Milanisti, la festa è finita

Con la cessione del club nerazzurro al manager indonesiano Thohir i tifosi sono smarriti, perdono il lato comico che Moratti immancabilmente suscitava, la possibilità di dire “solo all’Inter può succedere”

Tifosi milanisti la festa è finita, il presidente nerazzurro Massimo Moratti ha venduto la società a Erick Thohir, quarantenne manager indonesiano pescato da Tronchetti Provera nel mazzo degli affari suoi perchè al cuore si comanda eccome.

 

E noi del Milan siamo qua, spaesati anche di più dei cosiddetti cugini perchè Moratti era il nostro faro sull’altra sponda del Naviglio, la certezza che qualsiasi cosa fosse successa di là avrebbe avuto un lato comico da tramandare nel tempo e nei bar col titolo “solo all’Inter può succedere“.

 

E non stiamo certo parlando di partite o di trofei, perchè le finali si possono vincere o perdere, l’importante è giocarle, magari più di una ogni 45 anni; piuttosto ci riferiamo a finezze di recente concezione tipo la maglia rosso Cina e altre piccole grandi cose così.

 

Perchè i giocatori vanno e vengono, ma solo Moratti e la sua banda potevano regalare Cannavaro alla Juve, Roberto Carlos al Real e Pirlo con Seedorf al Milan seguito da Balotelli, che però ha fatto il giro largo da Manchester perchè a tutto c’è un limite. E tralasciamo cosiddette contropartite, fcciamo finta che siano stati dei regali.

 

Ovvio quindi la frustrazione del Presidente Gentiluomo che, durante un derby del 2007 in cui Ronaldo milanista esulta per il gol del vantaggio, a ribaltamento del risultato gli dedica il gesto dell’ombrello e insulti, roba non certo da uomo di rango ma piuttosto da scooterista qualsiasi a cui non è stata data  la precedenza.

 

E anche con gli allenatori non è andata male per noi che ci divertiamo con poco; non tanto perchè ne ha cambiati e quindi stipendiati 19 in 18 anni, di cui quattro in una sola stagione e uno per una sola settimana, Verdelli, quanto per  lo Speciale colpo di Mourinho, che verso le dieci e mezza di una sera di maggio del 2010 alza la Champions nel cielo di Madrid e alle undici meno venti se ne va in macchina con Florentino Perez presidente del Real. Roba che se la fate per esempio a un tipino come De Laurentiis viene a Madrid a prendervi per le orecchie, vi mette sull’aereo della squadra e vi fa scendere di lì con la Coppa in mano per la foto da mettere dietro la scrivania, come hanno fatto Sacchi, Capello, Ancelotti – tre a caso – perchè si fa così.

 

Moratti no, lui ancora lo ringrazia come il marito che deve lavorare il week-end ringrazia la moglie per essersene andata al mare così può concentrarsi per bene; contento lui. E anche qui tralasciamo tra le scelte diciamo creative di cui l’ultima è Stramaccioni, che sta all’Inter come Robin sta alla Bat-mobile.

 

Certo che i cari bisleroni possono ribattere con la storia della tripletta ma nel calcolo delle probabilità, per dirla come Peppino Prisco, oppure in quella del miliardo e mezzo di euro spesi diciamo noi, i sedici trofei vinti di cui quattro coppe italia e quattro supercoppe italiane rimangono sempre pochini.

 

Ma c’è chi si accontenta: nel rigraziamento a Moratti scritto sul Corriere di qualche settimana fa dal tifoso allineato Severgnini, di queste piccole – nostre – gioie non c’è ovviamente traccia ma si concedono un paio di righe a Berlusconi come cattivo esempio per aver mischiato calcio e politica, certo a suo interesse. Ma Severgnini cosa va cosa a tirare in ballo Berlusconi quando parla di Moratti? Che nel confronto da presidente lo ha sotterrato? ma perchè avete questa indole a martellarvi sulle chiamiamole unghie?

 

Ma allora molto meglio la curva nord che al termine dell’ennesima brutta figura dello scorso anno ha tappezzato la gradinata di docici striscioni dodici con altrettante domande quantomeno critiche, con un tono che più da ultras era da nipote che ha perso la pazienza con la vecchia zia e non la regge più. “Li avrei scritti anch’io” ha commentato Moratti. Insomma non sparate che mi arrendo.

 

Quindi fine della festa per noi cacciaviti di periferia, che imbastarditi dalla migrazione del dopoguerra – che tanti tifosi ci ha portato – guardiamo da lontano la Milano-bene dei Moratti, col Massimo che esce dai suoi uffici sotto la Madonnina e avvolto nel suo paltò color cammello si dà in pasto alle telecamere delle tv sportive dopo aver finto, nemmeno tanto bene, di volerle evitare e con la sua smorfia un  po’ sprezzante pronuncia il suo “pocco simpatticco” in cui le doppie danno ragione al “cretinetti” di Franca Valeri ad Alberto Sordi in quel bel film di tanti anni fa.

 

E noi, seduti sui gradini del Fa’ balà l’oeucc, ci facciamo l’ultimo bicchiere in suo onore pensando che, in crisi di astinenza da interviste, Moratti rilascerà lunghi monologhi calcistici alle telecamere a circuito chiuso delle banche.

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