Hockey ghiaccio, Bolzano non è più Italia

Sabato 21 si avvia il campionato tricolore con sole otto squadre e la defezione di una delle società che hanno fatto la storia di questo sport. Bolzano gioca nella Ebel, il campionato austroungarico e non è la sola novità raggelante della stagione 2013/14

Sabato 21 settembre riparte il campionato italiano di hockey su ghiaccio in un clima particolare, raggelato dalle numerose novità della stagione 2013/14. La crisi economica ha imposto la sparizione di numerose società in tutti gli sport ma quelli di nicchia e con minore visibilità hanno subito conseguenze perlomeno drammatiche. È il caso dell’hockey che ha perduto le Aquile Pontebba e l’Alleghe.

E così le squadre in lizza nel campionato maggiore – Asiago campione d’Italia, Valpellice, Milano Rossoblu, Renon, Fassa, Cortina, Vipiteno, Valpusteria – sono ridotte a otto. La conseguenza più significativa è il blocco delle retrocessioni, un fatto che può risultare positivo esclusivamente per stabilizzare e programmare il futuro delle squadre più piccole e meno dotate di risorse economiche.

Incomprensibile è invece una serie A2 con sole 5 squadre. Per la Lega e la Federazione questo corrisponde a un vero disastro sportivo e politico.

Cinque sono infatti le formazioni dell’alto Adige che hanno abbandonato la lega italiana (Val Gardena, Merano, Egna, Caldaro, Appiano) per passare a quella austriaca rendendo il campionato cadetto italiano una vero torneo minimalista. Per non dire residuale.

In questo occasione il caso sportivo diventa un problema politico, in una lega che parla tedesco (quando fa comodo) e tiene il titolo sportivo italiano nonostante l’attività si svolga con regole e organizzazione austriaca.

Il rassegnato tacito consenso della Federazione italiana di hockey fa il resto. Questa operazione ha dell’incredibile, il presidente Bolognini dotrebbe spiegarci i vantaggi per il movimento, a noi del tutto oscuri.

Ancora più agghiacciante la consentita emigrazione del Bolzano (per intenderci è come se il Milan, la Juventus o l’Inter decidessero di giocare nel campionato francese con il consenso di lega e federazione) nella lega transnazionale austriaca, l’Ebel, una specie  di campionato del ghiaccio austroungarico .

Alcuni aspetti di queste scelte non convincono: in primo luogo la lega è sempre stata guidata dai bolzanini che alla prima occasione hanno pugnalato alle spalle il campionato italiano, la seconda è la scelta di giocare in Austria con una formula che non è strutturata come una franchigia (consentendo una presenza minore nel campionato italiano) ma di adesione totale alla Ebel.

Si poteva guardare all’Europa più in grande, con la KHL, consentendo un vero salto di qualità al movimento sportivo, oppure aspettare un momento meno problematico per azzoppare il campionato italiano. Ha prevalso la logica del “prendere o lasciare”, tanto il Bolzano al campionato italiano 2013/14 non avrebbe partecipato.

Che dire di Tom Pokel, notevole allenatore del Bolzano e dell’Italia, come gestirà il doppio incarico non avendo il tempo per visionare gli incontri del campionato tricolore? La federazione può consentire questa doppia qualifica? Si rimedierà con osservatori che hanno un costo a fronte di un bilancio dove i conti già ora non tornano (ammanco di circa 300mila euro)?

Di più, il Bolzano giocherà con maglie sponsorizzate Sud Tirol, vale a dire con i soldi della provincia autonoma. Visto che si gioca all’estero perché non usare la maglia con la scritta Alto Adige? Lo stato italiano – noi tutti insomma, che finanziamo la provincia autonoma di Bolzano – si farà carico anche dell’ordine pubblico durante le partite? In questo ginepraio di tradimenti, mancanza di programmazione, comunicazioni di parte, ne scapiterà soprattutto il campionato italiano che perde il dualismo Milano Rossoblu-Bolzano con notevoli riflessi economici. Tutto questo è passato sotto silenzio, in presenza di uno sport certamente ai margini della popolarità ma che rende non poco alle realtà alpine in termini di socialità e di aggregazione.

La dimostrazione che il livello del campionato italiano non era poi così basso sul piano tecnico viene dalle prime partite delle squadre emigrate che si affermano nel torneo austroungarico.

L’augurio che rivolgiamo all’hockey italiano è che, malgrado si sia appena avviato il quadriennio olimpico, si provveda a un rinnovamento della Federazione hockey, non più rinviabile. Chi di dovere, al Coni, potrebbe cominciare a ragionare di un commissariamento della Federazione.

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