Sudditanze, niente di nuovo

Caro direttore

come dice il poeta, c’è qualcosa di nuovo oggi nel campionato di serie A, anzi d’antico. Di nuovo c’è che in cima alla classifica si trova il Napoli (che stasera potrebbe essere raggiunto soltanto dalla Roma), di antico l’ormai consueto errore arbitrale a favore del Milan.

L’errore arbitrale si è registrato a Torino, nel rocambolesco 2 a 2 di sabato sera e, se il buon giorno si vede dal mattino (sempre per citare il poeta, anche se questo è minore rispetto a Pascoli), penso che Mario Balotelli vincerà facilmente il titolo di capocannoniere. Perché è bravo, forte, ha il senso del gol ma soprattutto perché tira implacabilmente i rigori e da quando è al Milan ne ha già tirati un sacco e un sacco ancora ne tirerà perché al Milan i rigori li danno facilmente.

Intendiamoci, direttore, quello di sabato a Torino era un rigore sacrosanto, il fallo era indiscutibile: uno sgambetto in piena area. Ma il fatto è che l’azione non doveva svolgersi perché l’allenatore del Torino, il buon Ventura, aveva chiesto la sostituzione di un suo giocatore che era a terra da quattro minuti con un piede rotto e l’arbitro non gliel’ha concesso.

Perché no? Perché il pallone era in gioco? No. Il pallone era uscito dal campo e quindi c’erano tutti i requisiti per fare la sostituzione. Ma allora perché l’arbitro non ha dato retta a Ventura che si sbracciava come un ossesso per farsi notare? Perché ha fatto finta di non vedere e non sentire? E come mai, oltre tutto, non s’è neanche accorto che Mexes ha rimesso il pallone in gioco in modo antiregolamentare per cui il pallone doveva passare al Toro?

La risposta è semplice: perché c’è qualcosa di nuovo, anzi d’antico nel campionato di serie A e cioè il principio non scritto che le grandi vadano agevolate e le meno grandi non debbano essere ascoltate neanche se urlano.

È la cosiddetta sudditanza. Sì, sudditanza, caro il mio Giovanni Pascoli, “qualcosa di antico” nel calcio si dice sudditanza.

Oh mamma, direttore, chissà gli insulti che mi prenderò adesso dai tifosi del Milan. Chissà quante me ne diranno e chissà come la prenderà Barbara Berlusconi. Sì, perché adesso si è messa a parlare di calcio anche lei. Non bastavano i Della Valle (fuori di melone anche questa domenica) e i Lotito, ci mancava solo la figlia del boss che l’altro giorno, eccitata dal ritorno all’ovile di Kakà, moderno figliol prodigo, si è messa a disquisire di campionato e Champions, come neanche ai tempi delle sue frequentazioni con Pato.

A questo punto, direttore, ti dico che ci vuole pazienza. Pazienza, calma e sangue freddo. Il campionato è appena incominciato e chjssà che cosa ci riserva. Nell’attesa che anche Juventus e Inter si lascino irretire dalle polemiche (incredibile come è andato liscio il derby d’Italia, “bravi voi”, “no, bravi voi”…) a Barbara B. e ai tifosi milanisti posso soltanto dire, per cercare di addolcirli un po’, che vedere Mario Balotelli che tira un calcio di rigore è come ammirare una piroetta di Roberto Bolle, ascoltare un acuto di Placido Domingo o sentire la tromba di Paolo Fresu. Una goduria. E dunque, che ne tiri pure quanti vuole, giusti o regalati che siano.

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