Rio, aspettami

Alberto Ceriani, cieco dall’età di 27 anni per una rara malattia genetica, ha riordinato le sue priorità: prima la famiglia, poi il lavoro, a chiudere il triathlon la più grande passione sportiva. Ora spera di andare ai Giochi del 2016, dove la specialità avrà rango e medaglie anche per i disabili.

Lo sport insegna a non arrendersi, ma ci vuole coraggio quando il destino ti presenta un conto salatissimo e inatteso. Alberto Ceriani, milanese, oggi 43enne, sino ai 27 anni era un uomo come tanti. Infanzia senza traumi, scuola, amici, tanta voglia di pallone, le gare di nuoto alle elementari, un po’ di judo. Poi le superiori, un lavoro come disegnatore termotecnico fino a una sera del 1995, quando guidando verso casa si accorge di non vedere bene da un occhio, il sinistro. Di lì a poco ne perde l’uso. Il verdetto è impietoso: sindrome di Leber, una malattia genetica rarissima che comporta l′atrofizzazione del nervo ottico. Senza possibilità di cura. Dopo sei mesi perde anche l’altro occhio, Alberto è definitivamente cieco. Lo shock è fortissimo: “A 27 anni è difficile accettare un verdetto così ultimativo. Ti dibatti tra il senso di frustrazione per quello che ti è capitato e la speranza in un miracolo, ma alla fine capisci che non hai scelta se non quella di accettare e vivere. Così ho imparato a muovermi, a leggere il braille, ho trovato un lavoro, faccio il centralinista in banca, pressola Cassadi Risparmio di Parma e Piacenza, e ho ricominciato a vivere

Nella vicenda di Ceriani un ruolo-chiave, quasi salvifico, ce l’ha Anna, la fidanzata poi divenuta sua moglie, che gli darà due figlie, Martina e Serena. Il resto lo fanno il lavoro e lo sport, le altre sue priorità. In particolare il triathlon. Nel 2004 decisivo è l’incontro con Claudio Pellegri, un commercialista di Como, un grande appassionato della specialità multisport. Da allora i due si allenano insieme e compiono considerevoli imprese: la traversata a nuoto del Lago di Como, cui segue quella del Lago di Lugano prima di affrontare, sempre a nuoto, nel 2005, lo stretto di Messina. Poi il grande salto: nel 2006 decidono di competere nell’Ironman, il Mondiale di specialità che ogni anno si disputa alle Hawaii, nell’isola di Kona. La gara di triathlon più massacrante comporta una frazione di nuoto di 3.800 metrinell’oceano pacifico, cui seguono 180km in bici e infine, di corsa, la distanza della maratona: 42.195  metri. Il tutto senza soste.

Ceriani, primo cieco in grado di portarla a termine, impiega 13 ore e 52 minuti, affiancato da Pellegri. In che modo, Alberto lo spiega con semplicità: «Nella frazione di nuoto sono preceduto dalla guida, abbiamo legata in vita una corda lunga poco più di due metri. Come bici usiamo il tandem, lo conduce Claudio e mi limito a pedalare. Nella corsa sono in contatto con lui tramite una corda di circa30 cmlegata al polso».

Il primo successo importante è la medaglia d’oro agli Europei di triathlon, distanza olimpica, nel 2008 a Lisbona; poi viene il bronzo nella Gold Cost Australian Triathlon, sempre distanza olimpica, nel 2009; nel 2011 il bronzo a Ponte Vedra, in Spagna. Quest’anno sono stati quinti agli Europei in Israele. La prossima sfida sono le Paralimpiadi del 2016 in programma a Rio de Janeiro, la prima volta per il triathlon come disciplina ufficiale. «Andarci sarebbe il coronamento di un sogno, per questo dico ‘Rio, aspettami’».

Ultimo appunto, da ricordare: se vi va, fate un salto nel sito www.disabilincorsa.com, organizzato e gestito da Alberto Ceriani e Michele Pavan, suo caro amico, anch’egli cieco. Il sito svolge un servizio fondamentale: aiuta i non vedenti a trovare le guide che consentono loro di fare sport.

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