderna grazie all’originalità del doppio commento: giornalista ed ex corridore.Nel 1993 la svolta con l’avvento di Fininvest al Giro d’Italia. Uno spiegamento di forze e mezzi mai visto in precedenza che portarono non solo la corsa ma anche il contorno nelle case degli italiani. Poi il ciclismo e il Giro tornarono sugli schermi Rai che imparò molto dalla concorrenza.L’arrivo di Sky e del fiume di denaro versato per le esclusive di calcio e formula uno hanno rovinato il modo di lavorare, televisivamente parlando, nello sport. Basta ricordare quanto successe al ritiro della Juve, qualche anno fa, quando la Rai abbandonò la scena perché si rifiutava, giustamente, di pagare la società per avere i giocatori da intervistare.Roba brutta, fortunatamente mai vista nel ciclismo dove però è arrivata la mannaia dell’UCI, guidata da Pat Mc Quaid che, come il suo predecessore Verbruggen, continua a fare danni.

L’Unione Ciclistica Internazionale da un paio d’anni ha ceduto i diritti televisivi, prima detenuti dalle televisioni delle nazioni che ospitavano il Mondiale, alla società Infront Sports e Media. Un carrozzone che ha sede principale in Svizzera e un presidente, Philippe Blatter, guarda caso figlio del vecchio volpone, Joseph, che presiede la Fifa. Superfluo è annotare che Infront gestisce i diritti televisivi dei Mondiali di Calcio e degli altri eventi Fifa, oltre che quelli di diversi campionati di calcio, compresa la nostra serie A.

Tra i vari sport nel carnet Infront c’è il ciclismo degli appuntamenti UCI, quindi Mondiali Strada, Mondiali Mountain Bike e MTB, più il Giro di Svizzera.
Voci maligne affermano che il potente Pat Mc Quaid, avviato sul viale del tramonto (ma questo è un nostro augurio), prima dell’addio abbia voluto piazzare i figli, già procuratori di alcuni ciclisti famosi, anche nell’affaire Infront.

Tralasciando gli interessi familiari di Pat Mc Quaid, di cui ce ne può fregare meno di zero, il vero problema di Toscana 2013 sono gli accrediti per le televisioni e i siti web, quest’anno a pagamento.Per ottenere un accredito che ti consenta di accedere alla mix-zone (l’area interviste) occorre comperare le immagini da Infront. Questo consente di avere il pass.

Un sito web ha pagato 1000 euro un pass per essere l’ultimo della lunghissima fila della mix-zone. Non sappiamo quanto possa costare un pass per una tv nazionale e quanto possa essere costata l’intera operazione alla RAI.

Se non si paga, dopo lunghe trattative viene lasciato un “pass non pass”, un accredito che ti permette di entrare in sala stampa ma non ti consente di avvicinarti, neppure per sbaglio, alla zona d’arrivo e tantomeno alla mix-zone.
Non ci addentriamo nella giungla dei diritti di archivio delle gare su strada dei  mondiali di ciclismo, anche quelle si pagano fior di migliaia di euro, per la precisione mille euro per ogni minuto di archivio trasmesso.Una follia insomma, ben congegnata dai francesi del Tour (la ASO è la società che organizza la Grande Boucle): già da alcuni anni hanno fiutato il businnes.

Se una tv o un sito web  non detentore dei diritti chiede un accredito per tutta la durata del Tour deve versare 12.000 euro a fondo perso nelle casse di ASO.
L’unico modo per non pagare è quello di chiedere un pass che al massimo può valere 4 tappe a propria scelta. Un pass che ha il valore della tessera della bocciofila. All’arrivo si finisce almeno trecento metri dopo il traguardo, solo se sei svelto puoi intrufolarti nelle ultime postazione della mix zone, dove non sempre passano il vincitore di tappa e/o la maglia gialla

Non meno costano le immagini della Vuelta fatte arrivare in Italia:1500 euro per i diritti tv, non esclusivi di ogni tappa più 630 euro per ogni ora di immagini di gara richieste. Roba da minimo 3000 euro a tappa.

Ma torniamo ai Mondiali di Ciclismo Toscana 2013, tanto per farvi capire, questa è la risposta alla richiesta accrediti inoltrata da Infront da una qualunque televisione non detentrice dei diritti :


-   L’estratto non potrà essere di durata superiore ai novanta (90) secondi a giornata.
-   Saranno consentiti utilizzi solo ed esclusivamente nei notiziari, intendendosi per tali le trasmissioni informative a carattere generale (con esclusione di quelle a scopo di intrattenimento), e con programmazione regolare all’interno di fasce orarie prestabilite ed esclusivamente nel territorio d’Italia, della Repubblica di San Marino e della Città del Vaticano.
-  L’utilizzo sarà consentito non prima di un’ora dalla conclusione di ciascuna tappa e solo ed esclusivamente fino a 48 ore dalla conclusione della stessa.
-  Dovranno essere indicate le fonti Infront Sport & Media e UCI  (Union Cycliste Internationale) da cui l’estratto proviene, mediante apposita scritta in sovrimpressione per tutta la durata dell’estratto stesso.
- Per quanto riguarda  l’accesso alle immagini, La Vs. emittente dovrà concordare con UCI, nella persona del Sig. XXXXXX  le modalità di accesso ai segnali satellite delle gare e sostenere i relativi costi tecnici.
 
A fronte della Vostra accettazione delle condizioni summenzionate, sarà nostra premura far in modo che UCI vi accrediti ai Mondiali di Firenze. Nel contempo, informeremo UCI che la richiesta deve essere approvata in quanto da noi autorizzata.

Una roba scandalosa, mai vista prima a un Campionato del Mondo di Ciclismo.
Un sistema, abbastanza piratesco, dell’Uci per fare cassa fornendo però immagini dal punto di vista qualitativo veramente pessime come hanno scritto i colleghi del sito CyclingPro.it

http://blog.cyclingpro.it/2013/09/23/toscana-immagini-tv-da-dimenticare-perche/

Noi ci accontentiamo, sigh, di vedere in televisione le gare, con quelle telecamere che sobbalzano, sfuocano e riprendono i corridori lontanissimi. Roba da tv in bianco e nero, viene in mente San Cristobal, Venezuela, 1977 quando pochissime persone in Italia potevano permettersi il lusso di possedere un tvcolor. E videro a colori, vincere Francesco Moser.

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