Il calcio della Cuccagna

Sette gol a Genova, sei gol a Verona, cinque a Torino e Sassuolo, quattro a Milano, Bologna e Udine, tre a Roma e Catania, due a Bergamo. Neanche uno zero a zero. Quarantatrè gol in dieci partite

Che succede, direttore? Che gli ha preso al campionato di serie A? Gioco, spettacolo, gol, stadi pieni. Roba da non credere. Che cos’è, un sogno di fine estate destinato a svanire con le prime nebbie oppure il segnale di una mentalità finalmente diversa, quella che induce a scendere in campo per fare un gol più degli altri e non per subirne uno di meno?

Andiamoci piano con le illusioni, ma vediamo di capirne un po’ di più. La considerazione più banale, e ti chiedo scusa, è quella secondo la quale si segna di più perché ci sono grandissimi cannonieri. Difatti è vero che il più bravo di tutti se ne è andato, quel Cavani capocannoniere lo scorso anno, ma guardate un po’ quanti ne sono arrivati: Carlitos Tevez alla Juventus, Gomez e Rossi alla Fiorentina, Higuain al Napoli, tutta gente abituata a metterla dentro. A questi aggiungete i fenomeni che già c’erano come Balotelli, Palacio, Vucinic, Hamsik, Klose, Gilardino eccetera eccetera e si cominciano a capire tante cose.

Ma oltre a questo c’è, come ho già detto, un problema di mentalità. Sembra di capire – dico “sembra” perché nel calcio mai dire mai, dopo due passi falsi può cambiare tutto – che gli allenatori siano animati da uno spirito diverso, più coraggioso.

Guardate l‘Inter. Sono anni che rimpiange Mourinho, ma l’avete visto il Chelsea di Mourinho contro il Bayern? Un catenaccio inverecondo che neanche paron Rocco. Mazzarri invece vuole un gioco d’attacco, manda avanti gli esterni e non è un caso se Nagatomo ha segnato due gol in due partite.

Così il Milan. Dicono tutti che il vero problema di Allegri è quello della difesa, che prende troppi gol, soprattutto di testa, ma che fa Galliani? Compra un difensore? Macché. Va a riprendersi Kakà, un altro attaccante da affiancare a Balotelli e El Shaarawy. Servirà davvero Kakà? Di solito le minestre riscaldate lasciano un gusto amaro. Ma c’è chi dice che sono anche migliori di quelle fresche. Staremo a vedere.

Certo il campionato è partito alla grande. E alla ripresa dopo la sosta per le partite della Nazionale c’è nientemeno che Inter-Juventus: Palacio contro Tevez, Vucinic contro Nagatomo.

Ho l’impressione che quest’anno, a differenza della stagione scorsa, quando la Juventus era senza avversari, ci sarà da divertirsi. Almeno spero.

P.S. (aggiornamento 14:50)

Il calcio in Italia rischia di implodere da un momento all’altro. Perché lo dico? Perché ho appena letto che a Roma è stato assalito e devastato il pullman del Verona, che i tifosi si sono comportati peggio dei cavernicoli lanciando pietre come i trogloditi e il Verona è stato costretto a restare tutta la notte a Roma. Verona che, bada bene, aveva perso la partita 3-0, per cui non c’era neanche l’alibi della provocazione per una partita persa o rubata o che altro.

Semplicemente teppismo e violenza fini a stesse, probabilmente nel ricordo di antichi rancori.

Ma non è tutto. La Roma ha giocato la partita con la curva dei tifosi squalificata, e quindi vuota, a causa di episodi di intollerabile, becero razzismo. La stessa cosa era successa la domenica precedente alla Lazio. Roba da selvaggi, con tutto il rispetto per questi ultimi. Episodi disarmanti che svuotano di significato tutte le parole di incoraggiamento e fiducia in un calcio migliore che ho speso dell’articolo precedente.

Peccato.

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