Troppi scampati pericoli in bici

Il tema sicurezza in corsa sembra dimenticato: nell’ultimo periodo una serie di disavventure, per fortuna senza gravi conseguenze. E chi organizza è bene che rifletta sulle conseguenze, senza muovere addebiti fuori luogo

Diversamente da altri sport nel ciclismo si fa il tifo per tutti. Per gli atleti che vincono, per quelli che li aiutano a vincere e per quelli che arrivano dietro, quando arrivano. Poi, andando oltre, si fa il tifo per i direttori sportivi, per i giudici e per i meccanici, per i volontari e per gli stipendiati che danno una mano. E anche per gli organizzatori che sono i padri ma anche i padroni delle corse. E per gli sponsor perché altrimenti staremmo tutti a casa, anche quando impongono il traguardo davanti alla loro bottega/azienda nel mezzo del nulla. Ma soprattutto, nel ciclismo si fa il tifo per la sicurezza.

 

Perché un ciclista in corsa è già impegnato a fare – o a non fare – quello che gli tocca per mestiere e non immagina di incontrare un’auto in discesa o un avvallamento che lo sbilanci in volata, o che il traffico non sia chiuso.

 

E invece un mesetto fa Giorgio Rossi è stato preso in pieno da una Panda mentre scendeva da Berbenno all’inseguimento di Nicola Conci nell’ultima prova del Challenge della Val Brembana per allievi. Il ragazzo della TX Active Bianchi è finito all’ospedale e le foto della sua bici mal ridotta dicono tutto. Ma Giorgio è uno tosto, non solo si è fatto (quasi) niente ma è già tornato a correre, mentre il Pandino è ancora lì col parabrezza sfondato.

 

E solo un gran numero ha salvato Marianne Vos dal rovinare a terra nella volata di Pontecagnano Fagnano, seconda tappa al Giro d’Italia dello scorso luglio. L’olandese ha rischiato a quasi sessanta all’ora e di essere fatta a fettine dal gruppo che le stava addosso per colpa di un avvallamento sul rettilineo d’arrivo, giusto a pochi metri dal traguardo, cioè nel punto di massima accelerazione. Marianne ha la classe di Marco Van Basten e un angelo alla ruota per cui è rimasta in equilibrio. Anche alle altre è andata bene, perchè le buche e gli spartitraffico hanno reso il percorso scandalosamente pericoloso, per dirla con chi era in gruppo.

 

Al campionato italiano a cronometro femminile di Romanengo non è successo niente, ma poteva capitare di tutto, perché va bene includere sul percorso delle “esse” che lo rendano tecnico, ma i dossi e i buchi nell’asfalto in prossimità delle “esse” non hanno senso. Passi per noi in auto ma non per chi è in bici e sta correndo una crono, nel caso varie crono in base alle  categorie.

 

Dall’11 al 15 settembre si è svolta la 18esima edizione del Giro della Toscana Femminile Internazionale, unica corsa in Italia Hors Catégorie, dedicato a Michela Fanini e organizzato dalla società di Brunello Fanini. Giro che molte squadre – per il totale di una sessantina di atlete – si sono rifiutate di terminare, non partendo per la quarta e ultima tappa, a causa della scarsa sicurezza riscontrata nelle precedenti. Chi era in gruppo ci ha raccontato di strade con l’asfalto seriamente danneggiato, ostacoli non segnalati, macchine parcheggiate dove non era il caso e traffico aperto passato il plotone di testa.

 

Di qui la decisione di non arrivare in fondo alla gara. La posizione ufficiale delle atlete italiane rappresentate da Elisa Longo Borghini e supportata dalle straniere raccolte da Marianne Vos si può leggere nel comunicato pubblicato sul sito dell’ACCPI. Brunello Fanini ha replicato con una lettera in cui si dice esterrefatto che le promotrici di questa azione siano state le ATLETE DELLA NAZIONALE ITALIANA scritto così, e in un’intervista è andato oltre dicendo che Longo Borghini, Bronzini, Cantele (ma non solo) lo hanno boicottato.

 

Noi invece pensiamo che le nostre atlete abbiano fatto bene a prendere quella posizione perchè chi è leader deve metterci la faccia. A loro si è aggiunta Marianne Vos, che mica sempre può giocare a fare l’acrobata.

 

Fatichiamo a credere alla storia del boicottaggio anche perchè la Vos era in testa alla generale ma più semplicemente perchè le ragazze erano lì per correre, mica per visitare il Granducato.

 

Noi tifiamo soprattutto per chi ha senso di responsabilità.

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