Dario Betti, il gusto della gara

Sabato e domenica a Sesto San Giovanni ha vissuto il debutto nel Lombardia Trophy, prova internazionale di pattinaggio artistico con 13 atleti in gara, tutti titolati meno lui. Ha chiuso al nono posto

Dopo lo short program del Lombardia Trophy a Sesto San Giovanni, sette elementi obbligati da svolgere (3 di salti, 3 di trottole e la sequenza di passi), Dario Betti era tredicesimo e ultimo, mentre gli altri due italiani in gara, Maurizio Zandron e Saverio Giacomelli, andavano più che bene. Dario era comunque soddisfatto perché è sceso sul ghiaccio, nel suo primo cimento, con sufficiente serenità, anche se le trottole sono ancora un punto debole (“devo migliorare, e molto, trovare il giusto feeling con le lame, ma va bene così, al momento”). I salti gli davano maggiore sicurezza “anche se in gara non è sempre facile azzeccarli”.

Domenica sera, dopo il programma libero, 4’ 40” di fatica con 13 elementi prescritti, da onorare, Dario ha guadagnato quattro posizioni, chiudendo la sua prima gara al nono posto. “Temevo di non avere il fondo, la resistenza, e su quella c’è ancora da lavorare. Gli errori non sono mancati ma sbagliano tutti, in gara è tutto complicato. Lo short program in particolare richiede una grande concentrazione, un grande impegno di testa”.

La parola chiave per Dario Betti è gradualità, che contrasta con quanto gli è accaduto in soli sei mesi, tempo in cui – nella transizione dalle rotelle al ghiaccio – è passato dalla scuola materna agli esami di maturità: “Ho frequentato una curiosa scuola privata che contempla molti anni in uno, ma non mi sono certo dato dei tempi affrettati. Devo migliorare gradatamente”.

Domanda immancabile: ha temuto di non farcela, ha mai pensato di dire ‘scusatemi, non sono ancora pronto’?  “No davvero, gli impegni si onorano, mai avrei rinunciato. Gli gare scandiscono anche le verifiche. Occorreva un primo confronto con gli avversari, bisognava ingranare la marcia. Di certo l’attenzione di cui ho goduto presso la Federazione e la Consulta sono stati un tonico, avendomi quasi subito inserito nel gruppo degli atleti di interesse nazionale”.

E quel test di dieci giorni fa, con gli altri cinque ipotetici azzurri, quell’ultimo posto?

“Bene comunque, lo avrei fatto anche con una gamba rotta. Non avevo niente da perdere, sono partito da zero. Temevo di patire l’emozione, sono riuscito a contenerla”.

Il prossimo impegno? “A metà ottobre, a Bolzano, gara nazionale che darà punteggio, ma qualche punto è venuto già a Sesto San Giovanni”.

Rispetto al suo passato, all’artistico su rotelle, c’è qualche analogia, visto che i due mondi sono difficilmente confrontabili? “Purtroppo no, sono completamente diversi soprattutto a livello tecnico. Solo il colore delle scarpe non è cambiato!”.

 

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