Fossa dei Leoni, ora non più

Il 15 novembre 2005 si scioglieva il gruppo più entusiasta del tifo rossonero, 38 anni dopo la fondazione, facendo venir meno un pezzo di storia e un simbolo del folclore delle domeniche italiane

Io c’ero, probabilmente come molti di voi, quel fatidico 15 novembre del 2005, in viale Bligny, a Milano, al Circolo Fornaroli, sistemato in un vecchio palazzo dell’Ottocento industriale che si affaccia con tutta la sua sorniona stazza sulle rotaie del 9. C’ero io, c’eravate voi forse, e c’erano tanti altri tifosi che salutavano i trentotto anni di storia della Fossa dei Leoni.

Quella sera quattordici persone sedute in semicerchio, davanti ad una gigantesca riproduzione in bianco e nero della “Libertà che guida il popolo” di Delacroix, decidevano che a fronte di eventi per tutti noi incontrastabili che lo storico gruppo non avrebbe più disteso il suo enorme striscione sul lato destro della curva sud del Meazza.

Tornavamo qualche giorno prima dalla trasferta di Eindhoven come gruppo e ci ritrovavamo l’ultima volta per decidere che non lo saremo stati mai più. Gli eventi che precedettero la decisione dello scioglimento sono molti e diversificati e sarebbe scorretto da parte mia giudicarli in qualsiasi modo.

In quel giorno il tifo organizzato del Milan e quello italiano perdevano un pezzo di storia e un simbolo del folclore di una domenica italiana, di una cultura del tifo che ha cresciuto molti di noi e che fa parte della tradizione nazionale.

Un giorno in Fossa, per tutti quelli che ne hanno passati mille e quelli che non ci sono mai stati, suonava più o meno così.

ll cancello 24, con le inferriate rosso fulgido ruggine, è calcato di gente, odori saturi, flatulenze di alcol, biglietti per altri settori, bandiere del Milan, lattine di birra abbandonate per terra, stendardi di gruppi, spinelli rollati e poi gettati nella calca, personaggi di dubbio gusto, vecchietti col cuscinetto (una buona abitudine degli anni ’90 che ora è perduta). Ho i Nirvana nelle orecchie. Sono compresso, come inscatolato nelle transenne ma ci sto bene. Sono lì anche per quello. “Quando si apre? Dai zio, dimmi quando!” “È mezzogiorno e mezza carogne, aprite!”

Vociferare frenetico, cori, insulti agli avversari, insulti ai celerini. Ogni falso allarme di apertura era un pretesto per rivolgere un coro a qualche addetto alla sicurezza. Gli steward adibiti al cancello girano la chiave che clancheggia e si inserisce perfettamente nella serratura, con calma olimpionica.

Un’orda di bovini assetati di tifo e tafferugli si riversa all’interno di San Siro, urlante e irrispettosa dell’autorità costituita, che pure è lì a controllare. Il Milan affronta la Fiorentina di Gabriel Omar Batistuta, uno che fa sempre la differenza, specialmente contro di noi.

Salgo le scale di corsa per prendere dei posti abbastanza centrali, occupandoli preventivamente con le stesse sciarpe che ho al collo, quelle che sventoli al primo coro. Il sole è alto, a pranzo e fa un caldo tropicale. Svuoti lo zaino sugli spalti: panini, biscotti, patatine, bottiglie di plastica riempite di Cuba Libre.

“Leoni armati stiam marciando siam la Fossa Dei Leon, dei Leon Leon Leon, Siam La Fossa dei Leon!!”.

Prendi i posti calcolando chi viene, quanti saremo, chi arriverà prima, chi più tardi perché lavora o è lontano. Metti al sicuro il tuo trono del tifo. Allora, come fossi a casa tua, inizi a girare per la curva in cerca di qualche acquisto da fare. Una felpa FDL, uno stemma a impressione, qualche foto della trasferta precedente, una fanzina da leggere, una maglietta dei RAMS.

Se è inizio stagione fai la coda per la tessera della Fossa, una carta plastificata con Nome, Cognome, Fede. Sul dorso, un’immagine di una coreografia della stagione precedente. C’è un tipo seduto per terra, sulle rampe di discesa, che ti chiede nome e cognome, poi ti da la tessera e scopri che sei il numero 3.549.

Quando si è sciolta nel 2005 la Fossa dei Leoni aveva circa 5400 tesserati. Che non significa cinquemilaquattrocento persone abbonate al Milan; significa che 5400 persone facevano anche la tessera della Fossa, contribuendo con 2 euro, ricevendo un gadget (spesso un portachiavi col leone o una bandana). Quei soldi si pensava andassero per le coreografie, quelle mastodontiche espressioni di arte del tifo che tiravano in ballo Dante, Cristoforo Colombo, Munch e il suo Urlo; tutti al servizio di uno sfottò per l’Inter, la Juve o la Roma.

Camminando per le retrovie della curva incontro amici, conoscenti, bruttoni che controllano la situazione dall’alto di una statura imponente. Puoi trovare di tutto. Di solito i “tifosi semplici” come me arrivavano allo stadio circa tre ore prima dell’inizio del match per riservare i posti, un bene prezioso per poter cantare in pace, guardare la partita e esultare al gol o disperarsi a uno subito. Quindi ho tutto il tempo di girarmi in lungo e in largo il settore.

Il fischio d’inizio si avvicina e i capi del tifo, gente che sta seduta sui parapetti del secondo anello dando la schiena alla partita per incitare il resto del settore a cantare, accende qualche fumogeno o torcia che fanno folclore. Il fumo, una sorta di ibrido tra naftalina e benzene, è imponente e investe tutti noi che stiamo aspettando l’inizio del match. “Respirate! Respirate che è gratis!” “Su le mani! Tirate su le mani! MIIIIIIILAN!”

Quando i tamburi battono il tempo e le mani di circa 8400 persone si muovono a ritmo, il coro si alza in cielo compatto ed è una goduria. Ti sembra quasi di vedere le onde sonore che investono il resto dello stadio e arrivano ai giocatori, che ne risultano rinvigoriti. Abbraccio il mio amico, che sta di fianco a me, e nelle orecchie gli urlo “Dai che oggi ci divertiamo!”.

Ma è un lampo improvviso e Batistuta gela lo stadio. Siamo sotto uno a zero in meno di dieci minuti di gara. Mentre Bierhoff e Weah ricollocano la palla al centro facciamo partire un MILAN che risuona in tutto lo stadio facendo capire che qui non ha mollato nessuno, ma il primo tempo finisce che siamo sotto uno a zero.

Alla pausa c’è chi va al bar, chi va ai bagni pubblici e tutti, più o meno, hanno il loro cibo da consumare. “Oggi è difficile” “L’Inter cosa fa? È in vantaggio a Bologna” Ci sono i tabelloni dello stadio che comunicano i gol delle altre squadre, ma le radioline sparse per la curva sintonizzate su Tutto il Calcio Minuto per Minuto danno la notizia con molto anticipo e quando l’avversario dei nerazzurri segna c’è un boato di soddisfazione.

Le squadre stanno rientrando in campo.

“In piedi su forza! Che sia ben chiaro – dall’impianto voce arriva un discorso – qui non siamo spettatori di nulla, qui siamo attori, tanto quanto quei signori in campo. Questo non è un teatro, a teatro ci andate con la zia il giovedì sera quando non c’è nessuna partita di calcio. Da qui dobbiamo far sentire l’entusiasmo e trasmettere la nostra passione per questi colori. Quindi in piedi tirate su le mani e date tutto per il nostro Milan.”

Altre torce, altri fumogeni, qualche petardo e insulto ai celerini e ai fiorentini. In campo c’è un’altra squadra rispetto a quella del primo tempo e Oliver Bierhoff fa subito 1 a 1. Io mi ritrovo cinque file più in basso, sdraiato sopra un ragazzo sconosciuto che mi abbraccia e mi urla nell’orecchio “Oliviero! Oliviero!” Io stringo la sua testa fra le mani, poi cerco di disincastrare la gamba da un groviglio di giacche bloccate da un energumeno che ci è caduto sopra e lentamente mi rialzo.

Con fatica individuo, più o meno, i posti di partenza e risalgo le gradinate. Mi reincastro nel mio seggiolino e si riprende a cantare, inebriati. Altri fumogeni, altre torce, altri petardi, stavolta con sciarpata. La curva è una bolgia e il Milan costringe la Fiorentina all’angolo. Altri due gol, altre due ruzzolate, qualche livido sui polpacci e sulle chiappe, la giacca strappata. Il triplice fischio di Collina. I ragazzi vengono sotto la curva “Vi vogliamo così”. Tutti a casa dopo sei ore di stadio.

La Fossa dei Leoni era un luogo di eccessi e fanatismi, come tutte le curve d’Italia. Per molti che l’hanno scampato, si potrebbe dire che ha fatto da servizio servizio militare sostitutivo. Si vedevano risse cruente, si veniva insultati se non si cantava, si stava stretti e spesso si era vittime di prepotenze da parte dei più vecchi o dei veterani. Però era pura passione per i colori rossoneri. Era un luogo fondamentalmente democratico dove l’unica regola era che si fosse milanisti, non c’era politica, non c’era discriminazione a tenere banco. Quando si è sciolta la Fossa si è dissolto un giusto compromesso tra tifo fanatico e curva di tifosi.

Leggi anche:

Sessanta volte Coppa Sabatini
Superbike, ascolti tv in libera uscita
Pallavoliste sul tetto del mondo
PDF Editor    Invia l'articolo in formato PDF   
Commenta: